La passione infuocata per Giordano Bruno

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaunnamed
Comunicato n. 17/20 del 19 febbraio 2020, San Gabino  

La passione infuocata per Giordano Bruno

Breve rassegna stampa sulle commemorazione dell’apostata Giordano Bruno in occasione del 420° anniversario della morte.

Sulla figura di Giordano Bruno consigliamo la lettura del libro di mons. Pietro Balan, Il vero volto di Giordano Bruno (in appendice le due allocuzioni di Leone XIII “Amplissimum collegium” del 24/5/1889 e “Quod nuper” del 30/6/1889), Centro Librario Sodaliitum, 2009
https://www.sodalitiumshop.it/epages/106854.sf/it_IT/?ObjectPath=%2FShops%2F106854%2FProducts%2F026


17 febbraio. Il Grande Oriente nel segno di Bruno e del Libero Pensiero
Il 17 febbraio del 1600 fa moriva arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma il filosofo nolano e frate domenicano Giordano Bruno, condannato al rogo perché eretico, pertinace, impenitente et ostinato…” Una data fortemente simbolica per chi è impegnato incessantemente a combattere le tenebre dell’oscurantismo e dell’integralismo. Una data che la Massoneria  celebra ogni anno  e che coincide con un altro anniversario importante: l’emanazione nel 1848 delle Regie Patenti di Carlo Alberto che restituirono ai Valdesi i diritti civili.
E se i falò illuminano le valli dei protestanti piemontesi, a Roma si rende omaggio alla statua dedicata a Bruno, massima icona del libero pensiero, del coraggio, della forza delle idee. Una statua che fu realizzata dallo scultore e artista Ettore Ferrari, che nel 1904 diventerà Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, eche venne inaugurata tra incandescenti polemiche il 9 giugno del 1889.
Il merito di aver riscoperto Bruno, inserendolo tra i miti fondanti ai quali doveva idealmente fare riferimento il nuovo stato unitario, appena nato, va senz’altro a  Francesco De Sanctis (Morra Irpina, 28 marzo 1817 – Napoli, 29 dicembre 1883)  che da ministro della Pubblica Istruzione del governo presieduto da Cavour nel 1861 e poi da Cairoli nel 1878, ne aveva fatto ripubblicare l’opera omnia.
Il pensiero di Bruno veniva percepito come laico e moderno e affascinava i giovani e fu proprio nelle università, che cominciò a farsi strada l’idea di un monumento da dedicargli. Un progetto, poi sostenuto da un ampio fronte internazionale massonico che scelse appunto Ferrari per portarlo a compimento.
Nel giorno dell’inaugurazione un lungo corteo, che i giornali cattolici descrissero come un’ “orgia satanica” sfilò dalla stazione Termini fino a Campo de’ Fiori. (…)
https://www.grandeoriente.it/17-febbraio-il-grande-oriente-nel-segno-di-bruno-e-del-libero-pensiero/

420 anni dal rogo di Giordano Bruno, obstinatissimo eretico
Roma (NEV), 17 febbraio 2020 – A Campo dei Fiori all’ alba del 17 febbraio del 1600 veniva arso vivo il filosofo Giordano Bruno.
Lo ha ricordato tra gli altri anche la moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta: proprio oggi, 17 febbraio, giorno in cui con Lettere Patenti Carlo Alberto poneva fine nel 1848 a secoli di discriminazione riconoscendo ai suoi sudditi valdesi i diritti civili e politici. Per questo, il rinnovato appello dei protestanti a fare di questa data la giornata della libertà di pensiero e religione.
La richiesta è stata rilanciata anche nel corso dell’ultimo Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, lo scorso agosto. Tale richiesta, spiegarono dal Sinodo, corrisponderebbe alla necessità di dare «piena e concreta attuazione al dettato costituzionale che prevede e garantisce la libertà religiosa quale diritto fondamentale». (…)
https://www.nev.it/nev/2020/02/17/420-anni-dal-rogo-di-giordano-bruno-obstinatissimo-eretico/

Quando James Joyce incontrò Giordano Bruno
Roma, domenica 17 febbraio 1907. Joyce esce di casa in via Monte Brianzo n. 51, a un centinaio di metri dall’attuale teatro Tor di Nona. Si reca a Campo de’ Fiori per assistere alla manifestazione in memoria del rogo di Giordano Bruno, il Nolano, lì arso vivo 307 anni prima. L’evento è ricordato per i suoi forti accenti anticlericali, e celebrazioni importanti si tennero anche in altre città del Regno d’Italia. Perugia, ad esempio, dove proprio quel giorno fu posta una targa di fronte alla Chiesa di San Domenico – Bruno era stato frate domenicano – che tuttora recita: «Giordano Bruno/ che nell’esame dell’assoluto/ avversò la dommatica filosofica/ precorrendo vittorioso i tempi/ trovi in questa piazza/ ove/ imperarono i suoi carnefici/ glorificazione e ricordanza/ I Partiti popolari posero/ 17 febbraio 1907».
In quello stesso giorno, ma del 1600, all’alba, a due passi dalla futura casa di Joyce, il filosofo di Nola era uscito dalle Carceri di Tor di Nona – la “presone del lo papa”, come venivano chiamate – per esser portato su un carro, con la lingua in una morsa di legno per non farlo parlare, fino al rogo fatale, allestito in un luogo non distante da Campo de’ Fiori. Il motivo per cui il giovane irlandese, appena venticinquenne, si sia ritrovato ad abitare così vicino all’ultima dimora del suo primo mentore, è una casualità; forse. Vero è, che meno di quattro anni prima, aveva pubblicato sul Daily Express – il 30 ottobre del 1903 – una recensione di un bel libro di Lewis McIntyre su Bruno in cui, alla fine della sezione biografica, nel capitolo relativo alle ultime ore del Nolano, leggiamo: «[he] went to the prison of the Tower of Nona».
https://left.it/2020/02/16/quando-joyce-incontro-giordano-bruno/