Bibi traccia il solco, ma è Ciuffo biondo che lo difende
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 18/26 del 2 marzo 2026, San Giovino
Bibi traccia il solco, ma è Ciuffo biondo che lo difende
La prepotenza comanda il mondo, di Marcello Veneziani
Non chiamatelo almeno “attacco preventivo”: bombardare l’Iran è stata un’aggressione premeditata e deliberata, non scaturita da alcuna minaccia imminente.
L’Iran non voleva la guerra e non pensava di usare armi di distruzione contro Israele e non perché sia un paese di pacifisti innocui ma perché sapeva che un attacco a Israele avrebbe decretato la distruzione dell’Iran e la fine del regime. Che è avvenuta comunque, anche in mancanza di un’azione aggressiva di Teheran.
Certo, il regime degli ayatollah è repressivo e liberticida, una parte della popolazione, non sappiamo se maggioritaria, lo sostiene e un’altra lo detesta. Non sappiamo davvero quale delle due sia maggioritaria e quanto sia estesa la zona grigia nel mezzo. Non sappiamo quanto sia reale la rappresentazione che ne viene data in occidente e quanto la protesta sia autoctona e genuina o manovrata, sobillata dall’esterno.
Ma ci fa inorridire un ordine mondiale imposto con la forza delle armi e la prepotenza dei capi; un impero che decide in modo unilaterale chi merita di stare sulla faccia della terra e chi no, e un paese che può impunemente da anni colpire i paesi vicini.
Un imperatore prepotente affiancato da un criminale di guerra, sterminatore di popolo, che decidono a loro insindacabile e irreparabile giudizio chi sono i Criminali da uccidere e quelli invece che sono amici e alleati.
Trump e Netanyahu stanno mettendo a rischio il pianeta, l’equilibrio internazionale e stanno legittimando con le loro azioni di guerra altri soprusi e altre aggressioni nel mondo. Speriamo che l’attacco non si estenda e non inneschi altri conflitti interni e internazionali.
E l’Italia? Cosa volete che possa fare, è stata tenuta all’oscuro di tutto, come una minorenne. Continua a pettinare le bambole delle leggi elettorali…
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Il Gorla persiano
Repubblica: “Colpita una scuola femminile a Minab, almeno 108 morti.” Stesso titolo per Sky Tg 24 e per il Messaggero: “Raid israeliano, colpita una scuola: 108 morti.”
La Stampa: “Decine di morti e feriti.”
Il Sole 24 Ore: “Sale a 148 il bilancio dell’esplosione nella scuola femminile.”
— Esplosione, come se fosse un evento accidentale.
Nei titoli dei giornali italiani la parola “bambine” non compare mai. Ci sono “vittime”, “morti”, “feriti”, ma nessuno le chiama per ciò che erano davvero: bambine.
Una parola che, invece, ritroviamo sulla stampa estera, che evidentemente gode di una salute migliore rispetto alla nostra.
Sul Giornale e su Libero non c’è nemmeno spazio per questa notizia, che — se avesse riguardato bambine cristiane (??? ndr) o ebree — sarebbe probabilmente stata in apertura su tutte le prime pagine.
Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele, presentati dai rispettivi leader come bombardamenti “per la libertà del popolo iraniano”, hanno prodotto questo risultato. E il bilancio è tutt’altro che definitivo.
E la scorta mediatica è già all’opera nel sostenere senza prove che l’attacco contro la scuola sia opera degli stessi missili iraniani. Secondo varie fonti OSINT (Open Source Intelligence) la scuola femminile si trovava accanto a una base militare. Tuttavia, questo non la rende un obiettivo legittimo ai sensi del Diritto dei Conflitti Armati, anche se davvero si fosse trovata accanto o persino all’interno dei locali.
D’altronde sono due anni che la scorta mediatica ha sostenuto le bugie di Israele che ogni volta che bombardava una scuola o un ospedale raccontava che dentro si nascondeva Hamas.
E dosì facendo l’IDf, l’esercito più morale al mondo, ha distrutto il 90% delle scuole a Gaza, ha ucciso oltre 1500 operatori sanitari nella Striscia, ha ridotto al collasso il sistema scolastico e sanitario.
E a proposito del silenzio omertoso dei nostri media sull’attacco alla scuola femminile in Iran, risultano tristemente centrate le parole di Caitlin Johnstone:
“Liberare le donne iraniane dall’hijab significa semplicemente uccidere le ragazze prima che siano abbastanza grandi da iniziare a indossarne uno.”
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