Il Rosario di Lepanto e non solo

noventa-lepanto copiaCentro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 70/19 del 7 ottobre 2019, Regina del SS. Rosario

Il Rosario di Lepanto e non solo

Festeggiamo l’anniversario della vittoria di Lepanto con i brani di due encicliche di Leone XIII e di Pio XI sull’efficacia della recita del Rosario per la difesa della religione daTUTTI i nemici di Cristo, della Sua Chiesa e della Sua regalità. che il rosario non lo recitano.

Leone XIII, “Supremi apostolatus”, 1° settembre 1883
(…) L’efficacia e la potenza della stessa preghiera furono poi mirabilmente sperimentate anche nel secolo XVI, allorché le imponenti forze dei Turchi minacciavano di imporre a quasi tutta l’Europa il giogo della superstizione e della barbarie. In quella circostanza il Pontefice San Pio V, dopo aver esortato i Principi cristiani alla difesa di una causa che era la causa di tutti, rivolse innanzi tutto ogni suo zelo ad ottenere che la potentissima Madre di Dio, invocata con le preghiere del Rosario, venisse in aiuto del popolo cristiano. E la risposta fu il meraviglioso spettacolo, allora offerto al cielo e alla terra, spettacolo che incatenò le menti e i cuori di tutti. Da una parte, infatti, i fedeli pronti a dare la vita e a versare il sangue per la salvezza della religione e della patria, aspettavano intrepidi il nemico non lontano dal golfo di Corinto; dall’altra, uomini inermi in pia e supplichevole schiera invocavano Maria, e con la formula del Rosario ripetutamente salutavano Maria, affinché assistesse i combattenti fino alla vittoria. E la Madonna, mossa da quelle preghiere, li assistette. Infatti, avendo la flotta dei cristiani attaccato battaglia presso le isole Curzolari, senza gravi perdite sbaragliò ed uccise i nemici [a Lepanto] e riportò una splendida vittoria. Per questo motivo il santissimo Pontefice, ad eternare il ricordo della grazia ottenuta, decretò che il giorno anniversario di quella grande battaglia fosse considerato festivo in onore di Maria Vincitrice, e tale festa Gregorio XIII consacrò poi col titolo del Rosario.
Parimenti sono note le vittorie riportate sulle forze dei Turchi, durante il secolo scorso, una volta presso Timisoara in Romania, e l’altra presso l’isola di Corfù, in due giorni dedicati alla grande Vergine e dopo molte preghiere a Lei offerte secondo il pio rito del Rosario. Questa fu la ragione che mosse il Nostro Predecessore Clemente XI a stabilire che, in attestato di riconoscenza, tutta la Chiesa celebrasse ogni anno la solennità del Rosario.
Pertanto, poiché risulta che questa preghiera è tanto cara alla Vergine, e tanto efficace per la difesa della Chiesa e del popolo cristiano, nonché per impetrare da Dio pubblici e privati benefici, non stupisce che anche altri Pontefici Nostri Predecessori si siano adoperati con parole di altissimo encomio per diffonderla. Così Urbano IV affermò che “per mezzo del Rosario pervengono nuove grazie al popolo cristiano”. Sisto IV proclamò che questa forma di preghiera “torna opportuna, non solo a promuovere l’onore di Dio e della Vergine, ma anche ad allontanare i pericoli del mondo”; Leone X la disse “istituita contro gli eresiarchi e contro il serpeggiare delle eresie”; e Giulio III la chiamò “ornamento della Chiesa di Roma”. Parimenti Pio V, parlando di questa preghiera, disse che “al suo diffondersi, i fedeli, infiammati da quelle meditazioni e infervorati da quelle preghiere, cominciarono d’un tratto a trasformarsi in altri uomini; le tenebre delle eresie cominciarono a dileguarsi, ed a manifestarsi più chiara la luce della fede cattolica”. Infine, Gregorio XIII dichiarò che il “Rosario fu istituito da San Domenico per placare l’ira di Dio e per ottenere l’intercessione della Beata Vergine”. (…)Pio IX, “Ingravescentibus malis”, 29 settembre 1937,
(…) Ma anche ai nostri giorni non minori pericoli che nel passato sovrastano la società religiosa e civile. Poiché da molti si disprezza e ripudia completamente la suprema ed eterna autorità di Dio, che comanda e vieta, ne viene di conseguenza che è debilitata la coscienza del dovere cristiano, che negli animi la fede si illanguidisce o si spegne del tutto, che poi si smuovono e rovinano le basi stesse dell’umano consorzio. Da una parte si vedono cittadini intenti in una lotta atroce tra loro, perché gli uni sono forniti di abbondanti ricchezze e gli altri devono invece guadagnare il pane per sé e i loro cari con il duro lavoro quotidiano. Anzi in alcune regioni, come tutti sanno, il male è arrivato a tal punto, che si è voluto distruggere perfino il diritto privato di proprietà per mettere in comune ogni cosa. Dall’altra parte, poi, non mancano uomini che dichiarano di onorare ed esaltare soprattutto la potestà dello stato e vanno dicendo che bisogna assicurare con ogni mezzo l’ordine civile e rafforzare l’autorità, e pretendono che così si possono totalmente respingere le esecrabili teorie dei comunisti; però, disprezzando il lume della sapienza evangelica, si sforzano di far risorgere gli errori dei pagani e il loro tenore di vita. A ciò si aggiunga la scaltra e funestissima setta di quelli che, negatori e odiatori di Dio, si dichiarano nemici dell’Eterno; si insinuano per ogni dove; screditano e strappano dagli animi ogni credenza religiosa; conculcano infine ogni diritto divino e umano. E mentre gettano lo scherno sulla speranza dei beni celesti, incitano gli uomini a conseguire con mezzi anche illeciti una felicità terrestre del tutto menzognera e li spingono pertanto con audacia temeraria al dissolvimento dell’ordine sociale, suscitando disordini, cruente ribellioni e perfino la conflagrazione della guerra civile. (…)