2013 Comunicati  11 / 09 / 2013

Recensione: San Simonino di Trento

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 73/13 dell’11 settembre 2013, San Giacinto

La vera storia del Beato Simonino da Trento Innocente e Martire e del suo culto
di don Ugolino Giugni

img126

Molto è stato scritto, in passato, sul beato Simonino da Trento e ancora oggi, malgrado la “soppressione” del suo culto egli è al centro dell’interesse degli studiosi. Nel 2007 fece molto scalpore il libro “Pa¬sque di Sangue” di Ariel Toaff, figlio del gran rabbino di Roma Elio, nel quale l’autore affrontava scientificamente e storicamente la questione della “cultura del sangue” nelle tradizioni e credenze popolari ebraiche nel medioevo. Questa “accusa del sangue”, secondo Toaff, emerge proprio dai verbali dei processi per l’accusa di “omicidio rituale” (di cui proprio quello di Trento del 1475 riguardante il beato Simonino è uno dei più famosi), contro gli ebrei ashkenaziti trentini.

È molto interessante quanto scrive Toaff per spiegare il suo metodo di ricerca, pochè egli non può essere certamente accusato di essere di parte e antisemita: «voglio precisare che nella mia ricerca ho inteso principalmente indagare sul ruolo occupato dalla cosiddetta “cultura del sangue” nel mondo ebraico di lingua tedesca, come nella società circostante. Un ruolo polivalente, terapeutico, magico, scaramantico, alchemico, che prescindeva dal severo, divieto biblico e rabbinico relativo al consumo del sangue. In sostanza, mi sono proposto di verificare come, anche su questo punto, la prassi, modellata dalle influenze esterne, avesse modificato la norma e quali ne fossero state le conseguenze, impreviste o prevedibili, nell’ambito del¬l’aperto e aspro confronto con le comunità dei cristiani.

In altre parole, intendevo ricostruire restituendo loro vita e spessore, le credenze popolari dell’ebraismo ashkenazita medioevale, un mondo sotterraneo, imbevuto di superstizione e di magia e animato da viscerali sentimenti anti-cristiani. Un mondo che, più o meno intenzionalmente, è stato coperto dall’oblio, almeno fino ai tempi recenti. Il processo di Trento per l’infanticidio di Simonino (1475) e la sua ampia documentazione mi hanno fornito la possibilità di esaminare in dettaglio le confessioni degli imputati. Mi sono chiesto quindi se in esse, pur tenendo conto che erano state estorte con la tortura [metodo comune a tutti i processi, anche quelli civili… a quell’epoca, n.d.r.] si potessero riscontrare elementi riconducibili alla mentalità, alle tradizioni e ai riti particolari di quegli ebrei per quanto concerneva sia la vita quotidiana sia la celebrazione delle festività, e in particolare la Pasqua. Sulla base di significativi riscontri e verifiche incrociate con le fonti ebraiche sono giunto alla conclusione che vi siano solidi elementi per ipotizzare che un uso magico e simbolico del sangue, essiccato e ridotto in polvere, fosse divenuto con il tempo, a dispetto dell’opposizione dei rabbini, parte integrante di riti e liturgie particolari nell’ambito della celebrazione della Pasqua ebraica.

L’immagine emersa da una documentazione ebraica rilevante, di recente pubblicata da Israel Yuval, trova conferma nel quadro che sull’argomento ci viene disegnato dagli imputati di Trento, indicando chiaramente che esso caratterizzava in particolare gruppi estremisti ashkenaziti. Questi, che facevano parte di un ebraismo tedesco reduce dai traumi delle crociate, dai massacri e dai battesimi forzati, esprimevano nel corso della cena pasquale la loro risoluta avversione al cristianesimo nel cosiddetto “rituale delle maledizioni”. Secondo la mia ipotesi, che ritengo suffragata da indizi significativi, questi anatemi sacralizzati acquistavano una terribile valenza magica quando simbolicamente qualche granello di sangue cristiano in polvere veniva sciolto nel vino, trasformandolo nel sangue di Edom, il cristianesimo, l’irriducibile persecutore cui le maledizioni erano indirizzate» (1).

Toaff fa notare come il bambino ucciso sia identificato, in maniera commovente per un cristiano, con lo stesso Nostro Signore Gesù Cristo: «“Tu sei crocefisso e trafitto come Gesù l’appeso, in ignominia e vergogna come Gesù”. Per i partecipanti al rito sembra che l’infante cristiano avesse perduto la sua identità (se mai l’aveva posseduta ai loro occhi) e si fosse trasformato in Gesù “crocifisso e appeso”» (2). Quanto affermato qui da Toaff sembra smentire quella “evidente mancanza assoluta di prove” che Gemma Volli invocava nel 1963, all’alba dei tempi nuovi del Concilio Vaticano II, nell’opuscoletto di sedici pagine (3) che ella scrisse per chiedere la revisione dei processi trentini e la soppressione del culto di Simonino.

