Manovra finanziaria


Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 95/11 del 13 dicembre 2011, Santa Lucia

Rassegna stampa del 13.12.2011 (i titoli sono redazionali)

Manovra finanziaria
“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti” (la citazione non è di Mario Monti ma di Ettore Petrolini)

Omini
L’omino della Trilateral lo ha implorato: lo si deve chiamare «Salva Italia». Ma il suo decreto passerà alla storia più prosaicamente come «Salvabanche». Per uno che è stato messo lì proprio per questo non è poi così disdicevole. Che poi le salvi veramente è tutto da vedere, diciamo che si sta impegnando.

Tuttavia è questa la sostanza che va afferrata. Il decreto della domenica sera non salverà né l’Italia, né l’euro, tanto meno le condizioni di vita degli italiani. Di certo non quelle del popolo lavoratore.

Cercherà invece di dissetare i vampiri della City e di Wall Street, i sadici banchieri di Francoforte, i quasi coniugi Merkozy. E darà un po’ di respiro, non sappiamo per quanto, alle grandi banche del Belpaese, più o meno tutte con l’acqua alla gola, a partire da quella Banca Intesa che ha «prestato» al governo il signor Passera e la signora Fornero. A proposito del famoso conflitto d’interessi tanto evocato, ma oggi dimenticato, dagli antiberlusconiani alla Scalfari…

http://www.megachip.info/tematiche/fondata-sul-lavoro/7303-lsalva-italiar-salvabanche.html

Tra nemici della Chiesa ci si intende
(…) Nei giorni in cui il Governo chiede agli italiani di digerire una medicina amarissima per aiutare il Paese ad uscire dalle sabbie mobili della crisi, il Vaticano non si accoda alle polemiche. Non si associa a chi contesta la scarsa equità dei provvedimenti, non attacca l’esecutivo sulla durezza delle misure.

Accetta, anche se a malincuore, ma spiega che quella di Mario Monti è l’unica strada percorribile. Almeno in questo momento.

La linea l’hanno dettata, insieme, ieri «L’Osservatore Romano» e «Avvenire», il quotidiano della Cei. Ma soprattutto l’ha ribadita il cardinale Tarcisio Bertone ai giornalisti che lo aspettavano all’uscita del concerto a Roma nella basilica di Santa Maria in Aracoeli per avere un giudizio sulla manovra economica appena firmata dal capo dello Stato: «I sacrifici fanno parte della vita» ha risposto pacato. (…)
(Da Il Tempo del 7 dicembre 2011)

Indignato
(…) “Ero indignato all’idea di poter avere la pensione già dai 50 anni. E sono rasserenato dal fatto che mi è stata tolta per i prossimi 15 anni” ha detto Italo Bocchino di Futuro e Libertà (…)
(Da La Stampa del 1 dicembre 2011)

A proposito di Chiesa e Ici
A quando la restituzione da parte dello stato italiano di tutte le proprietà ecclesiastiche confiscate durante la rivoluzione risorgimentale, a iniziare dalla reggia papalina del Quirinale?

A proposito di Ici: i sindacati non la pagano
Una casta, quella dei sindacati, che succhia soldi allo Stato da decenni. Nel silenzio generale. Protetti da un Parlamento che nella scorsa legislatura contava su ben 80 parlamentari provenienti dalla Triplice. Una lobby che censura qualsiasi tentativo di intervenire sui privilegi sindacali. Lo sapete che hanno un patrimonio immobiliare immenso ma non pagano un euro di Ici?

E’ così grazie a un decreto del 1992 del governo Amato. Tremila sedi, niente Ici, niente guadagni per lo Stato. Uno scandalo. Sedi che tra l’altro gli sono state regalate, senza tasse, dallo Stato stesso. Inoltre i sindacati per legge non presentano bilanci consolidati ma autocertificazioni. Per legge possono creare i centri di assistenza fiscale, di cui ogni pratica è pagata dallo Stato (uno spreco/business di 330 milioni l’anno).

Ogni sindacato ha un patronato finanziato dallo 0,226 dei contributi obbligatori incassati dall’Inps, dall’Inpdap e dall’Inail. Hanno 20 mila dipendenti. Un impero fatto di favori e privilegi. Nel silenzio generale”.

http://www.ilfazioso.com/privilegiati-cgil-non-paga-nemmeno-euro-ici.html

A proposito di Ici: a Bologna l’arcigay non la paga
Bologna – QUANTO costerebbe l’affitto del complesso ‘La Salara’ in via don Minzoni per un anno? Cinquantamila euro (da versare nelle esangui casse del Comune che ne è proprietario). Ma l’Arcigay, gestisce il Cassero a costo zero.

