La voce del Papa per la Santa Pasqua

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 32/21 del 3 aprile 2021, Sabato Santo

La voce del Papa per la Santa Pasqua

 Col messaggio pasquale di Pio XII del 1955 formuliamo a tutti i migliori auguri per la festa della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Messaggio Urbi et Orbi di Sua Santità Pio XII, Pasqua 1955

Surrexit, è risorto (Matth. 28, 6): fu il lieto annunzio che l’angelo sul vuoto sepolcro del Redentore diede alle pie donne all’alba della Risurrezione. Il medesimo grido di vittoria e la promessa di Gesù della sua perenne assistenza alla Chiesa, ormai da secoli provata realtà (cfr. Matth. 28, 20), Noi desideriamo, in nome di Lui, di ripetere oggi, come saluto pasquale a voi tutti, diletti figli e figlie, qui convenuti dalla Nostra Città vescovile di Roma, dall’Italia, e da tante regioni del mondo, affinchè il beatificante conforto e la pace celeste, che irraggiano dal Salvatore divino, penetrino nelle vostre anime e informino il vostro pensiero, il vostro sentimento e il vostro volere.

Egli è risorto e vive in mezzo a noi! Quale più sicura verità, quale più consolante realtà, nel presente esilio terreno, che questo duplice fatto, su cui si fondano la certezza della fede e la speranza di ogni salvezza!

Cristo è risorto! Sfavilla senza ombra di dubbio questa storica verità, e il suo splendore permane avvalorato dalla testimonianza viva della Chiesa, che non avrebbe retto al peso dei secoli, se Cristo non fosse risorto.

Cristo è in mezzo a noi! Rifulge d’irresistibile luce la realtà della vita operosa di Gesù nella Chiesa. Voi stessi ne siete testimoni. Questa Chiesa, che non può essere frutto di umani disegni — che è anzi rinnegamento di inordinati istinti e pertanto odiata dal mondo (cfr. Io. 15, 18-19) — resiste, perchè vi è in lei Chi le rinnova la freschezza della vita e della gioventù. È il Dio umanato e risorto, che in lei si cela per ravvivare perennemente e intimamente l’umanità, comunicando a chi crede in Lui la sua verità, la sua grazia, la sua pace.

Per il cristiano, illuminato dalla verità della Risurrezione, la fede è vita, vita piena ed essenziale in comunione con Cristo nella Chiesa.

Come allora potrebbe un credente separare in sè la religione dalla vita, senza scindere a morte il proprio essere e senza sconvolgere da insensato l’opera di Dio?

Sia dunque in noi viva la fede; sia cioè fede ardente e vissuta, in modo che la religione indirizzi la vita, e la vita si svolga in continuo atto di religione. In verità, quanto più profondamente il cristiano è radicato nella fede, tanto più alacremente egli adempie i doveri che la vita gli impone; e tanto più efficacemente opera, quando, a ciò abilitato e chiamato, deve signoreggiare i grandi uffici e obblighi, che hanno per fine e meta il bene sociale, l’ordine pubblico e la pacifica convivenza dei popoli.

Si rinvigorisca dunque in voi tutti, diletti figli e figlie, col gaudio della Pasqua, la salda persuasione che la religione è condizione imprescindibile di vera vita, e che solo dalla sintesi operante dell’una e dell’altra scaturisce la soluzione dei piccoli e grandi problemi che angustiano la presente umanità.

Affinchè ciò si adempia e la letizia della Risurrezione non tramonti col declinare di questo giorno, ma si trasformi in ferma speranza, Noi invochiamo dal Redentore, vincitore della morte, l’abbondanza delle sue grazie.

Giunga pertanto la Nostra Benedizione a tutti gli uomini di buona volontà, affinchè in numero sempre maggiore, divengano il nuovo lievito (cfr. 1 Cor. 5, 7) della verità e del bene.

Giunga a coloro che vivono nella vera fede, affinchè perseverino in essa, e da essa nutriti si elevino a sempre alta perfezione; ma specialmente a quanti per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa soffrono persecuzione, condannati ad ingiusta miseria, strappati ai loro cari, esiliati, privati della libertà e imprigionati. Noi li benediciamo con effusione di particolare affetto, affinchè essi, con lo sguardo rivolto al Salvatore, tollerino in costante serenità tanti mali e non s’infrangano spiritualmente ; offrano intanto le loro sofferenze per gli stessi persecutori e così li guadagnino a Dio; facciano che il loro sacrificio sia seme per una sovrabbondante messe di genuina cristiana felicità.

(…) E finalmente la Nostra Benedizione pietosa va alle schiere desolate dei poveri sparsi nel mondo, ma i più vicini al Nostro cuore, alle famiglie cui manca tutto, ai malati languenti negli ospedali, nei sanatori, nelle cliniche, ai miseri detenuti nelle prigioni, e a quanti altri sono oppressi dal dolore, affinchè dalla misericordia di Dio e dall’amore dei buoni venga loro copioso il conforto e l’aiuto.

Il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati all’eterna gloria in Gesù Cristo, vi perfezionerà, vi conforterà e vi darà vigore. A Lui gloria e impero nei secoli. Così sia! (cfr. 1 Petr. 5, 10-11).