Terra Santa – L’annessione della Valle del Giordano

Palestinians participate in a big rally to protest against Israel's plan to annex parts of the occupied West Bank, in Jericho on June 22, 2020. (Photo by ABBAS MOMANI / AFP)

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 65/20 del 26 giugno 2020, Santi Giovanni e Paolo

Terra Santa – L’annessione della Valle del Giordano

Valle del Giordano, migliaia di palestinesi in piazza contro l’annessione israeliana

A Gerico la prima imponente manifestazione contro il progetto di Israele, con il sostegno dell’alleato statunitense. Per i dimostranti non esiste Stato palestinese “senza la valle”. Un abitante della zona contesa: con l’annessione saremo strangolati. B’Tselem: rendere “impossibile” la vita, per costringere i palestinesi alla fuga.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Non esiste uno Stato palestinese “senza la valle del Giordano”; e ancora, la Palestina “non è in vendita”: con questi slogan a migliaia sono scesi per la prima volta in piazza a Gerico, sfidando le limitazioni imposte dalla pandemia di Covid-19 che torna a colpire l’area, per protestare contro il piano di pace americano per il Medio oriente. Dall’annuncio, a gennaio, si sono registrate decine di piccole proteste che, in queste ultime ore, hanno assunto proporzioni mai viste sinora nel contesto di una escalation della tensione.

Il primo luglio dovrebbe prendere forma il piano elaborato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu per attuare il progetto contro il quale si battono e palestinesi e parte di Israele. Il nuovo esecutivo, frutto dell’accordo fra l’attuale premier e il leader dell’opposizione Benny Gantz, ha fra gli obiettivi l’annessione di territori – fra cui la valle del Giordano – e la regolarizzazione delle colonie. Un progetto bocciato dalla Corte suprema, bollato come “Apartheid del 21mo secolo” da esperti Onu e che preoccupa la Chiesa di Terra Santa, che parla di politica “grave e catastrofica” col benestare degli Usa nel contesto del controverso “Accordo del secolo”.

Il movimento Fatah ha lanciato un appello alla mobilitazione popolare fra i palestinesi, convinto di un crescente sostegno a livello internazionale contro il progetto. Esso, afferma il segretario generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) Saëb Erakat, è formato da “Paesi arabi, nazioni non allineate, dell’Africa e dell’Europa”.

Intanto sul terreno continuano ad aumentare le tensioni, come confermano gli abitanti di Al-Maleh uno dei punti contesi della valle del Giordano dove coloni ebraici e palestinesi vivono da separati in casa e fanno di tutto per evitarsi. “Stiamo già soffocando – racconta a Le Monde Ibrahim Najada, abitante della zona – e se si concretizza l’annessione sarò completamente strangolato”. Per Israele l’area ha un’importanza strategica sia a livello agricolo, sia per definire i confini con la Giordania.

L’annessione “è un mezzo, non un fine” di modo che Israele possa “stabilire un dominio coloniale dal Mediterraneo alla Giordania” sottolinea Lubnah Shomali, direttrice dell’Ong palestinese Badil. Le fa eco Amit Gilutz, portavoce del movimento anti-occupazione B’Tselem, secondo cui l’obiettivo del governo israeliano è “rendere impossibile la vita ai palestinesi, per costringerli a fuggire”.

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