Militanti Isis, patata bollente tra Turchia ed Europa

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaterroristi
Comunicato n. 56/20 del 5 giugno 2020, San Bonifacio 
 
Militanti Isis, patata bollente tra Turchia ed Europa
La Turchia sta rispedendo in Europa piccoli gruppi di militanti dello Stato islamico andati a combattere nel nord della Siria negli anni scorsi. Dodici sono arrivati in Finlandia negli ultimi giorni, ma in genere i Paesi europei non vogliono simili grane.
La Turchia, è la notizia, ha rispedito in Finlandia dodici «militanti dell’Isis» catturati dalle sue forze armate durante le operazioni nel Nord della Siria. Ci sono diversi aspetti curiosi in questa storia. Il primo è che la dizione «militanti» viene applicata a uomini, donne e bambini, senza fare differenze. Potremmo trovarci di fronte, quindi, a combattenti, civili, bambini-soldato… Non si sa: l’identità dei dodici non è stata resa nota. Il secondo è legato alla Finlandia, Paese pacifico che però, in Europa, ha generato una delle più alte percentuali di jihadisti rispetto alla popolazione totale (5,5 milioni di abitanti). Risultano ancora undici donne e trenta bambini finlandesi tra i detenuti dei campi di prigionia del Kurdistan siriano passato sotto il controllo dei turchi. Il terzo è l’azione delle autorità turche che, da quando hanno preso il controllo delle carceri e dei campi di prigionia prima gestiti dai combattenti curdi, cercano di rispedire al mittente i molti terroristi che hanno «ereditato» e che erano corsi da ogni parte del mondo in Siria per arruolarsi nell’Isis e nelle altre milizie.
L’obiettivo di Recep Tayyip Erdogan è triplice. Intanto, spingere Paesi come Francia, Germania, Belgio e Regno Unito, per citare solo i maggiori, a prendersi la responsabilità del fatto che centinaia, se non migliaia, di loro cittadini sono andati a seminare morte e distruzione in Medio Oriente. Poi, rispondere con la propaganda alle critiche dei governi europei con cui il contenzioso politico ed economico è sempre aperto. Infine, liberarsi almeno in parte di un grosso problema. Secondo i dati disponibili, nel Nord della Siria vi sono ancora circa 70 mila persone legate allo Stato islamico (tra uomini, donne e bambini), delle quali almeno 10 mila vengono da una sessantina di Paesi che non sono Siria o Iraq.
Erdogan, però, non avrà vita facile. I Paesi europei non vogliono riprendersi i cittadini-terroristi, anche per evitare un problema giuridico e diplomatico. Non si sa bene con quali imputazioni processare un francese o un tedesco che ha commesso reati in Siria ed è accusato da un governo come quello di Bashar al-Assad che l’Europa intera ha messo all’indice. Così, i diversi governi nazionali hanno ritirato la cittadinanza a quelli che erano partiti per combattere in Siria, disconoscendoli come cittadini. Oppure, più semplicemente, hanno negato il loro rimpatrio adducendo ragioni di sicurezza.
C’è stata qualche eccezione interessante, ma non troppo significativa. La Francia ha accolto diciotto bambini nati in Siria da jihadisti con cittadinanza francese. Ma i bambini con quella caratteristica finora censiti sono ben trecento. Qualche altro jihadista è stato rimandato in Germania, Irlanda e Danimarca. Uno persino negli Usa. Ma sono appunto gocce di ripensamento in un mare di senso di colpa e di ipocrisia che nessuno si sente di navigare.