2013 Comunicati  27 / 11 / 2013

Le sètte del satanismo

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 98/13 del 27 novembre 2013, Medaglia Miracolosa

Le sètte del satanismo
di mons. Umberto Benigni

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Nella storia delle aberrazioni umane a forma religiosa v’è, meno rara che non si creda, quella della suggestione, dello ammaliamento simile a quello famoso del serpe che attira l’uccello. Non per nulla Satana è il Serpente!
Nella evoluzione millenaria del satanismo è posteriore il luciferianismo o satanismo intel-lettualistico, del “non serviam”, anima di certe sètte moderne. Più antico, più tenace, più continuato di spora in spora, è il satanismo, che diremo impressivo, nato da una suggestione di ribellione o di disperazione morale e sociale, senza un predominio di razionalismo filosofante.

Donde e come nascessero le organizzazioni a tipo popolare del satanismo nell’Occidente medievale, non è facile ritrovare. Senza dubbio, il Medioevo era tutto pervaso dal sentimento della presenza, in lotta, di Cristo e dell’Anticristo in questo mondo, donde il citato “Christus nobiscum; state”. Tanto ciò è vero che ne abbiamo una prova analoga nel figurato linguaggio popolare: donde le frasi correnti del “povero diavolo” e del “buon diavolo” applicato ad un buonuomo, oltre “il diavolo non è nero quanto si dipinge”, ecc.
Quindi in un ambiente tanto saturato dall’idea del diavolo presente ed operante, era non difficile una deviazione, per quanto mostruosa.

Se la spinta demagogica deviò il sentimento religioso e cristiano verso il “Cristo rosso”, tale spinta più violenta e più malvagia doveva immettere gruppi di allucinati e disperati verso il culto del Demonio, il condannato, il disperato, l’oppresso….

Ed ecco certi gruppi di lollardi di Boemia organizzati nel culto segreto del “Maltrattato”, dell'”Ingiustamente oppresso”. Per loro Satana rappresentava l’eversione dell’ordine esistente dei preti, dei signori e dei ricchi per l’instaurazione di un ordine sociale egualitario, di pura demagogia.

Ed ecco la vera efficienza eversiva di quello che per se stesso è un fenomeno di patologia religiosa ossessionante individui o gruppi ristretti: esso era una fetida fogna che immetteva nella inondazione eversiva dell’ordine sociale.
Il fatto che spiccasse in Boemia un gruppo satanico, fa pensare a quel paese d’incrocio tra Oriente ed Occidente, che vede la punta nord-ovest dell’apostolato di Cirillo e Metodio, come poi la fila dei mercanti armeni e bulgari arrecanti il neomanicheismo del Dio Buono e del Dio cattivo, i quali poi continuavano dal Danubio al Reno, dal Reno al Rodano seminando le organizzazioni eversive contro l’ordine religioso e civile.

D’altronde il satanismo popolaresco faceva centro a tutta una tregenda di stregoni e di streghe, ereditati dalla più remota antichità barbarica.
Non entreremo nella selva selvaggia del dilagare, spesso isterico e lunatico, dello stregonismo con relativa vendita dell’anima al diavolo. I giudizi contro le streghe davanti da giudici i quali non scendevano dalla luna, sebbene erano uomini del loro ambiente e momento storico. Tanto ciò è vero che non solo l'”oscuro” medioevo ma la “illuminata” rinascenza umanista e la sua sorellastra la riforma protestante gareggiarono di zelo per abbruciare le streghe.

In conclusione il satanismo popolaresco, propriamente organizzato in sètte segrete demagogiche, pullulava di tentacoli della magia nera che se non era una organizzazione completa, era per lo meno una scuola che organizzava riti e formole e frenesie che si tramandavano fedelmente tra gli adepti. E sotto le diverse forme del satanismo il demonio rappresentava la ribellione radicale contro tutto l’ordine sociale, e non solo quello passeggero d’allora, ma le sue basi permanenti.

Ed il satanismo delle classi superiori?
Superiori, con netta distinzione. Tali erano, nel senso intellettuale, i cenacoli istruiti dall’esoterismo studioso: e tali erano, nel semplice senso di gerarchia sociale, i signori che non avevano cultura riguardante la materia.
Più tardi, nella pienezza e nel tramonto della rinascenza, vi poterono essere uomini di alto rango e di studi esoterici: tale fu il cosiddetto Barbebleue, cioè il maresciallo de Rais, vero satanista. Egli si divertiva a minacciar di morte un povero tapino se non bestemmiava, e quando il terrorizzato aveva bestemmiato, subito lo uccideva per assicurarsi di aver mandato un’anima al diavolo. Ma non meno satanista egli era, quando uccideva fanciulli e fanciulle con tale raffinata ipocrisia e crudeltà, che in mezzo all’orripilante sua confessione, il giudice domenicano inorridito si alzò di scatto e andò a coprire l’immagine del Crocifisso perché non fosse offesa l’immagine divina dall’aspetto di quel demonio.

