Por Dios, por la Patria y el Rey

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 34/12 del 30 marzo 2012, Madonna Addolorata

Por Dios, por la Patria y el Rey

Il requetè romagnolo
di don Ugo Carandino (Sodalitium n. 65)

“Volevo difendere una civiltà basata su valori religiosi, non su un programma politico, partire da credente, senza nessuna tessera di partiti né in tasca né in mente”: con la spiegazione del suo arruolamento tra i Requetè carlisti, il romagnolo Alfredo Roncuzzi inizia il libro di memorie edito nel marzo del 2010 dalle “Edizioni del Girasole” di Ravenna. Il manoscritto è rimasto nel cassetto per molti anni perché, come scriveva l’Autore a padre Eguillor, curatore dell’edizione spagnola, “non trovo nessun editore disposto a pubblicarlo perché va contro le idee correnti in Italia sulla guerra di Spagna … siamo in un tempo di totalitarismo demagogico”. Per la verità, come vedremo, il libro documenta una verità storica che potrà dispiacere non solo ai progressisti ma anche, su alcuni punti, allo schieramento nazionalista.

Uno dei meriti del libro è di scoprire, attraverso le vicende della guerra civile spagnola, il Carlismo, esempio di cattolicismo militante che non combatte per una delle tante ideologie moderne, ma per la regalità sociale di Cristo (come scrive per l’appunto l’Autore: “una civiltà basata su valori religiosi, non su un programma politico”). Le memorie spagnole di Roncuzzi, morto il 31 luglio 1999 all’età di 94 anni, amico di Nicola Lisi e di Pietro Bargellini, sono state pubblicate post-mortem a cura della nipote Laura Spadoni.

Tra i manoscritti di Roncuzzi rimasti tuttora inediti vi è anche una biografia del cardinal Fabrizio Ruffo di Calabria, animatore del Sanfedismo, che rappresentò un’altra importante pagina dell’opposizione cattolica alla guerra orchestrata dalle logge massoniche contro la Cristianità.
Roncuzzi parte alla volta della Spagna per arruolarsi volontario tra le forze nazionali. Mentre si sta dirigendo al centro di smistamento della Legion è incuriosito da un giovane carlista, che definisce gli aderenti al Carlismo “cristiani sino al midollo”, e dalla lettura dell’Ordenanza del Requeté: “la tradizione parla alla tua anima, purifica i tuoi sentimenti e ti avvicina a Dio. Essa insegna ad amare la Chiesa… Non si può essere carlista senza essere cattolico” (pag. 32-33).

L’interesse per un programma così impegnativo è l’inizio dell’avventura spagnola e carlista di Ronduzzi, che preferirà i baschi rossi dei Requetè alle camice azzurre della Legion. Entra così a far parte del Tercio de Requetès El Alcazar: a partire da quel momento, il lettore seguirà il Roncuzzi nelle drammatiche vicende della Crusada, con la coinvolgente descrizione di persone, luoghi, avvenimenti attraverso, come nota il curatore del libro, il prof. Pier Giorgio Bartoli, una prosa ricercata e con vocaboli dotti e desueti, e con frequenti richiami all’adolescenza trascorsa tra la Romagna e la Toscana.

Ma il pregio del libro, come abbiamo già sottolineato, si trova principalmente nell’esposizione della dottrina e dello spirito del Carlismo, che l’Autore scopre dalla voce e dall’esempio dei compagni di combattimento. Le idee che animano il movimento carlista sono chiare e il Roncuzzi le espone con crescente ammirazione: “l’impegno di opporsi in ogni tempo all’eresia sorta nel ‘500, all’ateismo diffuso nel secolo dei lumi, all’agnosticismo democratico derivato dagli innovatori dell’89” (p. 146); “Dios ante todo per motivi religiosi (e per) motivi sociali, immancabilmente per tutti, perchè Stato, leggi, potere, ordine restan senza giustificazione, se a promuoverle ci si contenta della sola volontà umana. Un uomo vale l’altro; il volere di uno o di mille non fa norma e può mutare da un momento all’altro come il vento muove le foglie. Per questo, al di sopra di tutte le questioni e nel campo delle scelte, ciò che importa primariamente es creer en Dios, alla legge naturale predisposta da un Creatore” (p. 159-160).
E ancora: “Lo stato accentratore è un’unità giuridica che non corrisponde alle esigenze della nazione a differenza dei fueros, i quali, non considerano l’individuo (astratto), ma la persona umana secondo il posto che occupa nella società come padre di famiglia, inserito in una professione, appartenente a un dato municipio” (p. 149). “Noi lottiamo per il ritorno di una monarchia legittima, riconosciuta tale, cattolica, spagnola nelle idee e nelle opere, che rispetti i diritti dei nostri fuoros, le antiche libertà, prerogative, pacifiche tradizioni regionali, e non resti alla finestra nella lotta fra los limpios, gli onesti, e los sucios, i perversi, de la naciòn. Questi ultimi sono i discendenti dei liberali e libertari” (p. 112), imbevuti delle idee giacobine e democratiche esportate dalle baionette napoleoniche, gli “afrancesados” e “revolucionarios” (p. 60). Contro la democrazia parlamentare è auspicabile “un’assemblea composta dai rappresentanti di ceti qualificati e categorie produttive: esponenti del clero, delle forze armate, delle corporazioni, delle municipalità, dei sindacati ecc, non un popolo indifferenziato, valevole solo numericamente; Cortes a la española…” (p. 194)

