Le glorie del 28 ottobre: i Santi Apostoli Simone e Giuda Taddeo
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 73/26 del 28 ottobre 2026, Ss. Simone e Giuda Taddeo
Le glorie del 28 ottobre: i Santi Apostoli Simone e Giuda Taddeo
28 Ottobre. I SANTI APOSTOLI SIMONE E GIUDA (dal Liber Sacramentorum del card. Schuster).
Secondo un’ antica tradizione registrata nello pseudo-Abdia, questi due Apostoli, dopo d’aver insieme evangelizzato per tredici anni l’Armenia e la Persia, avrebbero incontrato il martirio il 1 luglio 47 nella città di Suanir. Alcuni martirologi occidentali celebrano infatti la loro festa in quel giorno.
I santi Simone e Giuda esulano affatto dalle antiche recensioni dei Sacramentari Romani; se ne ritrova però la solennità nelle edizioni meno antiche : ché anzi nel secolo XII la devozione verso questi gloriosí Apostoli doveva essere alquanto diffusa nella Città Eterna, dal momento che, come riferisce Benedetto Canonico , si riteneva che i oro corpi riposassero nella basilica Vaticana sotto due speciali altari, che perciò nelle solermi vigilie notturne ricevevano l’onore della turificazione; duo altaria in mediana ad Crucifixos, ubi ab antiquis patribus audivimus requiescere apostolos Simonem et ludam.
Quando venne riedificata la basilica vaticana, le Reliquie dei due Apostoli il 27 dicembre 1605 furono trasferite sotto un nuovo altare eretto in loro onore, e Paolo V concesse agli intervenuti l’indulgenza plenaria. Quell’altare, sul quale oggi si ammira una tela raffigurante la crocifissione di san Pietro, è importantissimo, perchè corrisponde all’incirca al punto indicato dalla tradizione — inter duas metas — siccome quello dove fu eretta la croce del Principe degli Apostoli.
In Roma, v’era anche un’altra chiesuola intitolata ai santi Simone e Giuda, e stava presso il monte Giordano, vicino al palazzo degli Orsini.
Oltre la gloria ed il merito dell’apostolato, comune a tutti e dodici i primi discepoli del Salvatore sui quali, siccome osserva san Tommaso, Dio riversò le primizie dello Spirito, Giuda, di cui oggi si celebra la festa, vanta ancora una prerogativa affatto particolare. Egli dalle Sacre Carte è detto fratello di Giacomo primo vescovo di Gerusalemme, e cugino, secondo la carne, allo stesso Divin Salvatore. Questi vincoli strettissimi di sangue con Cristo, gli valsero da lui un amore più intenso, quale è dovuto fra congiunti, e quindi dei carismi speciali ; in grazia dei quali, nella primitiva chiesa Gerosolimitana i fratres Domini godevano un credito particolare ; tanto che anche Paolo nella prima Epistola ai Corinti appella alla loro autorità. Per l’onorabilità del Salvatore innanzi agli Ebrei, era del tutto conveniente che la sua immediata parentela fosse superiore ad ogni elogio.
Di san Giuda, che il canone Romano della Messa commemora giornalmente sotto il nome di Taddeo, noi abbiamo una breve lettera Canonica contro la falsa gnosi allora incipiente. Essa, a cui sembra ispirarsi anche il capo II e m della Secunda Petri, rappresenta un modello della predicazione Evangelica del Frater Domini, e la si legge perciò, oltre che nei Divini Uffici, anche nella messa di san Silverio papa il 20 giugno.
Si rileva dalla vita di san Bernardo, che avendo egli nell’anno stesso in cui mori ricevuto da Gerusalemme alcune Reliquie dell’apostolo san Giuda, ordinò che queste venissero deposte sul suo cadavere, perché con questo prezioso tesoro sul petto fosse rinchiuso nel sepolcro. Sappiamo da Gaufrido biografo del Santo, che voto fu esaudito.
Più ignoto di san Giuda è invece l’apostolo Simone, che san Matteo chiama Cananeo, mentre san Luca senz’altro aggiunge qui vocatur Zelotes.
Egli quindi, prima d’esser chiamato da Cristo all’apostolato, era entrato nel partito nazionalista degli zelanti, di quelli cioè che, intolleranti del giogo straniero, sognavano comunque una guerra d’indipendenza. Questa circostanza della precedente carriera di Simone non venne più dimenticata ; cosi che, anche dopo gli rimase attaccato il nomignolo derivatogli dal suo antico partito degli Zelanti.