Ed egli studiava freneticamente i libri magici ed alchimistici.
Invece altri signori per nulla cultori di “scienze” esoteriche, cadevano, non meno dei popolani nel satanismo.
Celebre è il caso della setta satanica del Bafometo (il demonio sotto il simbolo noto del Caprone) installata in seno all’Ordine dei Templari. Ne parleremo meglio a suo tempo: qui basterà riassumere il caso indubitabile malgrado le bollenti polemiche dei contraddittori.

La cosa ha una chiara fisionomia. La vita dei signori crociati nei feudi conquistati ad una dinastia o ad un Ordine assolutamente guerriero, diventava una vita d’ambiente: la lussuria e la crudeltà del barbaro Oriente. Intanto per gerire i beni immobiliari e mobiliari con una popolazione così diversa e che non comprendeva la vita, nonché la lingua, dei nuovi padroni, come questi non capivano quella, s’imponeva l’intermediario, gastaldo e sensale, che capisse i due popoli oltreché le due lingue. Fu uno dei colpi più fortunati d’Israele. Come eruditi ebrei avevano servito ai pensatori arabi le traduzioni ed i sunti della filosofia e mistica greca, pagana e cristiana, – così il traffichino israelita fece da passerella tra il franco e il germanico signore e la popolazione arabo-siriana. Carlo V diceva che un uomo vale tanti uomini quante lingue sa; perciò gli ebrei valevano per quattro.

Così il mercante millenario d’affari e di donne colla sua molteplice gestione di cui buona parte era inconfessabile, tenne sempre più in mano la vita vissuta dai signori crociati; e quando questi erano riuniti in una vita comune, la sua mano adunca e duttile entravavi da tutte le parti. Per l’ennesima volta rammentiamo la cinica confessione del talmudico Darmstetter sull’ebreo che penetrato nella corte gaudente di Federico II vi fischiava, antico serpente, le bestemmie contro Cristo ch’egli aveva suggerito, tanti secoli prima, al filosofo greco Celso. È facile dedurre che cosa doveva accadere nei lontani palazzi e nelle fortezze templarie!

Fu facile in quell’ambiente iniettare il satanismo a rudi sanguinosi e lussuriosi baroni i quali, scesi sempre più in basso nella loro vita a cui Maometto prestava l’harem e la sodomia senza toglier loro il vino, arrivavano al momento in cui la loro coscienza vi poneva il quesito fondamentale, indelebile anche se assopito per un tempo, nella morale religiosa. Anche l’aberrazione ha la sua logica: il cristiano cavaliere del Tempio per la liberazione dei Luoghi Santi dall’Islam, ingolfato in una vita che anche da saggi mussulmani doveva giudicarsi per immonda, doveva dirsi un giorno: o vivo da cristiano o rinnego il cristianesimo. I peggiori rinnegavano: e siccome “è umano odiare chi tu hai offeso”, come dice l’amaro Tacito, così l’apostasia diventava livore verso il Cristo tradito, donde la sostituzione del Bafometo-Anticristo alla immagine del Redentore.

Ecco la psicologia della setta satanica, compenetratasi nell’Ordine del Tempio. La sentenza di Clemente V fu equa e pratica, quando sciolse l’Ordine troppo contaminato per essere redento; ed impose alla massa dei disciolti templari un esame giudiziario davanti al tribunale episcopale della rispettiva provincia a cui il templario doveva presentarsi dentro un anno. Se il tribunale riconosceva che la vita dell’inquisito non dava materia a condanna, egli se ne andava libero e poteva avere un assegno da vivere sui beni sequestrati dell’Ordine disciolto.

Che il marcio satanista fosse vasto e profondo nel Tempio, i fatti che seguirono lo fecero toccare con mano.
I reprobi, quelli che avevano a temere il tribunale ecclesiastico, si strinsero sempre più in setta, emigrando in paesi più lontani – in Inghilterra e di là in Iscozia – per meglio sfuggire all’inquisizione sulle loro gesta.
Li animava l’odio non verso Clemente V e Filippo il Bello, ma contro il papato e la corona cristianissima. Quando nel 1717 nacque colla Gran Loggia di Londra la odierna massoneria, le due sètte “scelte” dei signori Templari e degl’intellettuali Rosacruciani dettero un largo elemento (non tutto, ché restano l’Ordine Templario e l’Ordine della Rosa-Croce nella loro condizione di sètte scelte, esoteriche) il quale elemento si fuse dietro la facciata dei franchi-muratori.

Ed ecco che il fratello, dopo essere passato per lo scenario muratorio con il Tempio, l’architetto Hiram, la cazzuola e la squadra, all’improvviso – se arriva a quel grado – smette lo scenario muratorio ed entra in quello della Cavalleria. L’ammesso al grado massonizzato di Cavaliere, il novizio si trova davanti ad un altare su cui vede due teschi, uno colla tiara, uno colla corona. Sono i simboli di un Clemente V e di un Filippo il Bello non ancora morti, tantoché egli deve trafiggere con un colpo di pugnale. Sono la Chiesa e la Monarchia.
Questo Cavaliere si chiama Santo (Sacro), e pugnalati i teschi, alza il ferro al cielo pronunziando: “Vendetta, Signore”!

