Per la Messa romana, contro il Novus ordo

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaG.1987:5 copia
Comunicato n. 36/19 del 6 maggio 2019, San Giovanni a Porta Latina

 Per la Messa romana, contro il Novus ordo

“Chi si accontenta del M.P. Summorum Pontificum, che dichiara al contrario che il messale riformato da Paolo VI è il rito ordinario della Chiesa cattolica, e che ne difende a priori l’ortodossia dottrinale, ha già disertato la battaglia iniziata, 40 anni fa, dal Breve esame critico del Novus Ordo Missæ”.

Prefazione alla ristampa del Breve esame critico del Novus ordo Missæ

Il 30 novembre 1969, prima domenica d’Avvento e quindi inizio del nuovo anno liturgico, doveva entrare in vigore in tutte le chiese cattoliche un nuovo “Ordo Missae”, un nuovo messale (promulgato con la costituzione apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969) in applicazione, si diceva, della costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosantum Concilium (4 dicembre 1963). Nelle intenzioni di Paolo VI, chiaramente manifestate nel concistoro ai cardinali del 24 maggio 1976, il messale riformato doveva prendere – definitivamente – il posto dell’antico: “L’adozione del nuovo Ordo Missae non è certamente lasciato alla libera decisione del sacerdote o dei fedeli. L’istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto che la celebrazione della messa secondo l’antico rito sarebbe permessa, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo ai sacerdoti anziani o malati che celebrano senza assistenza. Il nuovo Ordo è stato promulgato per prendere il posto dell’antico, dopo matura riflessione, al fine di mettere in pratica le norme previste dal concilio Vaticano II”.

Sono passati trent’anni ormai (oggi 50, ndr) da quel celebre discorso, e l’antico messale non è scomparso, come invece si voleva e si pensava. E questo non solo perché viene ancora di fatto celebrato in ogni parte del mondo cattolico, ma anche perché dei provvedimenti emanati dai successori di Paolo VI hanno autorizzato in modo sempre più ampio la celebrazione dell’antico messale; ultimo in ordine di tempo il Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007.
(cfr: https://www.sodalitium.biz/comunicato-riflessioni-sul-motu-summorum-pontificum-2/)

L’antico Ordo Missæ non è scomparso, è un dato di fatto. Come spiegarlo? Ciò si spiega con un altro fatto: la non accettazione pacifica, da parte della Chiesa, del messale riformato. Fin dall’inizio, non solo molti sacerdoti, vescovi e persino cardinali hanno continuato a celebrare con l’antico Missale Romanum (ancora recentemente, un libro ed un’intervista hanno rivelato ad esempio che tra questi bisogna annoverare il Vescovo Ronca ed il cardinal Poggi). Ma sono state anche sollevate delle obiezioni, delle critiche, delle accuse, all’ortodossia stessa di una riforma liturgica che – tra l’altro – non applicava le prescrizioni conciliari, ma le oltrepassava e, a volte, le contraddiceva (cf cardinal Alfons Stickler, Témoignage d’un expert au Concile, A.P.O.C.-Centre international d’études liturgiques, Versailles, 2002).

Nello stesso anno della promulgazione del nuovo messale, vennero infatti pubblicati due studi teologici nei quali non solo l’opportunità ma l’ortodossia stessa del nuovo messale veniva messa in discussione, studi che il lettore potrà rispettivamente leggere in questo volumetto, e nel n. 63 della rivista Sodalitium.
Il primo e il più noto di questi studi è il Breve esame critico del Novus Ordo Missae, datato “Corpus Domini 1969”, e opera, secondo l’espressione dei Cardinali Ottaviani e Bacci che lo approvarono e presentarono a Paolo VI, di “uno scelto gruppo di teologi, liturgisti e pastori d’anime”. Il Breve esame venne pubblicato a Roma dalla “Fondazione Lumen gentium” (in realtà l’associazione Una Voce), e ben presto tradotto dall’italiano in francese, e in numerose altre lingue. Anche il secondo studio, pubblicato a Parigi dalla rivista “La Pensée catholique” (n. 122, anno 1969, pp. 5-43) col titolo di “Ordo missae”, risultava opera di un anonimo “gruppo di teologi”. In realtà, l’autore principale, se non unico, di queste due opere anonime e collettive, fu il teologo domenicano Michel-Louis Guérard des Lauriers.

