Crimini comunisti: i martiri d’Albania

 

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 25/17 dell’8 marzo 2017, San Giovanni di Dio17155521_1212178708895361_1420771774402654973_n

Crimini comunisti: i martiri d’Albania

Padre Giovanni Fausti, una storia di martirio (4 marzo 1946)

«Non separerò mai il mio gregge dalla Santa Sede», aveva risposto monsignor Frano Gjini a Enver Hoxha, dittatore del Paese, che gli chiedeva di staccarsi da Roma e costruire una Chiesa patriottica albanese. Proprio per questo fu torturato e, nel 1948, condannato a morte e ucciso. «Viva cristo Re, Viva l’Albania», furono le sue ultime parole davanti al plotone che lo stava fucilando. Le stesse del gesuita Giovanni Fausti, vice provinciale dell’Albania, e dei suoi compagni di martirio, fucilati il 4 marzo del 1946 dietro il cimitero di Scutari. Il gesuita, di origini bresciane, aveva insegnato filosofia all’università di Scutari, dove aveva imparato la lingua albanese.

Dopo essere rientrato in Italia e dopo una severa malattia polmonare, padre Fausti era tornato in Albania nel 1942 quando i suoi superiori gli avevano affidato il compito di Rettore del Pontificio Seminario di Scutari e dell’annesso Collegio Saveriano. Solo un anno dopo si era trasferito a Tirana lasciando l’incarico a un confratello albanese, padre Daniel Dajani, che verrà arrestato e ucciso con lui. L’idea è quella di assistere gli italiani e gli albanesi, coinvolti nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Accusato di essere un politicante traditore della nazione, viene prima arrestato e poi ucciso insieme con padre Daniel, e altri confratelli e seminaristi gesuiti.
Fu uccisa anche una donna, Maria Tuci, alla quale il suo torturatore, prima di stuprarla disse: «Ti ridurrò in modo che neppure i tuoi parenti ti riconosceranno».

La repressione contro i cattolici, fu durissima. Al primo sacerdote ucciso, don Lazër Shantoja, furono spezzati mani e piedi, don Lekë Sirdani e don Pjetër Çuni furono affogati immergendoli a testa in giù in un pozzo nero, A padre Serafin Koda fu tagliata la gola e tirata fuori la laringe, papas Josif, sacerdote cattolico di rito bizantino, fu sepolto vivo nel fango. Padre Frano Kiri fu legato per tre giorni a un cadavere, padre Gjon Karma chiuso vivo in una bara… Nonostante le atrocità e le torture, i cristiani continuavano a non rinnegare la propria fede, e moriva al grido di: “viva il Papa, viva l’Albania, viva Cristo Re». Al termine della persecuzione restavano in Albania, appena 33 sacerdoti vivi, molti di loro sopravvissuti a torture e lavori forzati.

Testo liberamente ispirato all’articolo: http://www.famigliacristiana.it/articolo/padre-giovanni-fausti-una-storia-di-martirio.aspx