La fede del contadino contro l’eresia del filosofo modernista

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 97/15 del 30 novembre 2015, Sant’Andrea

renan_bretagneROSSI PIETRO (1) – Risposta ad Ernesto Renan, di Pietro Rossi, rustico contadino sanmarinese, Bertinoro 1863, tip. G. C. Capelli. Un opusc. in 16.° di pag. 26.
Fu già un buon falegname che volle con uno scritto confutare le bestemmie di Renan; ora ci vien nelle mani la risposta di un contadino, e per giunta una risposta fatta in versi. Il valor loro letterario è tutto nella qualità dello scrittore: roba cioè da contadino. Ma li abbiamo notati perché si vegga come davvero ogni lingua si sciolse a venerare la divinità di Gesù Cristo per protestarsi in nome di tutti i fedeli contro l’ingiuria fatta al nostro divin Redentore.
(La Civiltà Cattolica, Anno Decimottavo, Vol. XII della serie sesta, 20 settembre 1867)
(1) Il poeta contadino sammarinese Pietro Rossi, Casole 14/5/1804 – Domagnano 21/2/1879.

Bertinoro contro Parigi, del prof. Marino Rossi (nipote di Pietro Rossi)

Ma sei pazzo? — qualcun forse dirà —
Rispondere a un scrittore com’è l’Ernesto
Ch’è professor dell’Università
Di Parigi, così bravo? — E per questo?
Vi son tanti maestri d’empietà
Che ingannan molti con un tal pretesto.
Rimangon gli studenti allucinati:
Ché gl’insegnano a fare i rinnegati.
Sì, un miser villanello del Titano,
Che professor non è se non di vanga.
Coll’aiuto dell’Alto Dio Sovrano
Confida ad un sapiente dar la stanga.
Egli ch’è professor, dotto scrivano,
Se non confuso, avvilito rimanga.
Volesse il Ciel che dal sentiero tristo
Venisse sulla via di Gesù Cristo.

Chi è l’Ernesto? Chi è il professor di vanga?
A Parigi, nel 1863, esce la Vie de Jésus di Ernesto Renan. A Bertinoro, nel 1864, esce la Risposta ad Ernesto Renan di Pietro Rossi rustico contadino sammarinese. E’ un opuscolino di venti pagine di testo: due in prosa a mo’ di introduzione e poi ottave, quartine, strofette di ottonari e settenari, sestine di dodecasillabi: uscite che fanno ridere e goffaggini commoventi, versi che zoppicano e ogni tanto un verso che vola, candida fede, irsuta ironia e radicata convinzione. Dice l’Introduzione:

Essendo la nostra Santa Chiesa Cattolica militante conviene che vi siano gli ufficiali di Stato Maggiore, indi i capitani, tenenti, sergenti e caporali, e finalmente tutti i soldati di Cristo, che sono i Cattolici. Se dunque ogni soldato è obbligato o difendere l’onere del suo Sovrano terreno, molto più saranno i cattolici obbligati a difendere l’onore del suo Sovrano, suo Creatore, Redentore e Conservatore. Io sebben sia il più meschino di questi dovrò stare con le mani alla cintola, e non adoperare quell’arma, benché rugginita, che il mio Sovrano mi diede? Tutti siamo in obbligo di difendere la nostra Religione, chi con le lodi, chi con le parole, chi con gli scritti, e coi canti ancora per compensare alle bestemmie, alle ingiurie che si stampano tutti i giorni dagli Eretici anche contro la persona istessa di Gesù Cristo.

Il Rustico sammarinese non ha letto il libro di Renan (se n’è guardato bene), ma l’ha «inteso a raccontare»:
Io so che in queste parti giunto sia
Un grave libello scellerato e rio
Scritto da un che del Ciel perdé la via,
E vuol distor, col dire altrui, da quella.
Ma sciocco chi dà ascolto a sua favella.

Il sammarinese sa che il brettone nega la divinità di Cristo, e l’investe:
Or ditemi un pochin, signor Ernesto,
Vi fu mai al mondo un uomo come questo
Che diè una legge sì piena d’amore
E tutta contro il vizio un Dottrina
Ch’altro non può esser se non divina?

Indi si rifà dai vaticini dei Profeti:
Venner poi molti Profeti
Che non sono stati cheti…

e poi a narrare succintamente a suo modo la Vita di Gesù mostrando quanto di miracoloso se ne esprima. Ecco il Bambino nel Tempio fra i Dottori:
Ed infatti veder un fanciulletto
Di dodici anni fra quei Dottoroni
Senz’aver scuola, misero e negletto
Star appoggiato lì a quei seggioloni,
Rispondere a coloro in ogni detto,
Voltano essi e rivoltano i libroni.
Senza libri Ei li accheta e li confonde
Che abbassano la testa e niun risponde.

Il sammarinese ha sempre un occhio al Cristo e l’altro all’Ernesto, per spiare gli effetti della sua rustica eloquenza sul viso del mellifluo traviatore. Ecco Gesù nell’orto:
Chied’Egli chi cercate?
A quei che lo circondono.
Ed essi gli rispondono:
Il Nazaret Gesù.
San quello, Egli risponde.
Cadon qui al suol distesi
Coll’armi e cogli arnesi
Al dir così Gesù.
Ernesto voi mirate
Tal turba già sul suolo
Per dir d’un uomo solo
Sì pieno d’umiltà.
Se fosse Ei sol che uomo
Qual dite, o scioccarello,
In terra quel drappello
Non saria andato giù.

Un tanto professore d’ebraico al Collegio di Francia, un tanto autore della Storia delle origini del Cristianesimo, dirlo «scioccarello»! Alla Passione segue la Resurrezione.

Dal timore riavuti i soldati
Vedon Cristo che più non si trova
A Pilato ne portan la nuova
Che ne sente egli un gran dispiacer.
Chiede a Pier ben tre volte se l’ama
Ei che l’ ama risponde con zelo:
Gli consegna le chiavi del Cielo
Di sua Chiesa gran Capo lo fa.
Mai discordia là si vede
Regna in lor pace tranquilla
Il seren sul volto brilla
Tutti sono d’un volere
Che al vederli dan piacere.
Sebben più di settecento
Tutti son d’un sentimento
Ché adunato ognuno fu
Là nel nome di Gesù.
Al contrario altre Adunanze:
Qui discordie, qui lagnanze:
Chi di rabbia un poca sbuffa
Chi qual cane il pelo arruffa:
Uno fa gran musogrugno:
L’altro ardito innalza il pugno:
Sebben sol d’una Nazione
Ma son vari d’opinione:
Chi vo’ alesso chi vo’ arosto,
D’un voler niuno è disposto…

Tratto da: “Libertas Perpetua”, n. 2, anno 1933