Terra Santa – Polemiche per il reclutamento dei cristiani arabi nell’esercito israeliano

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 94/12 del 7 novembre 2012, Sant’Ernesto

Il duro commento del patriarca emerito di Gerusalemme

NAZARET – Parecchie voci si sono levate per condannare i tentativi dell’esercito israeliano di reclutare cristiani palestinesi.
Ultimamente le autorità israeliane hanno avuto una riunione a Nazaret Illit, vicino a Nazaret, con il fine di reclutare dei cristiani nell’esercito israeliano e nelle funzioni pubbliche. La partecipazione di membri del clero cristiano a questa conferenza ha provocato delle vive reazioni, in modo particolare sui social network, perché questa posizione costituisce un’eccezione rispetto alla posizione comune degli arabi in Israele che implica il rifiuto di servire nell’esercito di occupazione.
Il Patriarca emerito Michel Sabbah, intervistato a questo proposito dal giornale Kull el-Arab (Tutti gli Arabi) dà il suo parere:
“Si tratta di un esercito d’occupazione, occupazione imposta ai Palestinesi. Il “fucile” israeliano è puntato contro i Palestinesi. Non è dunque logico che un Palestinese si faccia arruolare in questo esercito. Si tratta di una questione di coscienza e di dignità. Il cristiano palestinese israeliano è un elemento che partecipa alla costruzione della sua società israeliana, ma non può costruirla attraverso il sangue versato di suo fratello palestinese sotto occupazione israeliana”.
Di seguito aggiunge: “mentre l’esercito israeliano cerca di sradicare i Palestinesi o di mantenere l’Occupazione, com’è nel caso attuale, alcuni Palestinesi si trovano nella posizione di intraprendere in coscienza una tale azione. Israele ha innanzi tutto il dovere di mettere fine a questo statuto di occupazione e di risolvere in modo giusto ed equo la questione palestinese il cui destino è completamente nelle sue mani”.
Il Patriarca emerito Michel Sabbah ha aggiunto “Ogni persona umana è responsabile di ogni altra persona umana senza distinzione alcuna di religione, nazionalità o di razza. Un cristiano palestinese in Israele fa parte della società israeliana e deve contribuire al suo benessere come ogni cittadino di qualsiasi paese, ma non lo può fare in un esercito che opprime i suoi fratelli. Inoltre deve prendere coscienza che fa parte di uno Stato che non cessa di promulgare leggi razziste che lo rifiutano esplicitamente. Come dunque gettarsi tra le braccia di entità che vi rifiutano?”
Mons. Michel Sabbah dice ancora “i cristiani palestinesi che si arruolano nell’esercito israeliano sono liberi di farlo sul piano individuale. Forse non vedono in questo nessuna questione di coscienza o di dignità. Vi vedono piuttosto l’occasione di ottenere certi privilegi accordati a coloro che servono nell’esercito (priorità nell’accedere all’Università, o nelle opportunità di lavoro, ecc…). Ma ciò non gli darà l’uguaglianza a cui ha diritto e che non otterrà poiché resterà sempre “arabo” agli occhi dello Stato ebraico. Il valore di un individuo risiede nella sua umanità e nella sua dignità. La dignità in questa questione significa rispondere alla seguente domanda: ‘Può un fratello puntare la propria arma contro suo fratello?’”
Lpj.org

La contrarietà del sindaco cristiano di Nazareth
“I piani israeliani per reclutare i giovani cristiani palestinesi sono dei tentativi sospetti, atti a provocare dei conflitti interreligiosi”, afferma Ramez Jaraisy, sindaco di Nazareth e presidente del Comitato Nazionale dei capi dei consigli locali arabi nei territori del ’48. In una dichiarazione rilasciata a Quds Press, Jaraisy ha ribadito che “il piano israeliano per reclutare i cristiani palestinesi, sia nel servizio militare che in quello civile, fallirà come sono falliti i simili tentativi fatti alla fine degli anni Cinquanta e Ottanta del secolo scorso”. Il sindaco di Nazareth ha anche sottolineato come le autorità israeliane si rifiutino di considerare i palestinesi del ’48 come un “popolo unito”, e insistono invece nel vederli come “un gruppo di singole minoranze”, mentre Israele si autodefinisce come ”Stato ebraico”. Egli ha aggiunto che “per sventare definitivamente questo piano, dobbiamo agire come un popolo unito e non come singole comunità”.
Infopal.it