Il circolo deve solo occuparsi del pagamento delle spese. Non di tutte però, solo del 50%, al resto pensa, generosamente, Palazzo d’Accursio (e quindi i bolognesi). Così è scritto sulla determina dirigenziale del 2007, inviata all’attenzione dell’allora assessore Virginio Merola, che stabilisce il rapporto di locazione per l’associazione Arcigay. E mentre monta la polemica sul pagamento dell’Ici da parte della Chiesa, il Pdl punta il dito su altri presunti sprechi.

La convenzione con il Cassero è scaduta a inizio estate, e attende il rinnovo: «Invece di volere estendere il pagamento dell’Ici ai pochi immobili ecclesiastici di vocazione sociale — attacca Galeazzo Bignami, vicecoordinatore cittadino degli azzurri — il Comune dovrebbe cominciare a farsi pagare gli affitti dei propri locali». Negli ultimi otto anni l’associazione ‘Arcigay Il Cassero’ ha ricevuto, in vare tranche, circa 100mila euro dal Comune, come finanziamenti. «SE il Cassero avesse pagato l’affitto in questi quattro anni non avremmo dovuto spegnere le luci nei parchi pubblici — continua Bignami —. Quindi qui non solo non si paga l’Ici, ma nemmeno l’affitto. E al di là dei progetti che si svolgono all’interno della Salara, è palese che il locale notturno che sorge in quella struttura non ha nulla di sociale, ma piuttosto si configura come un’attività ludica e commerciale. Chi gestisce lo Chalet ai Giardini Margherita ogni anno paga 70mila euro, mentre il Cassero non paga nulla: è corretto?».

http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2011/08/26/568974-altro_curia.shtml

Mani in alto, questa è una rapina
Le vecchie lire erano fuori corso ma non ancora prescritte. Non tutti conoscono la differenza, in realtà è molto semplice: le banconote prescritte sono quelle che perdono il loro controvalore facciale per il cambio, quindi non sono più cambiabili.

Esempio: sino a Dicembre 2001 una 100.000 lire con la faccia di Botticelli, che circolava fino alla fine anni ’70, poteva essere cambiata dalla Banca d’Italia con una banconota di 100.000 in corso successivamente, o con i canonici 51,65 euro dopo l’avvento del nuovo conio. Tutto è cambiato con l’arrivo della moneta unica europea: le vecchie emissioni da “fuori corso” sono state destinate ad assumere lo status di “prescritte”, ossia a perdere del tutto il loro valore facciale.

In occasione del passaggio lira-euro, in buona sostanza, una legge ha stabilito che le banconote del vecchio conio, dopo 10 anni di fuori corso, avrebbero dovuto andare in prescrizione. Tale legge, la numero 96 del 1997 pubblicata il 7 aprile 1997, è stata introdotta 5 anni dopo la pubblicazione, ossia nel 2002. Essendo state decretate fuori corso nel 2002, con l’avvento dell’euro, tutte le banconote delle vecchie lire erano quindi destinate ad andare in prescrizione il 28 febbraio 2012.

Discorso a parte per le monete da 50 e 100 lire, le quali per Decreto Ministeriale sono state poste fuori corso il 16 ottobre 2000, quindi prescritte dal 16 ottobre 2010. Per fare un altro esempio, le 20.000 lire con la faccia di Tiziano sono state messe fuori corso il 1 luglio 1985: se all’epoca fosse stata in vigore la legislazione post-euro, sarebbero dovute andare in prescrizione sin dal 1 luglio 1995.

Il nuovo governo Monti, tra il silenzio e l’indifferenza generale, ha però optato per un inspiegabile colpo di mano: vecchie lire in prescrizione e non più cambiabili sin da subito. (…) Secondo dati aggiornati a fine agosto pubblicati su libero-news.it , le banconote del vecchio conio ancora in circolazione sarebbero ben 300 milioni, equivalenti ad un valore di 2.500 miliardi di lire. Ossia, circa 1 miliardo e 300 milioni di euro. Un vero scippo da parte del governo, senza alcun preavviso. Chi possiede ancora le lire e pensava di poterle cambiare fino a febbraio 2012 non lo potrà più fare. Un bel guadagno per lo Stato. (…)

http://www.questaelasinistraitaliana.org/2011/lo-scippo-silenzioso-di-monti-vecchie-lire-prescritte-in-anticipo-ma-nessuno-ne-parla/

I pensionati invece di mangiare potranno leggere il talmud
Oggi a Palazzo Chigi il ministro Mariastella Gelmini, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Presidente del CNR Luciano Maiani, il Presidente dell’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ed il Presidente del CRI – Collegio Rabbinico Italiano Riccardo Di Segni hanno firmato il Protocollo d’intesa riguardante il “Progetto Talmud”.

