La bandiera di Terra Santa

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaDSC00292 copia
Comunicato n. 66/20 del 30 giugno 2020, Commemorazione di San Paolo

La bandiera di Terra Santa

Articolo tratto da: Almanacco di Terra Santa per l’Anno di Grazia 1923, Gerusalemme, Tipografia dei P. P. Francescani, pagg. 32-34.

La bandiera del grande eroe delle crociate, Goffredo di Buglione, il primo Re della Gerusalemme liberata dalla servitù saracena, è la così detta bandiera di Terra Santa, consistente nel drappo bianco con cinque croci vermiglie, come le vedete riportate sulla copertina del nostro almanacco; essa è la bandiera dei nostri eroici Crociati, che per due secoli (1o99-1291) sventolò gloriosa sui bastioni della Siria e Palestina ; bandiera che oggi ancora soppravvive negli stemmi di molte Case sovrane, (di Cipro, di Napoli, di Savoia, di Spagna, di Francia, di Austria, ecc.), nonchè negli stemmi di molti principi, duchi e nobili crociati d’ogni nazione, e nelle odierne insegne de’ nostri Cavalieri del S. Sepolcro, pacifici soldati succeduti ai Crociati.
Questa bella bandiera, dal giorno della caduta di Acri (1291), ultimo baluardo della Latinocrazia in Siria, non aveva più sventolato sulla Terra di Cristo, fino a che i figli di S. Francesco (il nuovo Goffredo di Cristo) non entrarono nel possesso de’ Luoghi di Gerusalemme nel 1333.
Da quel giorno, i figli di Francesco, « questa pacifica ed eroica legione di umili, ma prodi religiosi, fondarono in Palestina un regno più durevole che non quello di Goffredo di Buglione » (1), regno che vive e prospera oggi ancora dopo sette secoli di lotte e trionfi gloriosi. « Questa debole ma invincibile milizia francescana (come scrisse il grande Chateaubriand) è la sola rimasta a guardia del S. Sepolcro, da quando i Re l’hanno abbandonato » (2).
Da quel giorno, questa nuova milizia fece rivivere la bandiera delle cinque croci nelle sue case, chiese, altari, e il suo piccolo Capitano, il Guardiano del Monte Sion e del 5. Sepolcro, la scolpiva nel sigillo della sua suprema autorità. Da quel giorno, i Custodi del S. Sepolcro ricostruirono anche le disciolte legioni de’ Crociati, conferendo, nel nome della Chiesa, il cavalierato del S. Sepolcro ai nobili pellegrini che venivano a giurare sulla Tomba di Cristo di difendere la sua Fede e la Chiesa.
Con tutta ragione quindi, la Custodia francescana di Terra Santa fu rassomigliata ad uno « stato », ad una piccola « dinastia », la quale aveva la propria bandiera, aveva i propri ambasciatori all’Estero (nella persona de’ Conzmissari e dei Protettori), aveva i suoi Crociati nelle schiere dei Cavalieri da essa creati ed aveva le proprie navi, su cui sventolava il vessillo delle cinque croci. E questa «Dinastia religiosa », come la chiama il Poujoulat, esercitava certi diritti di sovranità, riconosciutile non solo dalle Potenze Cattoliche, ma anche dal Turco (3).
Uno di questi diritti di sovranità della S. Custodia, era quello di poter concedere ai Capitani delle navi cristiane la facoltà d’inalberare sui loro legni la bandiera delle cinque croci. La Custodia aveva così anche la sua flotta.
Diremo in breve l’origine di questa facoltà. Essa, a dire il vero, ci è ancora ignota riguardo al tempo. L’archivio Gerosolimitano ci ha conservato le memorie di questo privilegio, dato ai capitani, soltanto dall’anno 1669, sotto il custodiato del R.mo P. Teofilo Testa, nolano. In attesa che gli archivi ci svelino le vere origini e il tempo di questo privilegio, noi non dubitiamo che esso pure sia fondato su speciali facoltà concesse dalla S. Sede in proposito ; perchè il citato Registro Gerosolimitano previene i Superiori di non conferire l’uso della bandiera di Terra Santa a persone indegne, affinchè « la Corte Romana non venga a privare il Prelato di T. 5. di questa autorità » (4).
I requisiti per ottenere l’uso della bandiera erano due : P Che i Capitani delle navi siano Cattolici e onesti. II° Che abbiano de’ meriti speciali verso la Custodia di T. S. ; per esempio, se hanno condotto i missionari e le merci di T. S. gratuitamente.
I privilegi che indi ne venivano agli armatori erano vani, e perciò molto ambiti dai Capitani d’ogni nazione.

1) La nave con bandiera di T. S. era rispettata dai Cavalieri di Malta e dalle navi cristiane che davano la caccia ai Corsari di Algeri, Tripoli e Tunisi.
2) Era rispettata dalle navi turche, le quali riconoscevano in quella bandiera la protezione dovuta ai pellegrini e alle merci destinate alla Terra Santa.
3) In caso di guerra, la bandiera delle Cinque croci era considerata dalla consuetudine bandiera neutra e quindi amica.
4) La nave che batteva questa bandiera, e conduceva le elemosine e i missionari
di Terra Santa, poteva sostare nei porti cristiani, per alcuni giorni, senza pagare ancoraggio e senza subire visita, a norma delle varie consuetudini.
5) Le merci e i missionari di T. S. erano immuni dalle tasse nei porti dove approdavano.
6) Incontrandosi con altre navi, la nave che batteva questa bandiera aveva l’onore di esser salutata la prima.
Ed ora traduciamo il tenore delle patenti latine che il P. Custode di Terra Santa era solito conferire ai Capitani.

