2026 Comunicati  03 / 02 / 2026

Un parroco marchigiano fedele al Papa Re

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 11/26 del 3 febbraio 2026, San Biagio

Un parroco marchigiano fedele al Papa Re

Segnaliamo un articolo relativo a una conferenza di Edmondo Luchetti, un apprezzato ricercatore storico, sulla figura di uno tanti parroci che non accettarono il nuovo corso risorgimentale e per questo motivo sistematicamente dimenticati dalla storiografia ufficiale.

 “Duecento anni fa nasceva il prete amico dei briganti”

Lo studioso Edmondo Luchetti ha ricostruito la vita di don Donnino Simoncelli. Applaudita lezione all’Unilit di Cagli, dove si è parlato di Risorgimento.

Nella sezione dell’Unilit (Università Libera Itinerante) di Cagli lunedì scorso lo studioso di storia locale Edmondo Luchetti ha tenuto una lezione sulla figura di don Donnino Simoncelli (1826 – 1890) nel bicentenario della nascita, parroco di ma ricordato soprattutto per essere stato sostenitore e fidato protettore della ben nota banda Grossi.

“Don Donnino Simoncelli, per un motivo, e la banda Grossi per un altro : ha spiegato Luchetti – ovvero l’uno a parole e l’altro con il piombo, avversarono apertamente il nuovo ordine politico nato con l’unificazione dell’Italia sulle ceneri dei vecchi Stati pre unitari, ma la storia aveva preso ormai una direzione che né Grossi né don Donnino con le loro azioni potevano ne fermare né cambiare. Gli uomini della banda avevano eletto a loro porto franco il comprensorio fra Monte Scatto e Monte Paganuccio in territorio cagliese, in modo particolare la sicura canonica di Monte Scatto dove don Donnino parroco dal 1852, non rifiutava asilo agli uomini di Grossi, anzi ne era un simpatizzante e fidato protettore. Le gesta, le scorribande e la notorietà delle azioni di Grossi e dei suoi uomini sono a tutti note, e lo scorrere del tempo non ha del tutto cancellato dalla memoria dei nostri territori. Don Donnino, negli anni attorno al 1860 quando la sua storia per un certo periodo cammina a fianco della banda Grossi, diventa inevitabilmente un personaggio noto e familiare alle autorità di polizia del nascente Regno d’Italia. Focoso sovversivo per la polizia italiana o patriota pontificio per l’autorità ecclesiastica, tutto e sempre dipende ovviamente a seconda dei punti di vista da dove si angola lo sguardo, per alcuni quegli eventi storici che videro la fine violenta per mani militari dello Stato Pontificio furono entusiastica annessione al regno sabaudo, per altri sacrilega invasione per dirla con una frase di Andreotti”.

“In quanto sacerdote – ha aggiunto Luchetti – don Donnino sosteneva la seconda affermazione e come la quasi totalità del clero che riteneva appunto sacrilega quell’invasione, difende a spada tratta il Papa spodestato dai suoi antichi domini con la forza da Vittorio Emanuele II, ritenuto dal clero in genere un Re usurpatore e sulla testa del quale non tarderà a cadere la scomunica di Pio IX. Per i suoi pubblici discorsi tendenti ad eccitare lo sprezzo contro il nuovo governo dei piemontesi e per aver dato più volte cordiale ospitalità nella canonica di Monte Scatto alla banda Grossi, viene condannato in più tempi a cinque anni di carcere. In ogni caso il pulpito di Monte Scatto non era certo una voce isolata, in quegli anni molti sacerdoti finirono in carcere, lo stesso Arcivescovo metropolita di Urbino, Monsignor Angeloni, fu arrestato per ben tre volte”.

“Don Donnino – ha continuato lo storico – era nato il 12 febbraio 1826 a Serravalle di Carda da Cesare Simoncelli e da Maria Morelli, primogenito di dodici figli, nella stessa casa dove un secolo prima era nato l’Abate Antonio Maurizio Tocci la cui famiglia trasferitasi a Cagli circa il 1750 aveva venduto la casa di Ca’ – Tocci e i terreni ai Simoncelli, famiglia di tutto rispetto ancorché agricoltori, che nel corso dell’800 ebbero anche un altro figlio, Simone Simoncelli, medico chirurgo di condotta all’Acqualagna. In un mondo di generale miseria dove pochi sapevano leggere e scrivere e molti vivevano alla giornata, avere in famiglia un medico e un prete faceva un enorme differenza. Smorzati i clamori e le grandi imprese della banda Grossi con la sua scomparsa, don Donnino forse capì che sarebbe stato inutile continuare a combattere in prima persona una battaglia impari, scontati quindi per motivi politici i suoi debiti con la giustizia, se ne tornò a fare il parroco a Monte Scatto dove rimase fino alla fine dei suoi giorni, e tutto tornò ad essere un borgo tranquillo e sperduto come lo era prima di Grossi e prima di lui”.

Fonte: https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/duecento-anni-fa-nasceva-il-56db1d5e?1769923040=