Il grande papa san Gregorio I

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza2007_0101roma20060150
Comunicato n. 22/19 del 12 marzo 2019, San Gregorio Magno

Il grande papa san Gregorio I

Il 12 marzo la liturgia romana festeggia san Gregorio Magno, Papa, Confessore e Dottore. Lo ricordiamo con alcuni passaggi del card. Schuster tratti dal suo Liber Sacramentorum.

Questa festa, celebrata anche dai Greci, si ritrova già nel Sacramentario Gregoriano dei tempi di Adriano I, ed è una delle poche penetrate sin da antico nel Calendario Romano durante il periodo quaresimale. La celebrità di san Gregorio (+ 604), e soprattutto il significato simbolico che assunse la sua personalità storica, quando nel medio evo incarnò il concetto del papato romano nella più sublime espressione del suo primato su tutta la Chiesa, giustificavano quest’eccezione. Si può dire infatti, che l’intera età di mezzo visse dello spirito di san Gregorio; la liturgia romana, il canto sacro, il diritto canonico, l’ascesi monacale, l’apostolato fra gl’infedeli, la vita pastorale, tutta, in una parola, l’attività ecclesiastica, faceva capo al Santo Dottore, i cui scritti sembravano esser divenuti come il codice universale del cattolicismo. Il numero assai grande di antiche chiese dedicate in Roma al Santo Pontefice attesta la popolarità del suo culto, il quale, oltre al suo antico monastero di sant’Andrea al Clivo di Scauro, aveva per centro la sua veneranda tomba nella basilica vaticana. (…)

Bisogna servire il Signore nelle condizioni in cui Egli ci ha posti, e non in quelle in cui vorremmo porci noi. Un bell’esempio di questo senso pratico nel cammino della santità, ce l’offre Gregorio. Il suo carattere meditabondo lo spingeva allo studio tranquillo della filosofia, nella pace del chiostro. Iddio invece lo vuole diplomatico, papa, amministratore d’un immenso patrimonio immobiliare, perfino stratego nel dirigere le opere di difesa delle città italiche assediate dai Langobardi; vero console di Dio, dall’attività e dal potere vasto come tutto il mondo. Gregorio, assai spesso trattenuto a letto dalla podagra e dalle sofferenze di stomaco, senza empire l’aria dei suoi rimpianti, s’adatta meravigliosamente a tutti questi uffici, e nell’intento di servire unicamente al Signore, li sostiene con si mirabile maestria e perfezione, che riempie del suo spirito tutta l’età di mezzo, e lascia profonde le orme del suo genio nella successiva vita del Pontificato Romano. (…)

Tutta l’Eterna Città, di cui Gregorio fu pastore vigilantissimo, le sue chiese stazionali, i cemeteri dei Martiri, ricordano lo zelo attivo dell’incomparabile Pontefice. Alcuni santuari romani però, oggi quasi rivendicano l’onore d’una festa speciale e sono: oltre alla basilica vaticana che ne custodisce il corpo, quella di sant’Andrea al Clivo di Scauro, dove Gregorio fu prima monaco e poi abbate; quella di san Paolo, che il santo fece abbellire e dove aveva la tomba di sua famiglia; il Laterano dove visse nei quasi quattordici anni del suo supremo pontificato. Nel medio evo, le quattordici regioni urbane fecero a gara nell’onorare Gregorio e nel dedicare al suo nome tempi e cappelle, così che abbiamo le chiese S. Greg0rii ad Clivum Scauri, S. Gregorii de Cortina, S. Greg0rii de Gradellis, S. Gregorii dei Muratori, S. Gregorii in Campo Martio, S. Gregorii de ponte Iudaeorum, per nulla dire dei moltissimi altri oratorii a lui intitolati. Una bolla di Gregorio III nella basilica di san Paolo, ricorda una messa quotidiana che sin da quel tempo si celebrava in quell’insigne santuario apostolico sull’altare S. Gregorii ad ianuas; precisamente come a san Pietro, dove la tomba del Santo si trovava nel portico esterno, prope secretarium. L’epigrafe di Gregorio III a san Paolo rappresenta forse uno dei monumenti più antichi del culto liturgico attribuito a san Gregorio Magno.
La circostanza che ancora adesso il Papa, quando il giorno della sua Coronazione celebra solennemente il Divin Sacrificio in san Pietro ed assume i sacri paramenti all’altare che ricopre la tomba di san Gregorio, oltre ad un significato speciale di venerazione verso il Santo il quale ha, per cosi dire, incarnato in sé tutto il più sublime ideale compreso nel concetto cattolico del Pontificato Romano, deriva dal fatto che, in origine, il sepolcro del grande Dottore nell’atrio della basilica vaticana era attiguo al Secretarium o sacristia, dove appunto i sacri ministri si rivestivano degli indumenti liturgici. Nell’erezione della nuova basilica di san Pietro, ci si tenne a conservare a san Gregorio questo posto tradizionale, a fianco cioè della sacristia, e fu così che venne conservata altresì la consuetudine della vestizione solenne del Papa all’altare del Santo.

Card. A. I. Schuster, O.S.B. Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano – Vol. VII. I Santi nel mistero della Redenzione (Le Feste dei Santi dalla Quaresima all’Ottava dei Principi degli Apostoli), Torino-Roma, Marietti, 1930, pagg. 47-57.