Il crocifisso preso a martellate in Libano: la punta d’iceberg dell’odio ebraico per i cristiani
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n.32/26 del 21 aprile 2026, Sant’Anselmo
Il crocifisso preso a martellate in Libano: la punta d’iceberg dell’odio ebraico per i cristiani
Dopo il “caso Pizzaballa”, è arrivata la fotografia che mostra la distruzione di un crocifisso da parte di un soldato israeliano nella parte del Libano invasa da Tel Aviv (loro possono invadere altre nazioni senza ricevere sanzioni dalla ragliante “comunità internazionale”). Questi fatti sono solo la punta d’iceberg dell’azione sionista pluridecennale, per occupare la Palestina, il Libano e la Siria, svuotare queste terre della presenza cristiana e inglobarle nella “Grande Israele”.
Diverse chiese e conventi di Gerusalemme e della Galilea negli ultimi anni hanno subito degli attentati (i più gravi: l’incendio alla chiesa della moltiplicazione dei pani e pesci a Tabgha, il tentativo di incendio alla basilica del Getsemani, le martellate alla statua dell’Ecce homo nella chiesa della Flagellazione lungo la Via Dolorosa, la profanazione del cimitero cattolico al Monte Sion), senza suscitare l’indignazione dei media. Negli ultimi mesi i coloni hanno preso di mira il villaggio cristiano di Taybeh e altre comunità cristiane in Cisgiordania; a Beit Sahour, vicino a Betlemme, una famiglia cristiana ha avuto i terreni espropriati per costruire nuovi insediamenti. A Gaza le bombe non hanno risparmiato la chiesa cattolica, quella greco-scismatica, la scuola del Patriarcato e un convento di suore e alcune decine di cristiani sono state uccise.
Mentre Bibi fa gli auguri pasquali ai cristiani (buon sangue fariseo non mente) e proclama che il suo esercito è il più “morale del mondo”, in Libano hanno ammazzato un prete, ucciso dei fedeli e svuotato decine di villaggi cristiani, le cui chiese sono in balia della soldataglia cresciuta nel fanatismo talmudico. Un episodio è stato documentato, molte altre profanazioni rimangono nascoste.
Libano choc, la profanazione della statua di Gesù ha scatenato l’indignazione mondiale
Il Cristo di Debel è stato demolito a martellate da un soldato israeliano, poi identificato dai vertici dell’Idf. Le scuse di Israele, la reazione degli ordinari cattolici: intollerabile, compromesso il rispetto per il sacro
Le immagini della profanazione della statua di Gesù dal cellulare di una donna libanese / Ansa, Afp
È accaduto a Debel, una delle decine di villaggi cristiani finiti a sud della “linea gialla”, tracciata domenica dal governo di Benjamin Netanyahu nel Libano meridionale. Una fascia di sicurezza profonda una decina di chilometri dal confine che Tel Aviv ha deciso di mantenere nel Paese vicino «a garanzia del cessate il fuoco».
L’area è preclusa al rientro dei profughi. I 400 abitanti di Debel, per il 99 per cento maroniti, in realtà, non sono mai andati via, nonostante i combattimenti andati avanti per oltre cinquanta giorni prima e, ora, l’occupazione di fatto da parte dell’esercito israeliano. I residenti cercano, con la loro presenza, di proteggere case e infrastrutture dalle demolizioni diffuse realizzate dallo Stato ebraico a cavallo della frontiera.
Non sono, però, riusciti a salvare il piccolo altare di legno e pietra costruito all’interno di un giardino di una villetta alla periferia della comunità. Un soldato ha staccato la statua di Gesù dalla Croce, l’ha lanciata a terra e l’ha demolita a martellate. La profanazione – definita «contraria ai valori ebraici» da Netanyahu – è stata filmata e diffusa sui social dal giornalista palestinese Yunis Tirawi, il quale, in passato, aveva denunciato altri episodi di abusi perpetrati dai militari israeliani a Gaza.
Le immagini – confermate da fonti indipendenti e dalla testimonianza del parroco locale, padre Fadi Falfel –, in breve, hanno fatto il giro del mondo, suscitando un moto di indignazione generale. L’Assemblea degli “ordinari cattolici” di Terra Santa – che include i vescovi greci melchiti, maroniti, armeni e siriaci – ha parlato di gesto «intollerabile», «un inquietante fallimento nella formazione morale e umana, in cui persino il più elementare rispetto per il sacro e per la dignità altrui è stato gravemente compromesso» (*).
