Gaza: la prima vittima cristiana

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 100/12 del 20 novembre 2012, San Felice

In morte di un cristiano di Gaza
di Giorgio Bernardelli, 20/11/2012

Primo lutto nella parrocchia della Sacra Famiglia: un uomo che soffriva di cuore non ha retto la tensione. Simbolo dei drammi più nascosti che ogni guerra porta con sé.

Diversi segnali dicono che la tregua è più vicina, ma ci sono ancora morti e feriti questa mattina a Gaza e anche in Israele. E ieri ci sono stati anche due morti in Cisgiordania nelle manifestazioni. Staremo a vedere. Non è di questo, però, che all’inizio di questa giornata mi preme parlare, ma dell’ultima notizia arrivata ieri sera dalla parrocchia latina della Sacra Famiglia a Gaza.

L’ha comunicata padre Jorge al telefono ad Andres Bergamini, del patriarcato di Gerusalemme ed è il primo lutto della comunità: «Un parrocchiano, fratello di una nostra cara amica, che soffriva di cuore – scrive Andres nel suo blog – non ce l’ha fatta a resistere alla tensione dei continui bombardamenti israeliani. Domani (oggi ndr) ci sarà la preghiera per lui nella chiesa di San Porfirio».

È il primo morto della comunità cattolica di Gaza. Ma – ancora di più – è il simbolo di tutte le morti nascoste di questo interminabile conflitto, quelle che non troveranno mai spazio nelle statistiche ufficiali.

Quelle che non vedremo mai apparire nelle foto truculente sulle nostre bacheche su Facebook, perché senza sangue non servono alla causa. Ma anche quelle che con maggiore precisione danno la misura di quanto sta succedendo a Gaza. Sono le sofferenze dei più deboli, i più indifesi nel cuore di un conflitto.

Quelli per nascondere i quali non c’è bisogno neppure della retorica sugli attacchi mirati: stanno ai margini anche nei momenti più drammatici. Sono sicuro che questo fratello nella fede non finirà neppure nelle liste degli appelli per i cristiani perseguitati. E ci sarebbe da discutere parecchio sul perché.

La guerra è sempre e soprattutto questo tipo di morte e sofferenza. Stamattina ho letto un altro tweet terribile di una mamma di Gaza: suo figlio quando sente un’esplosione le chiede «Quando moriremo?».

Non ho trovato stamattina Andres in chat per chiedergli il nome del cristiano di cui oggi si celebrano i funerali, ma non importa. L’invito che comunque mi sento di rivolgere a tutti è quello di tenere nella mente e nel cuore questo fratello nella fede insieme a tutte le altre vittime senza nome di questa guerra.

A sostare anche noi – almeno spiritualmente – nella chiesa di San Porfirio, la chiesa più antica di Gaza, sopravvissuta a tante vicissitudini nella lunga storia di questa martoriata città, come i suoi 2.500 cristiani. (…)

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