La Passione di Cristo e della Chiesa

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 31/21 del 2 aprile 2021, Venerdì Santo

La Passione di Cristo e della Chiesa

Il Venerdì Santo

Quando il Salvatore, «inclinato capite, emisit spírítum», ben pochi se ne accorsero, e tra questi pochi, la grandissima maggioranza gli era nemica. Certamente a Gerusalemme non si parlava d’altro; ma che, fuorchè forse una decina di persone in tutto, chi troviamo presso alla sua croce a soffrire con Lui, e per Lui, mentre Egli soffriva per noi e a causa nostra ? Il resto o lo malediceva; o diceva : ben gli sta; o se ne disinteressava ; o, infine, si limitava a una compassione sterile, di vago umanitarismo. Non dovremmo mai dimenticare, noi che del nome di Cristo abbiamo fatto il nostro nome e ci chiamiamo perciò cristiani; noi che viviamo la nostra vita eterna, e cioè cristiana, con più intensità che non la nostra vita terrena, e in questo mondo cerchiamo un altro mondo; noi non dovremmo — dicevamo — mai dimenticare la tremenda solitudine nella quale moriva Gesù.

Moriva per gli uomini, ucciso dagli uomini; moriva per amore degli uomini, odiato dagli uomini: e nessuno, o quasi nessuno, gli era accanto, almeno con un cenno, un grazie, a prender atto della sua carità, ad accorgersi del suo amore. Amare e non essere amato è già molto grave, ma Gesù amava ed era odiato. Sulla sua croce l’aveva innalzato il suo amore per gli uomini e l’odio degli uomini per Lui. Se dunque qualcosa rompeva la solitudine non era l’amore ma l’odio. Una siepe di odio circondava la sua croce.

Il nostro dovere, in questo giorno anniversario, consisterà nel non lasciar solo Cristo, ma accorrere vicino a Lui, nell’ora in cui Egli morì, e accorrere con l’amore. Un amore per Lui, che sia simile’ al suo amore per noi, o per lo meno si proponga d’imitare quel suo amore. Accade, molto spesso, che molti cristiani non si rendono conto in nessun modo d’essere stati oggetto di tanto amore da parte di Cristo, e si contentano di avere, di Gesù, una cognizione così vaga, così scarsa, così per aria, che si vergognerebbero d’averne una simile di un loro conoscente.

Si recano, in questi giorni, a compiere il loro dovere in Chiesa più che altro per una formalità. Non li richiama in chiesa l’amore di Cristo, ma un complesso di circostanze, lodevoli certo, ma non sufficienti davvero, come a dire il contentare la mamma o la moglie, il non dare scandalo ai figli, e così via. Il primo e principale motivo, invece, dovrebbe essere questo e soltanto questo : l’amore a Cristo. Se è vero che Egli ci ha amato (e per chi si professa cristiano nessun dubbio può sorgere su questo) come poi può essere vero e non vero che noi non lo amiamo?

Ecco il tema tragico della giornata di oggi, tema che un santo ha condensato in questa grande espressione: l’Amore non è amato; tema che tutta la liturgia odierna esprime in mille modi e soprattutto con quei rimproveri che Iddio rivolge al suo popolo: «O popol mio, che cosa ti ho fatto di male? Che cosa non ti ho fatto di bene?».

Questo lamento scende oggi dalla Croce. E sulla Croce, con Gesù, è crocifissa la sua Chiesa. Quanto soffre la Chiesa, per amore degli uomini, dall’odio degli uomini! In pochi secoli, forse l’odio contro la Chiesa fu disseminato tanto largamente e tanto profondamente tra gli uomini, come in questi anni in cui l’antivangelo e l’anticristianesímo sono diventati la propaganda più formidabile e tremenda che il mondo conosca. Da un capo all’altro della terra, assistiamo alla sempre nuova crocifissione della Chiesa e cioè di Cristo, fra mezzo a un pugno di uomini ostili e, ahimè. fra mezzo al disinteresse e alla neghittosità dei buoni.

Si disse di Gesù: «seductor ille»; e lo stesso si ridice della Chiesa, incolpandola d’impedire il prestigio dello Stato e di frammettersi al suo sviluppo. Si dice di Gesù ogni più indegna cosa, negandogli non soltanto la divinità, ma la umana probità e verità: lo stesso si dice della Chiesa, alla quale si nega la sua missione divina e ogni benemerenza umana. I più «benevoli» giungono ad ammettere che potè essere utile in passato, ma oggi !…

E così la Chiesa, e ogni anima cristiana che vuol vivere da cristiana, soffrono con Gesù la sua stessa passione. Ma è una passione che redime e che salva. Sta a noi sceglierci il posto che vogliamo: o sopra la croce con Cristo, o lontano dalla croce tra i suoi crocifissori.

Tratto da: L’Almanacco di Terra Santa pel 1940, Tipografia dei PP. Francescani, Gerusalemme, pagg. 30-31.