La storia è nota, la revisione invocata arrivò con il Concilio, e grazie ad un insignificante articolo di W. P. Eckert op. (4), nel 1965 il vescovo di Trento Gottardi fu solerte a sopprimere il culto di Simonino e occultarne le reliquie per cancellarne per sempre, se ciò fosse stato possibile, la memoria.
Questo nuovo libro vuole far conoscere la vera storia di Simonino come l’ha insegnata e creduta Santa Madre Chiesa prima dei “tempi nuovi del Vaticano II”, e vuole ricordare ai cattolici quello che ci sembra essere un punto fondamentale della questione, e che si è sempre cercato di far passare in secondo piano; il fatto cioè che nel caso del culto di San Simonino è in gioco l’autorità stessa e la credibilità della Chiesa. Essa infatti è infallibile nella canonizzazione dei suoi santi, per cui non è possibile che approvi un culto che si rivelerebbe in seguito falso e necessiti di essere soppresso.

Certo la beatificazione, in quanto atto non definitivo e limitato ad un culto locale che non obbliga tutta la Chiesa, non è ancora infallibile; ma è opinione comune dei teologi che sia quanto meno temerario sostenere che vi possa essere errore in un tale giudizio. Inoltre nel nostro caso bisogna considerare il fatto che nel 1584 il nome di Simonino fu inserito nel martirologio romano da Papa Gregorio XIII, col titolo di Santo e che nel 1588 Papa Sisto V concesse per la diocesi di Trento Messa e Officio proprio del Beato Simonino. In seguito con la Bolla Beatus Andreas del 22 febbraio 1755 Papa Benedetto XIV, riconobbe nuovamente il culto prestato a san Simonino affermando che “fu crudelmente messo a morte in odio alla fede”, culto confermato da innumerevoli miracoli.

La bolla di Papa Lambertini (Benedetto XIV) ha un valore particolare, in quanto essa esamina a fondo i casi strettamente collegati del martirio di Andrea da Rinn e Simone di Trento, ed è a tutti nota la somma autorità del Lambertini in materia di canonizzazione di Santi. È da notare che il popolo di Trento ha sempre venerato con un culto pubblico e solenne il suo piccolo patrono fino al 1965. Se ci si pone in questa prospettiva cattolica, non c’è posto, nella questione del culto a Simonino, per il cosiddetto “antisemitismo” col quale, in maniera strumentale, si pretende accusare i cattolici che venerano San Simonino.

Il libro è diviso in due parti affinché il lettore possa farsi un’idea precisa della storia e dello stato del culto di Simonino prima e dopo il Concilio. La prima parte è la ristampa anastatica di un libro degli anni trenta del secolo scorso che racconta abbastanza dettagliatamente la storia del bimbo trentino, il suo martirio e i processi che ne seguirono. L’autore (Cives in latino cioè cittadino) si basa soprattutto sull’opera del Divina (5) parroco di S. Pietro all’inizio del secolo, chiesa in cui venivano custodite le reliquie del beato fino alla soppressione del culto.

Nella seconda parte (appendice) curata dal “Comitato san Simonino” sono raccolti una serie di documenti importanti a testimonianza del culto che la Chiesa ha reso per secoli al piccolo beato. Sono presenti i testi della liturgia tratti dal Messale, dal Breviario e del Martirologio, i documenti del Magistero, e anche il decreto di soppressione del culto del vescovo Gottardi. Molto interessanti sono le immagini, a testimonianza del culto, che si trovano in molte chiese del Trentino e della val Camonica (BS) nonché alcune foto delle processioni nella città di Trento.

Civis, La vera storia del Beato Simonino da Trento Innocente e Martire e del suo culto, Comitato San Simonino, Trento 2013, 100 pag. euro 12,00.
Per richieste: centrolibrario@sodalitium.it
tel: 0161.83.93.35

Note
1) Ariel Toaff, Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali, Il Mulino Bologna 2007, Postfazione, pagg. 364-365.
2) Ariel Toaff, Pasque di sangue…, op.cit., p. 196)
3) Gemma Volli, I “processi tridentini” e il culto del Beato Simone da Trento, La nuova Italia, Firenze 1963. Significativo dei tempi nuovi, è quanto scritto in nota a chiusura del libro: «questo scritto viene pubblicato dopo che il cardinale Bea, il 19 novembre, ha tenuto al Concilio un discorso che rovescia l’atteggiamento ancora tradizionale della Chiesa nei confronti degli ebrei e che, insieme con il discorso sulla libertà di religione, fa compiere ci sembra un passo decisivo per l’insegnamento della Chiesa nell’epoca moderna. Tale atteggiamento della Chiesa dovrebbe peraltro trovare immediata ripercussione anche in casi palesi di culti e glorificazioni che nulla hanno a che fare con la verità e con lo spirito dei tempi nuovi come è appunto il caso trattato da questo articolo, caso che dimostra quanto necessaria sia la nuova posizione della Chiesa e quanto pervicaci i modi medievali di intendere il cristianesimo (n.d.r.)» (pag. 16).
4) W. P. Eckert op. Il beato Simonino negli “atti” del processo di Trento contro gli ebrei, Temi tipografia editrice, Trento 1965.
5) Mons. Giuseppe Divina, Il Beato Simone da Trento, Tip. Artigianelli D. F. D. M. – Trento, 1902.

 

Sodalitium