Catechismo delle verità opposte agli errori del nostro tempo
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 22/26 del 18 marzo 2026, San Cirillo di Gerusalemme
“Catechismo delle verità opposte agli errori del nostro tempo”
Nel marzo 2025 il Centro Librario Sodalitium ha pubblicato il “Catechismo delle verità opposte agli errori del nostro tempo” di mons. De Castro Mayer. Un anno dopo ricordiamo l’importante iniziativa editoriale con la pubblicazione della prefazione di don Francesco Ricossa.
Dom Antonio de Castro Mayer, Vescovo di Campos (Brasile), “Lettera pastorale sui problemi dell’apostolato moderno” e “Catechismo delle verità opposte agli errori del nostro tempo”, Verrua Savoia, Centro Librario Sodalitium, 2025, 128 pag., 15,00 euro.
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Prefazione
ll 6 gennaio 1953, festa dell’Epifania, mons. Antonio de Castro Mayer, vescovo di Campos, in Brasile, pubblicò una “Lettera pastorale” con annesso un “Catechismo delle verità opportune che si oppongono agli errori contemporanei”.
Il documento, appartenente per sua natura al magistero episcopale della Chiesa, fu pubblicato ovviamente in porto- ghese (Carta pastoral sobre os problemas do apostolado moderno, editora Vera Cruz, San Paulo), ma venne ben presto tradotto in altre lingue: ho sotto gli occhi, ad esempio, la traduzione in francese a cura della Cité Catholique come estratto del n. 103 della rivista Verbe pubblicata nel Québec (Canadà) nel 1962 (come riedizione della prima traduzione che è del 1959), ed è nota anche una traduzione in spagnolo edita in Argentina.
La lettera pastorale ed il catechismo furono anche pubblicati in italiano, con il titolo Problemi dell’Apostolato moderno. Una prima edizione, con traduzione di mons. Giuseppe Petralia (1906-2000, futuro arcivescovo di Agrigento), fu data alle stampe fin dal 1954 dall’Istituto editoriale Bartolo Longo, a Pompei, all’ombra quindi del celebre Santuario di cui era prelato l’arcivescovo Roberto Ronca, che infatti concesse l’Imprimatur.
È facile pensare che fu proprio mons. Ronca (1901-1977) a volere la traduzione e diffusione del testo del confratello brasiliano, del quale evidentemente condivideva il pensiero. Esponente di spicco di quello che Andrea Riccardi (di tutt’altro orientamento) chiamò il “partito romano” (Il ‘partito romano’, politica italiana, Chiesa Cattolica e Curia Romana da Pio XII a Paolo VI, Brescia, 2007) condividerà col prelato brasiliano il sostegno al Cætus internationalis Patrum durante il Vaticano II, e la fedeltà alla Messa romana dopo le riforme post-conciliari.
Ben presto esaurita la prima edizione italiana, si provvide a una seconda edizione (1963) a cura delle Edizioni dell’Albero – Centro Editoriale Torinese; siccome la tipografia era quella dei benedettini di Parma, l’Imprimatur fu concesso dal Padre Abate di San Giovanni, Domenico Carlo De Vincentiis nel 1964.
Dell’ambiente del nascente tradizionalismo cattolico italiano, radicato in quei tempi anche nelle edizioni dell’Albero (fondata nel 1962 da Alfredo Cattabiani), con le sue luci ma anche le sue ombre, ha trattato la nostra rivista Sodalitium nel novembre 1999 (n. 50, Costruiremo ancora cattedrali). La riedizione della lettera pastorale fu certamente consigliata da Giovanni Cantoni (1938-2020), non ancora fondatore di Alleanza Cattolica, ma già evidentemente in contatto con la brasilia- na Tradizione Famiglia e Proprietà del prof. Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), del quale le stesse edizioni pubblicavano la prima edizione italiana di Rivoluzione e Controrivoluzione.
L’autore
L’autore, mons. Antonio de Castro Mayer (1904-1991), non avrebbe bisogno di presentazione. Nato in una famiglia numerosa a Campinas, nello stato di San Paolo in Brasile, mons. Mayer studiò nel seminario minore del Bom Jesus a Piropora (1916), poi nel seminario arcidiocesano di San Paolo (1922) per addottorarsi infine in Sacra Teologia alla Pontificia Università Gregoriana in Roma (si nota in lui la formazione gesuita, in questo diversa da quella domenicana di padre Guérard), città dove venne ordinato sacerdote nel 1927 dal cardinale Basilio Pompilij.
