Le sanzioni Usa in tempo di coronavirus

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzacoronavirus
Comunicato n. 30/20 del 30 marzo 2020, beato Amedeo IX
 
Le sanzioni Usa in tempo di coronavirus
 
Oraprosiria – Il Corona virus è arrivato, in primi isolati casi, anche in Siria. Tutti conosciamo la sofferenza che il popolo siriano ha patito per 9 anni e a quale ulteriore devastazione andrebbe incontro nella attuale precarietà del sistema sanitario. Vogliamo trarre un brano da un articolo apparso in risposta alla notizia che gli USA hanno inasprito ulteriormente le sanzioni ai Paesi ‘sgraditi’: l’imperativo umanitario ad abrogare le sanzioni unilaterali imposte sia raccolto da organizzazioni governative, da governi, da ogni uomo che rifiuti la condanna a morte per migliaia di persone! 
 
Le sanzioni statunitensi devono finire adesso
 
Le sanzioni statunitensi sono devastanti in tempi ordinari. Ma con l’infuriare della pandemia COVID-19, stanno uccidendo più persone che mai.
 
Le sanzioni sono guerra. Non possono distruggere all’istante la carne come fanno bombe e proiettili, ma uccidono e mutilano comunque. Sottoporre le persone a tali crudeltà è indifendibile in tempi normali: nel mondo pre-COVID-19, la guerra economica americana stava uccidendo i malati di cancro in Iran, stava impedendo ai bambini siriani malati di cancro di procurarsi le medicine necessarie. Ma punire collettivamente intere popolazioni durante una pandemia globale è forse una forma di barbarie ancora più spietata.
 
Il coronavirus sta devastando l’Iran, con più di ventimila casi e oltre 1500 morti. Prima della COVID-19, le sanzioni statunitensi hanno colpito il sistema sanitario iraniano, impedendo l’accesso ai farmaci e a beni di prima necessità come i pacemaker cardiaci. A dicembre, Eskandar Sadeghi-Boroujerdi ha descritto le sanzioni come “la punizione collettiva di oltre ottantuno milioni di iraniani attraverso e per mezzo di uno dei regimi sanzionatori più completi e implacabili della storia moderna”.
 
Il segretario di Stato americano Mike Pompeo non può essere preso sul serio quando sostiene che “l’assistenza umanitaria all’Iran è spalancata, non è sanzionata”. Le sanzioni hanno ostacolato la capacità dell’Iran di contenere l’epidemia, sabotando la crescita economica, impedendo agli iraniani di accedere al database in tempo reale del coronavirus della Johns Hopkins University e portando Google a rimuovere l’applicazione iraniana di diagnosi del coronavirus dal suo negozio online.
 
Mentre le sanzioni potrebbero non proibire esplicitamente i beni umanitari, l’attacco finanziario all’Iran ha reso molte aziende riluttanti ad esportare forniture critiche per paura di una punizione del governo statunitense. Nel bel mezzo della pandemia, Washington ha detto che non fornirà alcun sollievo alle sanzioni. Infatti, sta intensificando il suo attacco all’Iran, aggiungendo ulteriori sanzioni come parte della sua “campagna di massima pressione” per decimare il settore petrolifero iraniano: qualsiasi misura che renda un Paese più povero lo lascia necessariamente in una posizione peggiore per rispondere a una pandemia.
 
Nel frattempo, la Siria ha i suoi primi casi confermati di COVID-19. Per usare un eufemismo, il Paese è malmesso per affrontare la pandemia, non solo a causa della guerra durata nove anni, ma anche perché le sanzioni statunitensi hanno avuto l’effetto di rendere quasi impossibile l’importazione di strumenti medici e di altre forniture mediche.
 
Nonostante le presunte esenzioni umanitarie, le sanzioni hanno colpito l’assistenza sanitaria siriana, incidendo sull’approvvigionamento di medicinali, impedendo le transazioni con le banche straniere e impedendo a molte compagnie farmaceutiche internazionali di trattare con il Paese. L’amministrazione Trump è arrivata al punto di proibire il passaggio di navi di aiuti alla Siria – anche l’Unione Europea e il Canada hanno imposto sanzioni contro il Paese.
 
Semplicemente, il regime di sanzioni sta condannando migliaia di persone alla morte. Che queste sanzioni debbano essere revocate di fronte alla COVID-19 dovrebbe essere un imperativo umanitario non controverso.