« L’amabile vincolo dell’altissima nostra povertà serafica non ci vieta di rimunerare e di rispondere con pari benefici ai benefici temporali ricevuti. Suole così anche la S. Sede versare i tesori del suo erario spirituale sopra i generosi benefattori, figli della Romana Chiesa.
« Noi quindi, che per divina disposizione, e per grazia della Sede Apostolica, senza nostro merito, teniamo la prelatura sulle Chiese orientali : e considerate le previe molteplici testimonianze della tua fede cattolica, della tua probità di costumi, del tuo amore verso i nostri religiosi e il gratuito viaggio concesso ad essi per le varie parti del mondo : ed avendoci Tu espresso il desiderio d’inalberare il Vessillo di Terra Santa sopra la tua nave chiamata N. N. ; Noi a questi voti benignamente accondiscendendo, col tenore delle presenti lettere e con l’autorità che abbiamo, ti concediamo l’uso del Vessillo delle cinque croci rosse sul campo bianco, conferme allo stemma regale di questa Terra bagnata dal preziosissimo sangue del nostro Redentore Gesù Cristo. Ti concediamo di poterlo inalberare e spiegare sulla poppa della predetta tua nave, cui auguriamo il mare placido, il vento propizio e il porto sicuro.
« E perché ad un tanto privilegio corrisponda pari venerazione, preghiamo ogni persona di qualunque grado e condizione, sia essa insignita di Imperlale o Regale maestà, o di Altezza, o di Eccellenza, o di qualunque altro carattere di nobiltà, le preghiamo di confermare questo privilegio.
« Esortiamo inoltre i supremi Comandanti delle flotte, e tutti i Governatori e Capitani dei porti, de’ presidii e delle città, che, per lo amore del nostro misericordiosissimo Iddio, a Te, alla tua nave, alle tue robe, e ai tuoi compagni non sia recato danno alcuno, ma che si degnino di onorarti e di proteggere Te che sei insignito del vitale segno di nostra Redenzione.
« E perchè Tu possa ciò conseguire con ogni sicurezza, te lo confermiamo col presente diploma munito del nostro maggior sigillo. Ti salutiamo nel Signore ; e Tu sii sempre figlio della S. Romana Sede Apostolica. Dato in Gerusalemme, ecc. » (5).

Dal periodo delle guerre napoleoniche il conferimento della bandiera di T. S. ai capitani andò in disuso ; ma soppravvive il diritto e l’onore nei francescani d’inalberare la bandiera delle cinque croci su tutti gli stabilimenti e chiese dell’Oriente, dove si estende la giurisdizione del P. Custode di T. S., nonchè sui Commissariati d’Europa. Oggi ancora ai Cardinali e prelati della Chiesa Romana, al Patriarca di Gerusalemme, al Mi-nistro generale de’ francescani e ai suoi Visitatori, come al R.mo P. Custode di T. S., è riservato l’onore di poter inalzare la stessa bandiera sui piroscafi quando viaggiano per la Terra Santa o ritornano in Europa. Vige ancora l’antica consuetudine che le navi estere salutino la bandiera di T. S. quando l’incontrano ; e le navi di guerra e i forti sogliono anche salutarla con salve d’artiglieria secondo il grado del personaggio per cui è inalberata la bandiera.
Chiudiamo questo articolo coi seguenti ricordi del celebre comandante di marina Jack la Bolina (Cav. Vecchi), noto scrittore di cose marinaresche:

« Ci fu una bandiera egualmente rispettata da cristiani e da musulmani, quantunque tra questi e quelli infierisse guerra perenne. Fu la insegna delle Cinque Croci che la Custodia di Terra Santa ebbe esclusiva facoltà di concedere agli armatori di qualunque nazione (purchè non eretici) i quali « trasferissero a Terra Santa elemosine o pellegrini…. Innanzi alla quale bandiera le navi di guerra inchinavano per prime i loro colori, quasi fosse a tutti sovrana…. Nella mia adolescenza vidi sventolare il Vessillo delle Cinque Croci su navi in cui l’ Aquila (la nostra corvetta d’istruzione) s’imbattè. Alessandro Dumas, quando sulla goletta Emma andò in Sicilia a portare il suo appoggio all’impresa di liberazione della bella isola (credeva sul serio di farlo) si fornì delle patenti della Custodia francescana mediante il procuratore che essa aveva in Marsiglia » (6).
Un giorno, a Dio piacendo, daremo alla luce una bella edizione di entrambi i Registri antichi, quello delle Bandiere conferite ai Capitani di navi e quello de’ Cavalieri del S. Sepolcro creati dai Custodi di Terra Santa, con relativi documenti che ci riveleranno specialmente gli archivi Vaticano e Gerosolimitano. Questi registri ci conservarono i nomi dei più illustri personaggi e casati d’ogni nazione d’Europa.

Firenze 20 Aprile 1922.
Girolamo Golubovich
Mission. Apostolico di T. S.

(1) Guèrin, Jérusalem – Paris 1887, p. 397.
(2) ltinéraire – t. I, p. 334.
(3) Cfr. Baldi, La Custodia Francescana di T. S. – Torino 1919 – pp. 5-10
(4) Diarium T. S. – An. I, p. 98.
(5) Diarium T. S. – An. I, pp. 87-88.
(6) Jack La Bolina, Ricordi di un Vessillo antichissimo: La bandiera delle Cinque Croci vermiglie. Nella Gazzella di Genova, rassegna Ligure, 31 marzo 1922, pp. 1-3.