Tornato in Brasile, fu designato professore di teologia dogmatica e storia della filosofia nel seminario maggiore di San Paolo e tenne la cattedra di Dottrina sociale della Chiesa all’Istituto Sedes Sapiaentice della Pontificia Università Cattolica di San Paolo. Canonico metropolitano di San Paolo (1939), assistente generale di Azione Cattolica (1940) e vicario generale della medesima (1942) nonché assistente ecclesiastico e collaboratore della rivista O Legionario.
Il suo sostegno al libro di Corréa de Oliveira sulle deviazioni dell’Azione Cattolica (1943) costò a lui e a don Sigaud il loro incarico nel seminario, e don Mayer fu relegato alla modesta funzione di vicario economo della parrocchia San José do Belem (1945).
Intervenne però in loro favore il cardinale Benedetto Aloisi Masella, già nunzio in Brasile fino al 1946, per cui fu designato da Pio XII vescovo ausiliare della diocesi di Campos (1948) di cui divenne vescovo nel 1949, e che dotò del seminario, minore e maggiore (l “incidente” del 1946 mostra come Roma – già allora – avesse difficoltà a farsi obbedire dall’episcopato).
Nel 1951 fondò nella sua diocesi il mensile Catolicismo, da cui nascerà nel 1960 l’associazione per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà diretta dal prof. Corréa de Oliveira. In quanto vescovo di Campos, partecipò al Concilio Vaticano II.
Nei “vota” preparatori al Concilio (1959), quelli di mons. Mayer e di mons. Proerm Sigaud (assieme a quelli dell’italiano mons. Carli) si distinsero per l’ortodossia della dottrina e la lucidità nel denunciare i pericoli che minacciavano la Fede.
Di fronte alle devianze modernistiche che si manifestavano vittoriose durante il Concilio, fu con mons. Proerm Sigaud e mons. Lefebvre tra i principali organizzatori del Co. etus Internationalis Patrum (1963), la cui iniziativa era dovuta ai due vescovi brasiliani. Mons. Lefebvre ne fu nominato presidente, mons. Mayer vicepresidente, mons. Sigaud segretario, mons. Carli uno dei principali esponenti.
Dopo il Concilio, solo mons. Lefebvre e mons. de Castro Mayer continuarono attivamente la battaglia, ma in maniera diversa: il primo fondando la Fraternità San Pio X, per la formazione dei sacerdoti, il secondo continuando a governare la sua diocesi. Entrambi, diedero il loro appoggio al “Vademecum del cattolico fedele” (1968), iniziativa dell’abbé Coache. Entrambi si oppongono al nuovo messale, in maniera discreta, nel 1969.
Il vescovo brasiliano pubblicò una lettera pastorale sul Sacrificio della Messa ribadendo la dottrina tradizionale, tradusse il “Breve Esame critico del Novus Ordo Missce” (opera di padre Guérard des Lauriers e sottoscritto dai cardinali Ottaviani e Bacci) comunicandolo al clero della sua diocesi e ai vescovi brasiliani e inviò a Paolo VI lo studio di Arnaldo Xavier Vidigal da Silveira (1929-2018) sul Novus Ordo Missce e l’ipotesi teologica di un Papa eretico.
La diocesi di Campos rimase così l’unica diocesi al mondo in cui fu mantenuta la Messa romana, e questo fino al 29 agosto 1981, quando il vescovo dovette presentare le sue dimissioni.
Mentre fino a quel momento mons. de Castro Mayer aveva osservato scrupolosamente la legge canonica e circoscritto la sua azione in difesa della Fede all’ambito della sua diocesi, a partire da quel momento, dopo essersi allontanato dall’Associazione per la difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà, iniziò ad organizzare il clero fedele della diocesi di Campos nell’Unione sacerdotale San Giovanni Maria Vianney (anche allora limitandosi sempre ai confini della diocesi) e a prendere pubblicamente posizione contro gli errori conciliari e post-conciliari assieme a mons. Lefebvre in alcuni documenti pubblici, quali la Lettera aperta a Giovanni Paolo Il e Manifesto episcopale (Rio de Janeiro, 21 novembre 1983), la Messa in guardia del 31 agosto 1985, la Dichiarazione di Buenos Aires (dopo la visita alla sinagoga di Roma di Giovanni Paolo II e la riunione inter-religiosa di Assisi) del 2 dicembre 1986.