L’introito come il 30 novembre, è il consueto per gli Apostoli.
Le collette sono quelle che il Gelasiano assegna alla festa collettiva di tutti gli Apostoli, che allora in Francia doveva cadere tra l’ottava dei santi Pietro e Paolo.
Preghiera. « Tu, o Signore, che ci hai fatti venire alla cognizione del tuo Nome per mezzo degli Apostoli tuoi (Simone e Giuda); ci concedi di celebrarne la gloria avanzando sempre più in questa sacra scienza, cosi che la stessa odierna festa importi un tal profitto in questa deifica cognizione ».
Il testo latino, che per maggior chiarezza abbiamo parafrasato, è scultoriamente espressivo : proficiendo celebrare et celebrando proficere.
Nella prima lezione, (Efes. IV, 7-13) san Paolo descrive agli Efesini tutta l’economia della distribuzione della grazia di Cristo sui vari membri che compongono la Chiesa. Più che l’individuo, è la Chiesa quella che rappresenta quaggiù Cristo nella pienezza della sua santità : ognuno di noi, com’è un singolo membro di questo mistico corpo, così consegue una vocazione ed un posto speciale, con una determinata misura di grazia. Quindi, non tutto tutti; ma chi un dono, chi un altro, per completarci tutti a vicenda, e cosi tutti insieme esprimere Gesù.
La stessa lezione si recita per la vigilia dell’Ascensione.
Il responsorio Constitues è come per san Giacomo, il 25 luglio. « Allel. (Salm. 138) Come sono profondi i tuoi pensieri, o Signore, come sono inconcussi i tuoi principi ». — Il Salmista qui non tratta punto degli amici, come farebbe intendere la Volgata, ma degli intimi pensieri della Sapienza Divina.
La lezione evangelica (Giov. xv, 17-25) deriva dal supremo sermone di Gesù nella Cena Pasquale. All’amore dimostrato da Dio al mondo, questi ha corrisposto coll’odio il più ingiustificato ed accanito. Sebbene quest’odio contro lo stesso amore sia un peccato contro lo Spirito Santo, non per questo però l’amore sa desistere dall’amare. Egli quindi ama ed amerà perdutamente, sino a prossimamente immolarsi per chi l’odia. Anzi, farà di più: al supremo odio opporrà il supremo amore, e questo stesso mondo il quale non sa che odiare, avvolgerà in un’atmosfera d’amore, dando comando anche ai discepoli suoi di amare, di amare sempre, come egli ha amato.
Le antifone per l’offerta dei doni e per la Comunione, sono come per san Giacomo.
La seguente colletta nel Gelasiano apparisce siccome una preghiera vigiliare di preparazione alla festa di tutti gli Apostoli. Il Messale l’ha adattata ritoccandola.
Sulle oblate. — « Mentre, o Signore, noi precorriamo (celebriamo) la solennità gloriosa dei tuoi apostoli (Simone e Giuda): tu ci concedi che, purificati dai Sacri Misteri, la festeggiamo ancor più degnamente ».
Dopo la Comunione. — « Ora che abbiamo partecipato ai Sacramenti, umilmente ti preghiamo per intercessione dei tuoi Apostoli (Simone e Giuda) che il Sacrificio offerto in memoria del loro martirio, si converta altresì in nostra medicina ».
E’ da osservare, che in tutte queste collette della veneranda antichità, il popolo si associa intimamente all’azione sacra del Sacerdote. Come questi prima del prefazio presenta a Dio le oblate offerte dai fedeli, cosa anche dopo la Comunione, nell’ orazione di ringraziamento, presuppone che il popolo abbia effettivamente partecipato al Sacrificio festivo ricevendo la Sacra Comunione. Come quindi si esprimeva esattamente il Sacro Concilio di Trento quando, d’accordo con l’antica tradizione liturgica, dichiarava esser voto ardente della Chiesa che i fedeli, ascoltando la Santa Messa, si accostassero altresì a partecipare sacramentalmente ai Sacri Misteri !
Tratto da: Card. A. I. Schuster O.S.B., Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche del Messale Romano, Vol. IX. I Santi nel Mistero della Redenzione (Le Feste dei Santi dalla Dedicazione di san Michele all’Avvento), Torino-Roma, Casa Editrice Marietti, 1932, pagg.61-64.

