Opportune Importune n. 36

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 55/19 dell’8 luglio 2019, Sant’Elisabetta di Portogallo

L’editoriale di Opportune Importune n. 36

“La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò a negare l’impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto – che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo – di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise al potere civile e fu lasciata quasi all’arbitrio dei principi e dei magistrati. Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione nell’irreligione e nel disprezzo di Dio stesso”.

Così scriveva papa Pio XI nell’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, riaffermando col massimo rigore la dottrina della regalità di Cristo sulle nazioni, che era stata negata dalle ideologie nate dalle rivoluzioni. Sulla scia dell’enciclica, per qualche tempo vi fu un certo fermento tra i cattolici che intendevano rispondere all’appello papale. Ma questo fermento fu vanificato dalla progressiva penetrazione del modernismo religioso nella Chiesa, sino al rinnegamento di Cristo Re con i documenti del concilio Vaticano II, e dal dilagare del democratismo cristiano, cioè il modernismo in ambito politico e sociale.

Al di fuori degli ambienti cattolici, i sostenitori delle ideologie in causa continuarono a eludere i diritti di Cristo nell’organizzazione sociale e nelle istituzioni. Le generazioni che seguirono rimasero condizionate da questi errori e i risultati devastanti per la vita della società sono oggi davanti agli occhi di tutti; e risultano poco credibili le alternative partitiche, poiché si basano sugli stessi principi laicisti che sono all’origine della sovversione sociale.

La soluzione ai mali della società in rivolta contro l’Ordine divino e naturale, società avvelenata dagli errori del laicismo e del socialismo (un errore che affascina anche una parte della destra), non si può trovare al di fuori della dottrina della Chiesa e in personaggi estranei al cattolicesimo (basti pensare a Ezra Pound, simpatizzante di Confucio, formatosi negli ambienti della teosofia e del socialismo inglese: rimando all’ottimo articolo di don Ricossa pubblicato sul n. 67 di Sodalitium: “Ezra Pound e la Teosofia”).

Sarebbe un’illusione pretendere di ribaltare le sorti della politica, dell’economia e della finanza se si trascurasse la causa che ha portato all’attuale trionfo di Mammona, cioè l’abbandono progressivo di Dio, dal Rinascimento paganeggiante sino all’attuale apostasia.

Ecco perché è fondamentale dei cattolici militanti, ancorati alla sana dottrina, per poter realizzare il programma tracciato nella parte conclusiva nella “Quas primas”: “È necessario, dunque, che Egli regni nella mente dell’uomo, la quale con per- fetta sottomissione, deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate e alla dottrina di Cristo; che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d’ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come strumenti, o al dire dell’Apostolo Paolo, come ‘armi di giustizia’ offerte a Dio devono servire all’interna santità delle anime. Se coteste cose saranno proposte alla considerazione dei fedeli, essi più facilmente saranno spinti verso la perfezione”.

Le giornate per la regalità sociale di Cristo Re di Modena sono organizzate proprio per contribuire alla formazione del buon cattolico, fedele alla Chiesa e apostolo nella società. Il tema scelto per quest’anno, relativo al triplice centenario indicato nel programma che trovate nella prima pagina del bollettino, riporta l’attenzione su un aspetto fondamentale: l’unica battaglia che deve interessare il cattolico è la “buona battaglia” per la fede, per il trionfo della verità, per la restaurazione del regno di Cristo. Nel 1919 come oggi si poteva e si può essere amici o nemici di Cristo Re, nella vita privata come in quella pubblica. Il periodo trattato fu cruciale per le sorti della Chiesa, perché fu in quegli anni che il modernismo riuscì a sopravvivere alla vigorosa azione di san Pio X e dei cattolici “integrali” come Mons. Benigni e don Paolo de Töth. La società, appena uscita da una catastrofe mondiale, si preparava a precipitare in un’altra, accecata dagli internazionalismi e dai nazionalismi, e furono pochi quelli che continuarono a combattere per la causa della regalità di Cristo, fedeli al Papa e alla Gerarchia, senza farsi sedurre dalle sirene del mondo.

Vi aspetto dunque numerosi a Modena, per militare con sempre maggiore convinzione sotto l’unico vessillo che ci appartiene, quello di Cristo Re.

Don Ugo Carandino

Per scaricare il n. 36 di Opportune Importune, lettera d’informazione della Casa San Pio X: http://www.sodalitium.biz/opportune-importune-n-36/