Al contrario di mons. Lefebvre, però, e della Fraternità San Pio X, non prese mai posizione contro i cosiddetti “sedevacantisti”; sottoscrisse al contrario la “Lettre à quelques évéques” promossa nel 1983 da padre de Blignières e dal sacerdote Bernard Lucien (allora ancora sostenitori della “Tesi di Cassiciacum” di padre Guérard des Lauriers) e consigliò ai sacerdoti che avevano lasciato il distretto degli Stati Uniti della Fraternità di rivolgersi a mons. Guérard des Lauriers per gli ordini sacri.
Quando il 30 giugno 1988, a Écóne, procederà con mons. Lefebvre alla consacrazione episcopale di quattro vescovi della Fraternità, non è un segreto che il vescovo brasiliano, al contrario del confratello francese, era convinto della vacanza almeno formale della Santa Sede.
La collaborazione stretta negli ultimi anni con la Fraternità di mons. Lefebvre, porrà le basi future, però, della rovina della sua opera. Dopo la morte dei due vescovi nel 1991 (mons. de Castro Mayer il 25 aprile) e la consacrazione di mons. Rangel come suo successore il successivo 28 luglio, la collaborazione stretta tra il clero di Campos e la Fraternità lefebvriana trascinerà anche i brasiliani nelle trattative e nei compromessi messi in opera dalla Fraternità in seguito al Giubileo del 2000, il che porterà l’opera fondata da Castro Mayer alla rovina e all’assorbimento nel movimento modernista con gli accordi degli anni 2001-2002.
Di questi accordi, stretti da mons. Rifan, successore di mons. Rangel, naturalmente mons. de Castro Mayer non è responsabile, se non per la fiducia da lui accordata alla Fraternità.
Attualità della nostra pubblicazione
La lettera pastorale dell’allora vescovo di Campos data, come detto, del gennaio 1953. Letta e studiata dalla prima generazione di “tradizionalisti” (nel senso di fedeli alla tradizione della Chiesa e refrattari al neo-modernismo che ha trionfato al Concilio) era da tempo esaurita, e sconosciuta ai più giovani.
Ci si può chiedere se, a distanza di così tanti anni, essa abbia ancora interesse, al di là della curiosità storica, per il lettore dei nostri giorni, che vive e opera in una situazione divenuta, per la società e per la Chiesa, incredibilmente più grave di quella di allora.
Certo, gli aspetti più contingenti del documento, legati ai tempi e al luogo, possono essere oggigiorno bisognosi di un adattamento o di una ulteriore precisazione, e molti altri argomenti andrebbero affrontati: gli “errori contemporanei” di oggi sono, come detto, notevolmente più numerosi e gravi di quelli di allora.
D’altra parte, la dottrina rivelata e l’insegnamento della Chiesa non hanno data di scadenza, e conservano sempre la loro attualità; e senza dubbio il vescovo di Campos espresse l’una e l’altro con chiarezza, incisività, ortodossia a tutta prova, e vero senso pastorale.
D’altra parte, gli errori di oggi hanno origine in quelli, speculativi e pratici, dottrinali e pastorali, di allora. Sarà quindi utile se non indispensabile risalire alle cause e non soffermarsi solo sugli ultimi effetti della crisi contemporanea.
Infine, il lettore di oggi troverà nel “catechismo” di mons. de Castro Mayer una chiara esposizione delle verità cattoliche e una altrettanto chiara condanna degli errori opposti sui temi più svariati e però tutti strettamente collegati (nella stessa forma mentis: quella cattolica per le verità insegnate, quella neo-modernista per gli errori confutati): dalla liturgia all’ecclesiologia, dalla vita spirituale all’apostolato cattolico, dalla morale al dogma, dal diritto pubblico ecclesiastico fino alle dottrine politiche, economiche e sociali.
Rileggendo la chiara esposizione del vescovo brasiliano, il cattolico militante di oggi si accorgerà di avere ancora molto da imparare da quello di ieri (che a sua volta non esitava a rifarsi esplicitamente ai cattolici integrali che collaborarono con san Pio X) e magari si renderà conto di aver assorbito anch’esso, quasi senza accorgersene e senza volere, una mentalità e persino alcuni di quegli errori moderni che crede di combattere.
Una lettura utile, quindi, per il militante cattolico di oggi, sia esso membro del clero o del laicato, che l’Istituto Mater Boni Consilii e il Centro librario Sodalitiurn sono lieti di mettere ancora a disposizione di una nuova generazione.
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