Siamo Papisti! Un vecchio scritto molto attuale
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 6/26 del 20 gennaio 2026, San Sebastiano
Siamo Papisti! Un vecchio scritto molto attuale.
Qualche giorno fa ho trovato un breve, vecchio scritto, del 1864, che mi piacerebbe proporre ai lettori del Centro Studi Federici e che trascrivo qui di seguito.
Ha per oggetto una rivoluzione e delle fotografie e ne è autore presumibilmente Giuseppe Sacchetti (1845-1906).
La rivoluzione è quella che nell’800 voleva togliere al Papa il suo potere temporale, cioè la sua indipendenza, e ai cattolici l’amore per il papa e per la propria fede con la diffusione del liberalismo nella società (una rivoluzione dal peso enorme, che però appare piccola rispetto alla “rivoluzione del Vaticano II”, che ne è la continuazione). Le fotografie sono quelle scattate dalla penna dell’autore del testo, e che provvedono a dargli il titolo: ‘I nostri avversari. Fotografie morali‘.
Anche se la rivoluzione precede di circa un secolo l’ “attuale” rivoluzione in opera dal 1965, è sempre della vita della Chiesa, è della nostra fede, che si parla.
Sacchetti fu un eccezionale giornalista della scuola intransigente, dal raro talento nello scrivere, dalla travolgente ironia, dalla fede sincera e straordinaria (fu addirittura volontario nell’esercito pontificio e dal Veneto si portò a Roma per difenderla nel 1870). Non mi dilungo su di lui, non essendo questo né il luogo, né il punto (il testo potrebbe averlo scritto uno qualunque dei suoi validi collaboratori o qualunque schietto fedele dell’epoca).
Siamo Papisti! Questo il titolo del libretto da cui sono estratte le Fotografie.
Papisti era il nomignolo di fattura luterana che radicali, massoni e liberali dell’epoca amavano affibbiare in chiave derisoria ai cattolici. Gli intransigenti contraccambiavano facendosene la medaglia di cui andare maggiormente fieri: l’amore per il Papato è il segno distintivo della vera fede. Oggi papisti (o papolatri) è il nomignolo con cui degli strani tradizionalisti, che del Papato hanno una pessima idea e vivono nel totale disprezzo di ciò che fanno coloro che reputano essere veri papi, amano chiamare altri tradizionalisti per il torto di tenere ferma e viva la fede nel Papato.
Perché propongo questo testo? Perché mi pare efficace ad aiutare specialmente i giovani fedeli a cominciare a capire tante cose circa la situazione attuale della Chiesa e l’orientamento da avere sul da farsi.
Alcuni giovani già intuiscono due cose molto importanti di questa situazione:
– la rivoluzione colpisce la Chiesa non in superficie ma nelle fondamenta, e a tal riguardo occorre ad essi talvolta evidenziare che il Beato Pietro è, sempre unito a Cristo anche nei suoi successori, la pietra su cui la Chiesa è fondata;
– i doveri dettati dalle esigenze della nostra fede non cessano a causa della situazione eccezionale in cui ci troviamo e il Padre Eterno non vuole vederci passivi in attesa che la crisi passi, il che -occorre talvolta sottolineare- comporta che non possiamo rifiutarci di adottare sulla crisi ogni conclusione necessaria a non compromettere la nostra fede, magari con la scusa della “confusione generale”, del fatto che “non si è teologi”, della difficoltà della condizione in cui ci troveremmo adottando la conclusione necessaria oppure con la scusa che “tanto” la soluzione della crisi è nelle mani di Dio, e così via.
Come potranno aiutare i giovani fedeli, forse, queste Fotografie?
Ad esempio, confortandoli o avviandoli a capire che nella fede cattolica il papa, il Papato, è tutto. Certo, ai tempi di Sacchetti c’era un vero papa e oggi (dal Vaticano II) no. Ma la fede cattolica sul Papato è sempre la stessa. Ed è impossibile amare, oggettivamente, la Tradizione negando il senso cattolico della cosa più tradizionale della nostra fede, che è il Papato, o vivendo abitualmente in modo “indifferente” o “protestante” (o dissenziente se preferite) rispetto a chi si reputa essere il Vicario di Cristo, o credere che dei veri papi siano causa della devastazione che abbiamo sotto gli occhi, che è ciò che insegna tra gli altri la Fraternità San Pio X.
Altro esempio: potranno aiutarli a diffidare di coloro che, parlando sempre di ‘Tradizione’ e sotto il pretesto di una malintesa esigenza di “fare squadra” tra antimodernisti per apparire più numerosi e più forti (esigenza che anziché unità non può che generare fatui assembramenti di ‘antimodernisti da boutique’), negano la dovuta dignità alla questione più degna, più importante, più cogente e concreta di oggi, che è la questione dell’autorità nella Chiesa. In un certo senso di essi potrebbe davvero dirsi che “con la Tradizione in bocca, impediscono la difesa della Tradizione”.