Il “Progetto Talmud” è un accordo tra Presidenza del Consiglio, Miur, CNR, UCEI e CRI per realizzare una traduzione in lingua italiana del Talmud Babilonese. E’ finanziato dal Miur con uno stanziamento complessivo di 5 milioni di euro, un milione per ogni anno della durata del progetto, che sarà completato appunto nell’arco di cinque anni.

Insieme alla Bibbia, il Talmud è il testo fondamentale della cultura ebraica e finora è stato tradotto soltanto in tedesco e in inglese. Si tratta dunque di un progetto di grande importanza per la conoscenza della cultura ebraica in Italia e per la cultura italiana stessa.

La traduzione sarà basata sul testo originale in lingua aramaica ed ebraica, con commento originale e testo a fronte e sarà pubblicata in appositi volumi, compreso un volume introduttivo sulla struttura, sui contenuti e la lingua del Talmud. Il Progetto vedrà la collaborazione primaria dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), del Collegio Rabbinico Italiano (CRI) e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. (…)

http://www.istruzione.it/web/ministero/cs210111_ter

Accidempoli!
Quando pensa a Israele, a Hillary Clinton a volte viene in mente l’Iran. Specialmente quando le capita di sapere che su certi autobus di zeloti ultraortodossi, per volere dei rabbini estremisti, le donne sono segregate nella parte posteriore dei veicoli. O quando i soldati religiosi abbandonano a precipizio quelle cerimonie militari in cui le soldatesse osino cantare in pubblico, cosa contraria al concetto di modestia elaborato negli ultimi anni da rabbini oltranzisti. “Meglio il plotone di esecuzione, piuttosto che ascoltate una donna che canta”, ha stabilito il in questi giorni un rabbino-colono. (…)
(Da La Stampa del 5 dicembre 2011)

Perdindirindina!
Roberto Benigni è un comunista ebreo miliardario. Queste le parole usate dall’assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria, Luigi Tuccio, coordinatore cittadino del Pdl.

Dopo l’ultima puntata de Il più grande spettacolo dopo il weekend, ha definito il regista, attore e comico come “comunista ebreo miliardario” pagato per andare da Fiorello a mettere in piedi “l’ennesima filippica contro Berlusconi”.

La puntata dello show di ieri ha registrato ben 13 milioni di spettatori: un consenso di pubblico che, però, si scontra con le parole dure di Tuccio che continua la sua predica, dicendo quel che segue: “Non ho difficoltà a definire ebreo chi è miliardario ed ostenta umiltà e parsimonia in un contesto che non gli è consono. Ciò in ragione di costumi di vita tipici che ritengo attribuire ed assumendone la responsabilità. Il fatto che io non provi simpatia verso il popolo ebreo, non credo sia un’offesa“.

http://attualissimo.it/assessore-reggino-su-facebook-benigni-e-un-comunista-ebreo/

Poffarbacco!
L’amministrazione Bush era «gelosa» dei risultati ottenuti da Silvio Berlusconi in Libia, alla fine dell’estate 2008. Era anche sospettosa, perché temeva che l’accordo di pace firmato da Tripoli e Roma potesse danneggiare gli interessi economici degli Stati Uniti e quelli strategici della Nato, visto il precedente di Craxi che aveva avvertito Gheddafi del raid deciso da Reagan nel 1986. Lo dicono con chiarezza alcuni documenti riservati della diplomazia americana, di cui «La Stampa» è entrata in possesso nel rispetto delle leggi federali. (…)

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/433670/

Un Ambrogino d’oro non si nega mai
Come ogni 7 dicembre, anche oggi sono stai consegnati gli Ambrogini d’oro, nome non ufficiale con cui vengono chiamate le onorificenze conferite dal Comune di Milano.

La cerimonia si è svolta questa mattina in un Teatro dal Verme gremito di giornalisti, autorità, e di un calorosissimo pubblico i cui applausi quest’anno non sono mancati anche per l’Associazione Figli della Shoah, che ha ricevuto un Attestato di Civica Benemerenza. A ritirare il premio si sono presentati il Presidente Marco Szulc e i sopravvissuti ai campi di sterminio Liliana Segre e Aaron Tenembaum. (…)

http://moked.it/blog/2011/12/07/qui-milano-un-premio-per-la-memoria/

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