In quell’anno 1969, Padre Guérard des Lauriers insegnava a Roma, nella Pontificia Università Lateranense, ove era stato chiamato dal Rettore, Mons. Antonio Piolanti, fin dal 1961. Nato a Suresnes, presso Parigi, nel 1898, Raymond Michel Charles Guérard des Lauriers, si distinse fin da subito per le sue notevoli capacità intellettuali. Entrato nel 1921 nella Scuola Normale Superiore (rue d’Ulm) nel 1921, passò l’esame di concorso di matematica nel 1924. Studiò due anni a Roma, presso il professor Levi-Civita, preparando la tesi che sosterrà alla Sorbona col professor Elie Cartan. Proprio durante il suo soggiorno romano, sentì il richiamo della vocazione religiosa che interruppe la sua brillante carriera scientifica, ma non i suoi studi che volle interamente consacrati alla Verità prima. Entrato nell’Ordine dei Predicatori nel 1925, vi fece professione nel 1930 col nome religioso di frate Louis Bertrand, e fu ordinato sacerdote nel 1931. Dal 1933 insegnava all’Università domenicana del Saulchoir, quando, come detto, fu chiamato a Roma da Mons. Piolanti, ed ottenne la cattedra nell’ “Università del Papa”, com’era chiamata la Lateranense. Visse da vicino, quindi, gli avvenimenti del Vaticano II, che sconvolsero la vita della Chiesa; protagonisti, in negativo, di questa rivoluzione furono, tra l’altro, due confratelli domenicani del Saulchoir: padre Chenu e padre Congar. Alla chiusura del Concilio, Paolo VI affidò la riforma liturgica non alla Curia Romana, ma al Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra liturgia, che ebbe primo presidente il cardinal Giacomo Lercaro, e come segretario il padre lazzarista Annibale Bugnino. Il cardinal Antonelli, che pure fu membro del Consilium, ebbe a scrivere: “ho l’impressione che si sia concesso molto, soprattutto in materia di sacramenti, alla mentalità protestante”; nel rito della Messa “l’insistenza sull’idea della cena (…) sembra andare a discapito dell’idea di sacrificio”.

Fin dal 1965, anno in cui fu introdotto il Volgare nella Liturgia, si manifestò però un’opposizione alla riforma liturgica in atto con la fondazione dell’Associazione internazionale Una voce dicentes, per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana. In Italia, a Roma, Una Voce fu fondata il 7 giugno 1966. Non compare, tra i nomi dei fondatori, la scrittrice Cristina Campo (1923-1977): eppure fu proprio lei ad ispirare e dirigere i primi passi della nuova associazione che aveva poco tempo per cercare di contrastare la creazione ex-novo, cosa inaudita, di un nuovo rito della Messa romana che avrebbe dovuto soppiantare e annichilire la Messa che ab immemorabili era stata tramandata fino a noi dai tempi di San Leone Magno e San Gregorio Magno, e che San Pio V aveva quasi “canonizzato” come baluardo opposto all’eresia protestante.