Buona lettura.
Antonio Polazzo
I nostri avversari. Fotografie morali.
Il vallo è aperto, i giudici sono al loro posto, gli spettatori aspettano impazienti, gli araldi suonano il corno, signum datum est, la lizza sta per incominciare, i Papisti sono schierati in campo, e voi già, lettori benevoli, di quanto peso e di qual tempra essi si sieno ve lo sapete, avendo letta fin qua codesta strenna; manca che ora voi conosciate anche i loro avversari, perché possiate essere giudici spassionati della lotta, conoscendo le due parti che si combattono. Leggete codesto schizzo fatto cogli scarsi colori della mia povera tavolozza, oppure colla mia macchina istantanea fotografica. Vedete voi quel prete ricercato nelle parole, negli atti, nei vestiti, che cinguetta di romanzi, sparla del proprio vescovo, che visitò spessissimo forzatamente il convento dei cappuccini, e stenta a dire il breviario e lo smozzica seppur lo recita, dice l’ultima messa in un quarto d’ora, legge e scrive giornali proibiti, fa il galante colle signore, scrive il sonetto, l’oda, la canzone sull’Italia, aspira alla libertà di coscienza, si sbraca contro il temporale e contro il celibato ecclesiastico? lo vedete? bene, quegli è un nostro avversario. E quest’altro giovanotto qua, pieno zeppo la testa vulcanica delle massime dei santi Padri della rivoluzione, che parla sempre a sproposito con una cert’aria da me ne impipo di tutto e di tutti, maledice a Dio, al Papa, ai Gesuiti, ai Preti, e benedice alle facili sartorelle, alle ballerine, eccetera, e quando ci incontra per istrada, quasi vedesse l’orco, arruffa il fiocchetto del mento, e i quattro peli che vorrebbero essere mustacchi, scagliandoci fra dente e labbro un accidente ai cattolici! Lo vedete? esso fu nostro compagno di collegio, fu ai Gesuiti con noi; ma appena uscito di collegio fu guasto dagli amici, gli si sfumarono i pregiudizi di capo; e dove prima s’accostava ai sacramenti con noi ogni otto dì, ora li bestemmia, e ove prima era tenerissimo della chiesa e del pontificato, ora li maledice. Eccovi un altro nostro avversario.
Questi uomini di mondo, spregiudicati in tutto, che conoscono i tempi, navigano secondo il vento, sanno di lettere e di cifre, pieni di boria e superbia di parere quello che non sono in realtà, che ci sprezzano e ci lamentano vittime dei raggiri gesuitici, anime vendute ad un partito, ad una camorra, che ci proclamano la quinta essenza della sciocchezza, della caparbietà, del brutalismo morale, perché siamo incaponiti a dirci cattolici; è inutile dirlo che questi tali ci sono avversari. Pur pure vedete di questi nostri nemici a noi poco cale perché in fin dei conti ci sono nemici palesi ed aperti; sapete, cari lettori, qual sorta di nemici a noi fa proprio saltare la mosca al naso? ve lo dirò. Sono coloro, che si dicono banderuole, coloro che danno ragione a Cristo e al diavolo secondoché parlano con Tizio e con Caio, sono que’ esseri ibridi, atei cogli atei, preti coi preti.
Ma oltre a questi ne abbiamo degli altri nemici e sono quelli che ci fanno più male di tutti, poiché buoni nei principii e convinzioni rette e cattoliche, lamentano il male, dicono le piaghe ma poi paventano del rimedio necessario e ci predicano prudenza, moderazione, carità; quasiché noi dovessimo accarezzare e blandire la menzogna ed i menzogneri e piangere quattro lagrimucce da femminella sul male e sulla età presente, senza sorgere a smascherarli e a sfolgorarli colla verità che è nostra. Questi tutti si oppongono, per non irritare, alla stampa cattolica, impediscono che si fondino giornali cattolici, gabinetti di lettura cattolici, perché temono una bomba ed un articolo sanguinoso. Vorrebbero e non vorrebbero, anime di pasta frolla, buone ad essere pigliate a calci, poiché col vangelo in bocca, impediscono la difesa del vangelo.
Ma noi avremo bensì mille altre sorta di nemici, né per questo, giacché Dio ci ha posta la penna in mano, mai la deporremo, ma sempre l’adopereremo a scoprire e denudare il falso, e a dire e proclamare il vero; né le bombe, i petardi, le bastonate, i prudenti consigli ci tureranno la bocca giammai.
Il testo (pp. 88-91) è estratto da Siamo Papisti! Strenna per l’anno 1865, pubblicata a cura della Direzione delle Letture Cattoliche di Padova, Anno primo, Padova, Tipografia del Seminario, 1864, pp. 104.

