Quale futuro per i palestinesi cristiani di Gerusalemme?

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzagerusalemme
Comunicato n. 24/20 del 10 marzo 2020, Santi Quaranta Martiri

Quale futuro per i palestinesi cristiani di Gerusalemme?

Essere un cristiano palestinese a Gerusalemme nel 2020

1. L’incertezza sul futuro di Gerusalemme si è recentemente acuita in seguito alle iniziative promosse dagli Stati Uniti d’America e da Israele. Queste mosse unilaterali rendono ancora più difficile immaginare una pace giusta. Israele ha proclamato Gerusalemme sua eterna capitale, unica e indivisibile. Tuttavia, i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come loro capitale. La comunità internazionale vacilla, dando segnali contraddittori dopo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti, con il conseguente trasferimento dell’ambasciata americana nella città. Eppure, la Santa Sede ribadisce la sua posizione, rivendicando uno status speciale per la Città Santa, in modo che le persone di tutte le religioni possano visitare i luoghi santi della città e pregarci liberamente e senza paura.

2. Alla luce di questi preoccupanti sviluppi, i Gerosolimitani palestinesi stanno sollevando importanti questioni sul loro futuro e sull’atteggiamento che dovrebbero adottare nei confronti di queste realtà. In particolare, i Gerosolimitani cristiani palestinesi, a causa del loro numero esiguo che li rende ancora più vulnerabili, lottano con l’impressione di non essere presi in considerazione e di non avere mezzi per svolgere un ruolo significativo nel futuro della loro amata città.

3. Come possono i cristiani palestinesi di Gerusalemme impegnarsi in questa lotta nella Città Santa e prendere posizione? Di fronte alle forze che si contendono la loro città, gli arabo-cristiani di Gerusalemme si pongono dalla parte del loro popolo, quello palestinese, soffrendo come loro e sperando con loro. Tuttavia, alcuni si guardano intorno, vedendo un crescente estremismo religioso nel mondo in cui vivono, una divisione devastante all’interno della società e un vuoto politico provocato dalla corruzione e dalla mancanza di visione creativa. Essi constatano anche disordini in molti dei Paesi arabi circostanti e il pesante prezzo che i cristiani spesso hanno pagato, perché la guerra, il caos e la distruzione hanno il loro prezzo.

4. Mentre alcuni ebrei rivendicano una Gerusalemme esclusivamente ebraica e alcuni musulmani rivendicano una Beit al-Maqdis esclusivamente islamica, alcuni cristiani palestinesi potrebbero essere tentati di ritirarsi dalla vita pubblica, aggrappandosi esclusivamente alla propria identità religiosa. Potrebbero insistere sul fatto di essere semplicemente cristiani e ciò per loro sarebbe sufficiente. Per quanto riguarda lo status attuale e il futuro di Gerusalemme, potrebbero pensare solo in termini di Gerusalemme come loro casa: una Città Santa, senza tener conto del regime, politico o nazionale che sia. Tuttavia, l’identità religiosa, per quanto importante possa essere per l’identità di una persona, si incarna sempre in uno specifico contesto storico, culturale e geografico. L’identità religiosa da sola non è sufficiente per garantire il futuro dei cristiani a Gerusalemme. Limitare l’identità alla religione comporta il rischio di vivere nel vuoto, fuori da una terra, da un popolo e da un tempo, dalla realtà stessa.

5. I cristiani sono infatti discepoli di Gesù Cristo. Come lui vivono in un luogo concreto in un determinato momento della storia. La specificità dei cristiani palestinesi di Gerusalemme è il fatto che vivono nella città di Gerusalemme, il cuore del mondo per tanti credenti e il centro della Palestina/Israele di oggi. Come Gesù di Nazareth ha compiuto la sua missione nelle circostanze concrete del suo tempo, così anche i suoi discepoli hanno una missione nel tempo e nel luogo in cui vivono. Come membri del popolo palestinese, i cristiani di Gerusalemme sono chiamati a svolgere la loro missione in mezzo al loro popolo e nella loro terra, anche se le difficoltà abbondano.

6. Gerusalemme è sia la Città Santa che la città della vita quotidiana. In effetti, queste due dimensioni sono inseparabili. Come Città Santa, Gerusalemme è condivisa da ebrei, cristiani e musulmani. Eppure, come città della vita quotidiana, Gerusalemme è condivisa tra i palestinesi e gli israeliani. I palestinesi aspirano a stabilire il proprio Stato con Gerusalemme Est come capitale. I gerosolimitani palestinesi si aggrappano a entrambi gli aspetti di Gerusalemme, una città che li unisce ai sogni e alle aspirazioni del loro popolo e una città che palpita come cuore delle grandi tradizioni religiose universali. (…)

8. I Gerosolimitani cristiano- palestinesi, solidamente radicati nella loro identità personale nella sua dimensione religiosa e nazionale, possono rispondere pienamente alla loro vocazione locale e universale, lavorando per l’uguaglianza, la giustizia e la pace, contribuendo con tutti i mezzi possibili a porre fine al conflitto a Gerusalemme. Gerusalemme può diventare di nuovo una città santa e umana, una città di Dio e una città per tutti i suoi abitanti, nonché una città aperta e inclusiva, accessibile a tutti coloro che desiderano recarvisi. (…)

10. In unità, tutti i Gerosolimitani, insieme a tutti coloro che amano questa città, sono chiamati a cooperare per realizzare la vocazione della città chiamata ad essere santa, rendendola, con la loro preghiera e con i servizi che in essa offrono, una città di uguaglianza e di giustizia, una città di pace per i suoi abitanti e per coloro che vengono da tutto il mondo. I Gerosolimitani cristiano-palestinesi sono allo stesso tempo palestinesi e cristiani, e quindi danno il loro contributo alla santità della città e alla lotta per la dignità di tutti coloro che vi abitano. In questo modo essi sono testimoni di Gesù Cristo, che ha vissuto e insegnato a Gerusalemme, dove, con la sua passione, la sua morte e la sua resurrezione ha riscattato il mondo.

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