Il Breve esame critico nasce dall’incontro, a Roma, del teologo domenicano Guérard des Lauriers e della scrittrice bolognese, ormai trapiantata a Roma, Cristina Campo (nom de plume di Vittoria Guerrini). A Cristina Campo, alle sue luci e alle sue ombre, il nostro Centro Librario ha dedicato un saggio (F. Ricossa, Cristina Campo, o l’ambiguità della Tradizione) al quale rinviamo il lettore; in esso è tracciata anche la storia con tutte le vicissitudini del Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae, che pertanto non riportiamo in questa breve introduzione. Basterà qui ricordare come il Breve Esame fu “redatto nei mesi di aprile e maggio 1969 [esso porta la data simbolica del Corpus Domini, che cadeva quell’anno il 5 giugno] soprattutto la notte, poiché questo impegno imprevisto si aggiungeva a delle giornate già abbastanza occupate [Padre Guérard insegnava alla Pontificia Università Lateranense]. Dettato a partire da note scritte in francese, e scritto direttamente in italiano da V.C. Guerrini, il testo fu completato e minuziosamente messo a punto da quest’ultima, specialmente per tutto quello che concerne la liturgia”. Così scrisse lo stesso Padre Guérard nel presentare, nel 1983, una nuova edizione del Breve Esame in italiano e francese. Opera di Padre Guérard, quindi, e di Cristina Campo: un confronto con l’articolo già citato pubblicato dalla rivista parigina La Pensée catholique ed il Breve Esame, pur nella differenza dello stile, dimostrerebbe facilmente la similitudine degli argomenti svolti da Padre Guérard nei due testi, gli sviluppi da lui dati nell’articolo in francese al Breve Esame, e la parte propria invece a Cristina Campo, quella cioè che si ritrova nel Breve Esame e non nell’articolo della Pensée Catholique. Dopo la pubblicazione del nostro Cristina Campo o l’ambiguità della Tradizione non può sussistere alcun dubbio sugli autori del Breve Esame (Padre Guérard des Lauriers e Cristina Campo): una paternità che Padre Guérard, d’altronde, rivendicò pubblicamente, senza essere mai smentito, sulla rivista Itinéraires (n. 146, settembre-ottobre 1970). Molti altri nomi sono stati fatti; in realtà vi furono delle riunioni preparatorie presso la sede di Una Voce, durante le quali diedero il loro contributo alcuni sacerdoti (“cinque o sei”, secondo Padre Guérard) tra i quali sono degni di menzione il liturgista mons. Domenico Celada, e il curiale Mons. Renato Pozzi; ma il loro contributo fu marginale. Mons. Lefebvre, che aveva ancora una residenza a Roma e che aveva appena iniziato l’opera della Fraternità sacerdotale San Pio X in Svizzera, seguiva i lavori romani e li incoraggiava; per proteggere però la Fraternità nascente rimase dietro le quinte: “Mons. Marcel Lefebvre ci incoraggiava un po’ da lontano – testimoniò Mons. Guérard des Lauriers – ci gonfiò pure di speranza: ‘ci saranno le firme di 600 Vescovi!’. Purtroppo non ci fu neppure la sua”.

Una Voce (oltre a Cristina Campo, Emilia Pediconi ed Elisabeth Gerstner) riuscì tuttavia ad ottenere l’adesione al Breve Esame di due Cardinali: Antonio Bacci, che già aveva criticato pubblicamente la riforma liturgica, ed Alfredo Ottaviani. Altri porporati (Parente, Felici, Staffa) diedero la loro adesione, e avrebbero sottoscritto l’Esame Critico, se per delle circostanze che sono ricordate nel mio saggio su Cristina Campo non si fosse presentata la necessità di indirizzare precipitosamente il Breve Esame a Paolo VI, nel mese di ottobre del 1969; il card. Ottaviani aveva dato la sua approvazione il 13 settembre, il card. Bacci il 28 settembre.

L’approvazione del cardinal Ottaviani era particolarmente grave, in quanto il prelato era stato il responsabile del Sant’Uffizio e poi della Congregazione per la dottrina della Fede, ed era la conformità stessa del Novus ordo con la fede cattolica definita al concilio di Trento che era negata dai due porporati. Paolo VI fu pertanto costretto a sospendere la pubblicazione del nuovo messale e a farlo esaminare da una commissione che fu istituita in tutta fretta. Il compito della Commissione era comunque chiaro: assolvere il Nuovo Messale da ogni accusa; e tuttavia, la decisione di rivedere e correggere numerose espressioni dell’Institutio generalis (l’introduzione dottrinale al nuovo messale) non faceva altro che confermare la validità delle accuse.

