Sul luogo del battesimo di Gesù

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 5/21 del 13 gennaio 2021, Battesimo di Gesù

Sul luogo del battesimo di Gesù

Tra i corsi d’acqua più celebri nella storia, il Giordano occupa un posto di prim’ordine. Su le sue sponde infatti si avvicendarono avvenimenti così importanti che lo resero Sacro agli Ebrei ed ai Cristiani.

Breve è il suo corso; solo 195 km. in linea retta, ma la tortuosità ne triplica la lunghezza. Sgorga dai fianchi dell’Hermon, a 520 metri sul Mediterraneo; scende rapido ed impetuoso aprendosi la strada fra paludi, laghi e deserti. Nel suo cammino, oltre il laghetto di Merom, forma il lago di Genezaret o di Tiberiade, a zoo metri sotto il Mediterraneo; poi riprende la sua corsa che finisce nel Mar Morto a 395 metri sotto il livello dello stesso Mediterraneo. Triste epilogo, che sa di tragedia, dopo una corsa trionfale, tra scrosci di rapide e di cascatelle e balenamenti di sole, in uno sfoggio di vita primitiva, in piena libertà.

La sua storia, che si svolge nel Vecchio e Nuovo Testamento, incomincia col passaggio del popolo ebreo, al tempo della mietitura.

Per parecchio tempo questo popolo rimase al di là del Giordano. Timoroso non ostante le assicurazioni di Mosè, riteneva il Giordano come un ostacolo insuperabile per la sua corrente assai rapida, per il suo letto profondo. Il timore del popolo eletto fu superato solo da un prodigio, che la Bibbia ci narra con una insolita abbondanza di particolari. Per tre giorni Giosuè, il nuovo condottiero degli Ebrei, rimase accampato sulle rive, in attesa che le acque straripate rientrassero nel loro letto. Nel quarto giorno egli ordinò che i sacerdoti, recando sulle loro spalle l’Arca dell’Alleanza, discendessero nel fiume davanti a tutto il popolo pronto a marciare. Appena i loro piedi toccarono le acque, queste si arrestarono ammassandosi a monte, lasciando il terreno asciutto e libero al passaggio del popolo, che potè guadagnare l’altra sponda senza bisogno di levarsi nemmeno i calzari. Solo quando, passato tutto il popolo, anche i sacerdoti con l’Arca raggiunsero la sponda destra, le acque accumulate ripresero il loro corso verso il Mar Morto. A ricordo perenne di questo prodigio, Giosuè ordinò che venissero tolte dal letto del Giordano dodici pietre, e con esse si inalzasse un monumento, nelle vicinanze di Galgala, che attestasse ai posteri la potenza e la protezione di Dio.

Nello stesso luogo si affettuò il passaggio di Davide, quando, scacciato da Gerusalemme dalla rivolta del figlio Assalonne, dovette fuggire con pochi amici, fedeli anche nell’ora avversa, e rifugiarsi al di là del Giordano, per non cadere nelle mani delle numerose schiere ribelli. Poco dopo, morto Assalonne e vinto il suo esercito, il Re fa ritorno alla capitale. Tutto il popolo di Giuda si raccoglie in Galgala, presso Gerico, per accoglierlo trionfalmente.

Anche Elia ed Eliseo han legato i loro nomi ai fasti del celebre fiume. Ecco in breve come ne parla il secondo libro dei Re. I due profeti, per ordine di Dio, scesero di Bethel a Gerico, e di lì si avviarono al Giordano. Raggiuntolo, Elia prese il suo mantello e, attorcigliatolo, percosse con esso le acque, che, quasi ubbidendo ad un ordine divino, si divisero in due lasciando libero il passaggio. Giunti su l’altra sponda, mentre cammina-vano, chiaccherando tra loro, Elia fu rapito da un carro di fuoco, che si alzò come un turbine verso il cielo. Eliseo, rimasto solo, fece ritorno a Gerico, aprendosi il passaggio tra le acque che percosse col mantello del maestro, che aveva tenuto presso di sè, come preziosa reliquia.

Nota è pure la guarigione di Naaman, generalissimo dal Re di Siria. Colpito da lebbra, si era rivolto al profeta Eliseo perchè gli ottenesse da Dio la guarigione. Eliseo, senza nemmeno farsi vedere, gli fece dire dal servo di lavarsi sette volte nel Giordano. Benchè a malincuore, Naaman seguì il consiglio : dopo il settimo bagno, sparì ogni segno di malattia e la sua carne divenne come quella di un tenero fanciullo.