Netanyahu ha condannato l’azione, «contraria ai valori ebraici». E il ministro degli Esteri, Gideon Sa’ar ha chiesto «scusa ai cristiani e a chiunque sia stato ferito dalla grave offesa». I vertici delle forze armate hanno annunciato un’indagine e provvedimenti nei confronti del responsabile, identificato ieri. «Stiamo lavorando con la popolazione per riparare la statua e rimetterla al suo posto». Il Cristo di Debel non è il primo simbolo religioso a cadere vittima di questo ennesimo capitolo di guerra tra Israele e Hezbollah. La settimana scorsa, a Bint Jbeil, è stata distrutta la Grande moschea, risalente all’epoca dei romani. Secondo l’Ong Green Southeners, anche il sito di Chamaa, luogo di culto per sciiti e cristiani, è stato parzialmente abbattuto. Nel frattempo, dentro la “linea gialla”, le demolizioni vanno avanti.
https://www.avvenire.it/mondo/libano-choc-la-profanazione-della-statua-di-gesu-ha-scatenato-lindignazione-mondiale_107365
(*) «Questo atto – si legge nella dichiarazione – costituisce una grave offesa alla fede cristiana e si aggiunge ad altri episodi riferiti di profanazione di simboli cristiani da parte di soldati delle Idf nel Libano meridionale. Rivela inoltre un preoccupante fallimento nella formazione morale e umana, in cui persino il più elementare rispetto per il sacro e per la dignità altrui è gravemente compromesso. L’Assemblea chiede un’azione disciplinare immediata e decisa, un credibile processo di responsabilizzazione, e garanzie chiare che una tale condotta non sarà più né tollerata né ripetuta».
Libano, statua di Gesù colpita con un martello da un soldato israeliano. Ma è solo l’ultima violenza
Le forze israeliane affermano che la foto che circola online è autentica. Dal governo di Tel Aviv arrivano le scuse ai fedeli e promettono di scoprire il colpevole. Secondo il Religious Freedom Data Center è solo l’ultimo dei 200 episodi di violenza contro cristiani tra gennaio 2024 e settembre 2025
L’esercito israeliano ha dichiarato aver avviato un’indagine su un soldato fotografato mentre colpiva con un martello da demolizione una statua di Gesù nel sud del Libano.
La scultura si trova a Debl, un villaggio cristiano maronita a 5 km dal confine israelo-libanese. La zona è tra quelle in cui le truppe israeliane sono rimaste dispiegate nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore tra i due paesi all’inizio della settimana: intesa raggiunta dopo mesi di escalation, durante i quali Hezbollah (il gruppo armato sostenuto da Teheran, ndr) aveva lanciato razzi su Israele, ricevendo in risposta massicci attacchi aerei e un’invasione di terra nel sud del paese. I funzionari del comune di Debl non hanno potuto confermare l’entità dei danni alla statua.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno verificato l’autenticità delle immagini circolate sui social media: nella foto si vede un soldato usare un grosso martello per colpire la testa di un Gesù crocifisso caduto dalla croce. In un post sull’account ufficiale X, l’esercito ha definito l’episodio di “grande gravità”, affermando che “la condotta del soldato è totalmente incompatibile con i valori attesi dalle sue truppe”. Il Comando Nord ha aperto un’indagine e il caso viene “gestito attraverso la catena di comando”.
Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha condannato quello che ha definito un atto “vergognoso e deplorevole”, aggiungendo: «Ci scusiamo per questo incidente e con ogni cristiano i cui sentimenti sono stati feriti. Sono certo che verranno adottate le necessarie misure severe». Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu si è detto “scioccato e rattristato”, definendo il soldato un “criminale” e annunciando che “le autorità militari stanno indagando e agiranno con la massima severità”.
L’episodio ha suscitato reazioni dure tra i parlamentari arabi israeliani. Ayman Odeh, originario di Haifa, capo del partito di sinistra Hadash nella Knesset, ha commentato con tono pungente: «Aspetteremo di sentire il portavoce della polizia affermare che “il soldato si è sentito minacciato da Gesù”». Il collega Ahmad Tibi ha scritto su Facebook che chi fa saltare moschee e chiese a Gaza e sputa sul clero a Gerusalemme senza conseguenze non ha paura di distruggere un simbolo cristiano e di pubblicarne le immagini.
L’episodio si inserisce in un quadro più ampio di violazioni documentate contro siti e simboli religiosi. Le forze israeliane hanno ripetutamente colpito moschee e chiese durante la guerra a Gaza. Nella Cisgiordania occupata, il Religious Freedom Data Center ha documentato almeno 201 episodi di violenza contro cristiani tra gennaio 2024 e settembre 2025 — principalmente sputi, insulti, atti vandalici e aggressioni da parte di ebrei ortodossi ai danni di chierici internazionali o di persone che esibivano simboli religiosi, la maggior parte nella Città Vecchia di Gerusalemme Est occupata.
«Quando il mondo occidentale resta in silenzio, i razzisti si spingono oltre», ha dichiarato Tibi.
https://www.lastampa.it/esteri/2026/04/20/news/libano_soldato_israeliano_martella_statua_gesu_scuse_governo-15591363/?ref=LSHA-BH-P1-S3-T1