Queste accuse – poste ufficialmente davanti alla Chiesa, in facie Ecclesiae da due eminenti porporati – conservano tuttora la loro validità. Lo afferma lo stesso cardinal Alfons Maria Stickler, in una lettera del 27 novembre 2004, occasionata da una riedizione del Breve esame critico: “l’analisi del ‘Novus Ordo’ fatta da questi due cardinali non ha perduto per nulla il suo valore e, purtroppo, la sua attualità. (…) I risultati della riforma, al parere di molti, oggigiorno, sono stati devastanti. Fu il merito dei cardinali Ottaviani e Bacci scoprire ben presto che la modifica dei riti sfociava in un cambiamento fondamentale della dottrina. (…) È dunque lodevole e utile far ascoltare di nuovo – secondo il vostro desiderio – la voce di questi due principi della Chiesa, difensori della dottrina, della Tradizione cattolica e del papato”.

Dopo il Breve Esame la critica alla riforma liturgica (della Messa ma anche dei sacramenti) è stata approfondita da numerosi contributi: ricordiamo, tra gli altri, fin dal 1970, quello del Vescovo di Campos, Mons. de Castro Mayer, in collaborazione con Arnaldo Xavier Vidigal da Silveira, e poi quelli di L. Salleron, Michael Davies, A. Cekada, K. Gamber, e molti altri… Resta il fatto che il Breve Esame Critico, al dire di Jean Madiran, è “un documento storico di importanza capitale” Esso “fissa per sempre quali furono le ragioni di coloro i quali si opposero, categoricamente e fin dal primo momento, al nuovo Ordo Missæ. Tutto il resto è venuto dopo, tutto il resto è venuto di là: prima di tutto dal contenuto di questo ‘Breve Esame’, in secondo luogo dall’autorità dei due Cardinali. Questo testo è, questo testo rimarrà per la storia, il primo momento del rifiuto cattolico opposto alla nuova messa”.

Documento storico, certamente. Ma anche documento teologico, dottrinale, oseremmo dire ecclesiale: esso rappresenta, per sempre, la voce della gerarchia cattolica contro una riforma di sapore protestante che non può, in quanto tale, venire dalla Chiesa cattolica. Le conseguenze teologiche, sacramentali, ecclesiali e dottrinali della “promulgazione” del Novus Ordo, sono state logicamente e rigorosamente dedotte, approfondite ed esposte da Padre Guérard des Lauriers nel suo monumentale studio sulla validità del Novus Ordo Missæ (Réflections sur le Nouvel Ordo Missæ, pro manuscripto 1977) e poi nei suoi studi sulla vacanza formale della sede Apostolica pubblicati nella rivista di teologia Cahiers de Cassiciacum (1979-81). Ma già il Breve Esame, sottoscritto dai Cardinali Ottaviani e Bacci, non si limitava a chiedere a Paolo VI la sopravvivenza dell’antico e venerabile Messale Romano. Esso chiedeva anche l’abrogazione del nuovo, mettendone sotto accusa l’ortodossia dottrinale. Chi si accontenta del M.P. Summorum Pontificum, che dichiara al contrario che il messale riformato da Paolo VI è il rito ordinario della Chiesa cattolica, e che ne difende a priori l’ortodossia dottrinale, ha già disertato la battaglia iniziata, 40 anni fa, dal Breve esame critico del Novus Ordo Missæ. Pubblicando nuovamente il Breve Esame Critico vogliamo condannare ed evitare questa diserzione, porre a chi di dovere, nuovamente, le obiezioni dei due cardinali, fino a quando la loro voce, eco della dottrina infallibile e immutabile della Chiesa, non verrà finalmente ascoltata ed accolta. Lo facciamo, in un profondo atto di amore e di adorazione al Sacrificio che Nostro Signore Gesù Cristo ha offerto al Padre sulla Croce, e che ancor oggi, ogni giorno, grazie a quanti gli sono rimasti fedeli in questi quarant’anni, è ancora rinnovato sugli altari.BrevEsame

Don Francesco Ricossa

M. L. Guérard de Lauriers o.p., “Breve esame critico del Novus Ordo Missæ, dei cardinali Ottaviani e Bacci”, Centro Librario Sodalitium, pagg. 32, euro 5,00
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