Anche per i Cristiani, il Giordano è sacro. Su le sue sponde incominciò Giovanni il suo apostolato. Su le sue rive vi fece risuonare la sua voce potente, che annunciava vicino il Messia, tanto sospirato. Con le sue acque il Battista amministrava il suo battesimo di penitenza alle moltitudini, che da ogni parte accorrevano ad ascoltarlo, ad interrogarlo.

Un giorno, tra le turbe dei pellegrini, si presentò a Giovanni anche Gesù a chiedere il battesimo. Una improvvisa rivelazione manifestò a Giovanni che il pellegrino sconosciuto era il Cristo. Per questo egli non voleva battezzarlo. Ma alla parola di Gesù si arrese e compì la cerimonia. Quando Gesù uscì dall’acqua, sul suo capo si aprì il cielo, lo Spirito Santo in forma di colomba scese e si posò su di Lui; s’udì una voce che disse: « Questo è il mio figliuolo prediletto, nel quale mi sono compiaciuto ». È facile capire quanta commozione susciti nel Cristiano la vista di quel luogo ove: «l’Agnello di Dio toccò le acque purissime, e avendo accettato colpe non sue, ci lavò dalle macchie del peccato ».

La tradizione, che rimonta ai primi secoli della Chiesa, indica come luogo della scena un breve tratto di sponda quasi di fronte a Gerico. Lì, fin dai primi secoli del Cristianesimo, solevano scendere devotamente i pellegrini a vedere il luogo dove gli ebrei passarono il fiume, ma sopra-tutto dove il Redentore fu battezzato. Solennissima era la cerimonia nel giorno dell’Epifania. A migliaia scendevano i pellegrini; perfino gli ammalati venivano immersi nelle acque nella fiducia di riacquistare la sanità perduta. E la consuetudine di questa pellegrinazione non cessò neppure quando la Palestina cadde in mano ai Musulmani.

Allora la moltitudine vi si recava con la scorta di truppe armate per sicurezza. Oggi con la rapidità e comodità di trasporti, anche i più piccoli gruppi di pellegrini si fanno un dovere d’una visita, sia pur fugace, a quel luogo sacro, che suscita tanta gioia e tanta commozione in chi lo visita.

Chi ha poi la fortuna di assistere alla S. Messa son riusciti ad acquistare un appezzamento di terreno lungo la riva che vide il battesimo di Gesù. Per dar comodità ai numerosi pellegrini che vanno al Giordano, hanno eretto un piccolo Santuario, che permette la celebrazione della Messa in un ambiente oltremodo suggestivo.

Il monumento arieggia, senza troppe pretese, alla Confessione di S. Pietro in Roma. Sopra una larga base, formata da blocchi tolti dal luogo tradizionale del buon Samaritano, stanno, a sostegno della mensa dell’altare, dodici pietre del Giordano numerizzate per indicare le dodici tribù del popolo eletto. In un angolo, si legge in latino l’iscrizione, Super duodecim petras Jordanis, del libro di Giosuè. I piedestalli dei candelieri e della croce sono formate da conchiglie pescate nel fiume. Gli angoli della piccola terrazza sono ornate di colonne di cemento in forma di palme. Dall’altare una gradinata scende con uno sfondo superbo fino alla riva del Giordano. Il modesto edificio è stato inaugurato solennemente dal Parroco di Gerusalemme P. Ermete Kohout, con la celebrazione della S. Messa e l’intervento di tutti i Padri del Discretorio di Terra Santa. Anche il delegato Apostolico S. E. Mons. Valerio Valeri, prima di lasciare Gerusalemme per il nuovo ufficio di Nunzio in Romania, volle onorare con la sua presenza il nuovo Santuario, che la carità dei buoni permise di costruire là dove ebbe luogo la prima solenne manifestazione del Divin Redentore.

Per offrire ai pellegrini, che si recano al Giordano, un ambiente più vasto, più raccolto e devoto, la Custodia di Terra Santa, approfittando della presenza del R.mo P. Generale, pellegrino ai Luoghi Santi nel maggio 1934, pose la prima pietra di una nuova Chiesa, destinata a sostituire l’attuale Cappella. Il nuovo Santuario, sarà un monumento più degno del grande avvenimento ricordato dal Vangelo.

Tratto da: L’Almanacco di Terra Santa pel 1935, Tipografia dei PP. Francescani, Gerusalemme, pagg. 27-30.

La chiesa annunciata nell’articolo del 1935, a causa della guerra e degli sconvolgimenti che colpirono la Palestina nel dopoguerra, fu terminata e inaugurata solo nel 1956. Nel gennaio del 1967 i francescani furono allontanati dalla chiesa e dal convento annesso a causa della guerra dei sei giorni e successivamente il terreno fu minato. Solamente alla fine del 2020 è terminata la bonifica dell’area e la proprietà è ritornata alla Custodia della Terra Santa.