Pannella (purtroppo) ha vinto
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n.47/26 del 3 giugno 2026, Santa Clotilde
Pannella (purtroppo) ha vinto
“Tutte le sue battaglie combattute da cavallo pazzo e col piglio di dare scandalo, sono diventate leggi, costumi e temi fondamentali nel presente: il divorzio, l’aborto, i diritti civili, la libertà sessuale, l’emancipazione femminile, il riconoscimento delle coppie omosessuali, i gay pride, i transgender, l’obiezione di coscienza, l’individualismo libertario, il primato del singolo su ogni comunità, a partire dalla famiglia, la scristianizzazione della società”.
Pannella il trasgressivo fondò il nuovo conformismo, di Marcello Veneziani (“La Verità” del 19 maggio 2026)
Sono passati dieci anni giusti dalla morte di Marco Pannella, e quando ripenso a lui mi appare come il ribelle, trasgressivo precursore del presente conformismo. Come il pazzariello che va avanti alla banda nelle processioni di paese e la annuncia; dopo di lui arrivarono i tromboni, le autorità, i devoti. Se ci pensate bene, tutte le sue battaglie combattute da cavallo pazzo e col piglio di dare scandalo, sono diventate leggi, costumi e temi fondamentali nel presente: il divorzio, l’aborto, i diritti civili, la libertà sessuale, l’emancipazione femminile, il riconoscimento delle coppie omosessuali, i gay pride, i transgender, l’obiezione di coscienza, l’individualismo libertario, il primato del singolo su ogni comunità, a partire dalla famiglia, la scristianizzazione della società, ben oltre l’anticlericalismo, l’animalismo, l’ecologia. E le sue battaglie ancora aperte restano i cavalli di battaglia di mezzo mondo politico e di larga parte della stampa e della cultura: l’eutanasia e il suicidio assistito, la liberalizzazione della droga e le condizioni delle carceri, il pacifismo e il garantismo. Oggi l’arco progressista, la sinistra, il mainstream sono figli o figliastri di Pannella più che delle tradizioni storiche e sociali del comunismo, dell’anticapitalismo, del socialismo. E non mancano focolai pannelliani anche nel centro-destra di derivazione berlusconiana. Quando Pannella agitava quei temi, quando digiunava, s’incatenava, protestava e si lagnava, sembrava un esagitato molesto e isolato, un predicatore nel deserto; oggi ha vinto il suo deserto, il conformismo prevalente abbraccia quasi tutte le sue idee. Dei leader e dei partiti passati, è proprio Pannella quello che ha lasciato più tracce durature.
Sul piano storico, negli ottant’anni di Repubblica italiana che abbiamo alle nostre spalle, una decina sono stati i leader politici più significativi. Provo a fare l’elenco: Alcide De Gasperi e Amintore Fanfani, Aldo Moro e Giulio Andreotti, Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, Pietro Nenni e Bettino Craxi, Giorgio Almirante e Marco Pannella; infine, in quella che fu chiamata seconda repubblica Silvio Berlusconi. Poi ci furono eminenti personalità, come Giuseppe Saragat e Randolfo Pacciardi, Giorgio La Malfa e Giovanni Malagodi, e qualche Presidente della Repubblica; ma i leader politici della Repubblica sono i primi. Pannella è dunque uno di quelli, e tra quelli è colui che ha inciso di più almeno sul piano civile. Dopo la Contestazione del ’68, lo spirito rivoluzionario, collettivista e anticapitalista si sgonfiò nel nulla o nella lotta armata, mentre sul piano della rivoluzione dei costumi seguì la linea libertaria e radicale di Pannella.
Nelle sue battaglie, Pannella ha corteggiato la morte; non tanto coi digiuni ma con l’aborto, l’eutanasia, il suicidio assistito, la droga libera. Pannella è stato lo shaker di Eros e Thanatos, liberalizzazione del sesso e della morte, ma con grande afflato ideale e perfino etico.