Ebbene, questo è il Cavaliere Kadosc’ che pronunzia le parole: Nekam, Adonai! – Sono le tre parole ebraiche le quali corrispondono alle suddette santo, vendetta, Signore. Perché quei cavalieri occidentali si chiamano e parlano in ebraico?! – L’Istruttore satanico volle lasciare sull’empio rito la sua marca di fabbrica.

È inutile insistere sulla propaganda, diremmo automatica, fatta dalla vita e dalla eventuale parola del templario satanizzato sia quando restava tra i suoi in Oriente sia quando tornava in Occidente. Daltronde lo stretto vincolo della setta nefanda fece di questa un nucleo perenne d’infezione che arrivò colla fusione del 1717 ad un’azione mondiale. Attraverso i secoli la setta conservò come una eredità di famiglia l’odio demoniaco verso la Corona gigliata (“Lilia pedibus destine”) e la Tiara. Fu un puro caso od un ultimo colpo viperino della setta che permeava il governo e più il suo retroscena, quando la famiglia reale di Francia condannata allo sterminio, fu chiusa nel Tempio cioè nell’antico monastero de’ templari a Parigi, e Clemente V, nella persona del suo successore Pio VI, fu tratto a morire nel vilipendio della prigionia, sul suolo di Francia?

Esula per poco dal nostro tempo – ché si riferisce agli inizi del Quattrocento – la corruzione e decadenza dell’Ordine Teutonico. Dopo avere strenuamente combattuto in Terrasanta (l’Ordine fu una specie di Tempio teutonico), tornato in patria, estese i suoi grandi possessi oltre la frontiera germanica, in paese slavo. Anche là la corruzione del costume, causa determinante della sua decadenza definitiva, dovè innestarsi con defezioni della fede così radicali da valere per sataniche. La tradizione, raccolta in un magnifico poema da Myszkiewicz, parla del gran maestro Wallenrod come di un traditore a Cristo ed al suo Ordine. Fu sotto il suo maestrato che i Cavalieri Teutonici già fusi coi Portaspada ebbero uno sconquasso che fu irreparabile.

Altri Ordini crociati si salvarono da simili abissi, come i benemeriti Cavalieri dell’Ospedale di S. Giovanni (giovanniti, – di Rodi, – di Malta). Ma il Levante è un tale dissolvente per razze ed istituzioni come quelle rappresentate nell’Oriente delle Crociate, che per lo meno una rilassatezza, annullante o quasi la forza cristiana degli Ordini militari, era il pericolo incombente su tutti. E quando non si adorava Bafometo, per lo meno non lo si combatteva più come si doveva.

Altre organizzazioni sataniche erano certamente tra la borghesia, a cominciare dal mondo dell’arte. Abbiamo visto i franchi muratori spargere di figure satiriche contro la gerarchia, i preti, i monaci, le monache le mille volute dello stile ogivale. I pastori spirituali con teste di lupi, le monache in atteggiamenti sconci, erano la banale e sguaiata scorza del tronco maledetto al quale forse molti della scorza non pensavano, ma che non era perciò meno reale.

Un campione tipico dell’arte satanizzata è il quadro dell’Annunziata esposto recentemente al Burlington House, a Londra. Il quadro viene dalla Chiesa di S. Maria Maddalena, ad Aix in Provenza e rimonta tra il tempo avignonese ed il tempo seguente. V’è tale un lusso di simbolismo satanico, da non potersi dubitare che esso venga da un bestiarium e da un herbarium esoterico, enciclopedia di simbolismo demoniaco, indizio di una setta organica.

Dall’arcangelo con le ali di gufo, alla scimmia (Satana “scimmia di Dio”) che intercetta il raggio divino che va alla Vergine, dai pipistrelli incastrati nei trifogli che fanno ornamento all’arco da cui si svolge il portico, fino al tradizionale vaso da fiori ove fiorisce il simbolico giglio, cui il pittore satanico ha aggiunto tre piante magiche, il basilico, la digitale e la belladonna. Ed il gesto della mano benedicente dell’Eterno, e di quella salutante dell’arcangelo è un gesto d’insulto immondo. E si noti che il tema scelto per accumularvi tanta ignominia, è quello dell’Annunciazione, il fatto iniziale della Redenzione. La pittura fu compiuta in quella Provenza che con la Linguadoca fu saturata dalle sètte anticristiane, di cui il catarismo che fu “albigesismo” colà, era un centro con i più vari tentacoli, parecchi dei quali debbono essere sfuggiti alla documentazione storica. Una religione che riconosce un Dio del Bene ed un Dio del Male, avviava tutto un mondo ribelle e degenerato al culto di quest’ultimo; donde il fatto presumibile, perché naturale, che altri gruppi satanisti venuti in contatto del grande movimento cataro, vi confluissero.

Concludiamo constatando che le organizzazioni sataniste, pur restando, come è loro natura, relativamente ristrettive, contribuirono sensibilmente, data la virulenza del loro veleno, alla eversione delle basi dell’Ordine sociale alla fine del Medioevo.

Tratto da: Mons. Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa, Vol. V – La crisi medievale, Casa Editrice Dottor Francesco Vallardi, Milano 1933
Disponibile in volumetto a euro 1,00