I dialoghi in cui Roncuzzi scopre il pensiero carlista avvengono nelle trincee, nei trasferimenti o nelle rare licenze. In ogni circostanza i commilitoni carlisti dimostrano di essere davvero “cristiani fino al midollo”: frequentano assiduamente le Messe al campo officiate dai cappellani; si riuniscono per le orazioni serali e pregano per i compagni caduti in combattimento (p. 147); partecipano alle funzioni della Settimana Santa del 1938, “con requetés in cotta e cantori” (p. 95). “Cristiani sino al midollo” anche nei confronti dei nemici, come testimonia questo racconto: “giaceva a terra un nemico moribondo che spasimava di dolore e di sete. Due requetés si son posti in ginocchio per dissetarlo e raccomandargli un buon pensiero ultimo, mentre una corona attorno di baschi rossi pregava sommesso” (p. 163). Roncuzzi annota anche i metodi rudi ma efficaci usati con alcune reclute che avevano bestemmiato (“comportati come primitivi”, p. 215). Pochi giorni dopo, le stesse reclute, abbandonate le blasfemie, tra un assalto e l’altro, pregano col Devocionario del Requeté… E quando la guerra toccò il culmine delle violenze, il mormorio che serpeggiava tra i baschi rossi diventa un’amara preghiera: “Dio abbia misericordia dei carnefici che si solo lasciati travolgere dall’odio; Dio abbia misericordia di noi, se non siamo stati abbastanza cristiani” (p. 126).

I requetés amavano cantare gli inni della tradizione carlista, a iniziare dall’Oriamendi: i numerosissimi soldati provenenti dalla Navarra la cantavano in castigliano, mentre i baschi nella versione “euskara”. Potrebbe stupire la presenza di carlisti dei Paesi Baschi. Una conversazione riportata dal Roncuzzi aiuta a capire l’origine religiosa delle battaglie basche: “La questione basca, non come era posta oggi, ma moralmente, era venuta fuori senza artifizi politici quando gran parte della Spagna, a cominciare dalla Capitale, accoglieva dalla Francia, modi, costumi, nuove abitudini di una vita che rinnegava la consueta rettitudine della popolazione locale, allora, da Madrid, arrivavano idee liberali, le mode parigine, la stampa degli scandali, le invettive contro il clero, la politica subdola degli svergognati; e i nativi, per differenziarsi, cominciavano a chiudersi nel loro guscio territoriale e tradizionale. La mia nonna quando nominavano Madrid si faceva il segno della croce…” (p. 66).

Le memorie del Nostro permettono di conoscere aspetti poco conosciuti della guerra civile spagnola, come l’atteggiamento dei “rossi” (da non confondere con le boinas rojas, i baschi rossi dei Carlisti!) nei confronti dei templi protestanti, che vengono risparmiati dal loro furore antireligioso che è essenzialmente anticattolico. Il fatto richiama l’atteggiamento delle forze risorgimentali che in Italia occupavano le chiese cattoliche per consegnarle alle sette protestante. A questo proposito apprendiamo dalle note di Roncuzzi che figure di spicco del cosiddetto “risorgimento” come “Nicola Fabrizi, Enrico Cialdini, Manfredo Fanti, Giacomo e Giovanni Durando, furono dalla parte di Maria Cristina (la regina liberale) e formarono la Legione straniera, detta dei cacciatori di Oporto, per combattere i carlisti” (p. 82).

I soldati carlisti combattono e cadono con onore, e apportano un contributo determinante alla vittoria della Spagna. Ma dalle pagine del libro (tra le quali: p. 111; p- 114; p. 173 e seguenti) emergono le grandi difficoltà che sorgevano tra i carlisti e le altre componenti del fronte nazionale, conseguenza di profonde divergenze dottrinali. Un’eco di queste incomprensioni lo troviamo in un’intervista all’ing. Renzo Lodoli (deceduto nel 2008), figura di spicco dei reduci italiani della guerra spagnola, pubblicata recentemente dalla rivista “Orientamenti” (n. 2, anno XII, giugno 2011, pag. 4).

Lodoli, per spiegare l’impostazione religiosa dei carlisti non trovava di meglio che paragonarli ai… calvinisti! (“i “requetès erano monarchici e quasi, si potrebbe dire, “calvinisti” nei loro atteggiamenti religiosi”). È un giudizio che dimostra la difficoltà di comprendere una battaglia fondata sulla religione, dove “Cristo Re” non è un semplice slogan assolutamente marginale rispetto a un programma politico basato sullo “stato-re” ma, per parafrasare il testo degli esercizi spirituali del santo basco Ignazio di Loyola, è il principio e fondamento dell’azione politica.

Roncuzzi si congeda col lettore abbracciando idealmente i tanti ex-commilitoni requetès ricordando che “niente di quel che (è stato) sofferto e offerto rimarrà nell’anonimato davanti a Dio” (p. 227). Il piacere di leggere un libro così interessante e istruttivo si unisce alla tristezza nel pensare che l’uragano del Vaticano II non ha risparmiato il Carlismo, con i discendenti dei valorosi requetè che oggi difendono la libertà religiosa e sventolano le gloriose bandiere carliste alle giornate mondiali(ste) della ­gioventù.

Alfredo Roncuzzi, L’altra frontiera. Un requeté romagnolo nella Spagna in guerra (Edizioni del Girasole, Ravenna 2010, pag. 264, euro 20,00). Tel. 0544.212830 – email: ufficiostampa.girasole@virgilio.it

Fonte: Sodalitium/a>