È stato un grande e appassionato leader, animato dalla purezza radicale degli Impuri Dichiarati. Ed è stato un Predicatore Istrione che nel naufragio della politica italiana ha grandeggiato come un Mago Merlino. La sua aggressiva dolcezza, i suoi sorrisi feroci, i suoi occhi abbaglianti, la sua infrenabile, torrenziale oratoria, vittimista e protestataria, predicatrice e iconoclasta…
Il filosofo Augusto del Noce prevedeva col suicidio del comunismo l’avvento di un partito radicale di massa. E’ esattamente quel che è avvenuto, con una sinistra che volta le spalle ai popoli e al proletariato e modula la sua battaglia etica sui temi civili indicati dai radicali di Pannella, magari riveduti e corrotti dal cinismo politico e dal politically correct occidentale. Se il partito radicale di massa è nato a sinistra – anche se trova simpatizzanti sul versante opposto – è giusto tributare omaggio al suo precursore, il radicale Pannella. Non è stato lui a mutare la rivoluzione sociale ed economica, la lotta di classe, nella rivoluzione sessuale e dei costumi? Non è stato lui il capofila dell’Italia radical e individualista, libertina e permissiva? Pannella è stato l’antagonista principale della tradizione italiana; il vangelo radicale è molto più nichilista, irreligioso e laicista di quello comunista. Pannella fu la sintesi tra Savonarola e Pietro l’Aretino, profeta piangente di una società gaudente. Spacciatore d’individualismo tra i collettivisti, marcotrafficante di un liberismo applicato alla vita, alla morte e al sesso, sfregiò il Parlamento mandandovi gente come Cicciolina e latitanti come Toni Negri, Pannella attraversò e sfasciò i poli di destra e di sinistra. Riuscì a far avere a radio radicale tanti soldi pubblici sia come servizio pubblico che come giornale di partito (ovvero, la Rai e l’Unità messe insieme..). Fu l’ultimo dei grandi leader carismatici e l’ultimo dei grandi oratori e predicatori laici e libertari. Ebbe interlocutori come Pasolini e Sciascia, solo per dirne un paio. Con la Bonino fu la coppia reale di un’Italia senza figli, che promuove gli aborti e le separazioni, liberalizza la droga, il sesso e l’eutanasia. E’ stato un vero garantista e ha combattuto giuste battaglie contro la mala giustizia e i suoi abusi, contro le discriminazioni politiche, le ghettizzazioni e la partitocrazia. Ho ricordato di recente una sua splendida orazione a un congresso del Msi nell’82, dove usò l’argomento più formidabile contro il partito d’Almirante: non lo accusò, come tutti, d’essere fascista ma di non essere all’altezza del fascismo, che a suo dire fu grande, seppur di una grandezza tragica, ed ebbe giganti come ministri, artisti, scrittori ed eroi. Il testacoda di Pannella costrinse Almirante a dire che il fascismo è ancora qui, nel suo Msi.
Nei dibattiti televisivi Pannella sapeva usare armi demagogiche, aggressioni verbali e a volte anche astuzie da venditore di tappeti. Una volta con la Bonino si rifiutarono di partecipare a un dibattito in Rai perché non mi volevano come interlocutore, perché li avevo criticati apertamente, pubblicando sul settimanale che dirigevo, le foto degli aborti da loro praticati. Perché è permesso far vedere in tv i condannati alla pena di morte e non chi aiuta ad abortire? E perché poi vergognarsi di un’azione di cui erano orgogliosi? Almeno così pensavo con un residuo fervore giovanile. Ma quello che ai miei occhi appariva come un delitto e la soppressione di una vita sul nascere, ai loro appariva una missione etica, ideale, in difesa delle donne e della libertà.
Era insopportabile il suo piagnonismo con i suoi digiuni, la sua denuncia permanente e il suo funambolismo, la contrattazione sul voto e la pretesa di interpretare la moralità della politica e insieme la liberazione dalla morale. Poi mi pareva contraddittorio l’atlantismo dei radicali, soprattutto della Bonino, la difesa di alcune guerre aggressive in Medio Oriente, rispetto allo spirito gandhiano e pacifista che sbandierava Pannella.
Marco Giacinto ha rappresentato al meglio il peggio degli italiani, ha dato dignità ideale e perfino etica all’egoismo permissivo. La beffa finale fu l’ossequio unanime che alla sua morte gli fu tributato da partiti e istituzioni da lui avversati, la simpatia di Papa Francesco e dei vecchi marpioni democristiani. Così passò da profeta della trasgressione a Santo Patrono del conformismo bioetico e antifamilista, a colpi di omolatria e pedofobia. Chi oserebbe oggi contraddire i dogmi di Papa Pannella? Fece il miracolo di tramutare i peccati in virtù. Perciò fu portato virtualmente in processione sotto una campana di vetro, come le madonne e i padri pii. San Marco Giacinto, patrono di un’Italia radicale e sradicata, bigotta pure nella trasgressione.

