Fede e Ragione

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaFeR_dic1919-678x381
Comunicato n. 69/19 del 3 ottobre 2019, Santa Teresina  
 
Fede e Ragione
 
Alla prossima giornata per la regalità sociale di Cristo (Modena, 12/10/2019: http://www.centrostudifederici.org/amici-nemici-della-regalita-cristo/) si parlerà della rivista “Fede e Ragione”, fondata nel dicembre 1919 da don Paolo de Töth, che intendeva rimare fedele al programma antimodernista di san Pio X. Pubblichiamo l’editoriale del primo numero della rivista tratto dal sito del Centro Studi Paolo de Töth.
Il nostro periodico
“…ephemeridum integre catholicarum”, Pio X, breve al P. Chiaudano.
“integram servare Fidem” Benedetto XV encicl. “Ad beatissimi”.
 Le parole dei due Sommi Pontefici, le quali abbiamo preso per divisa del nostro periodico, ne indicano chiaramente, ad un tempo, la natura e il fine.
LA NOSTRA RIVISTA SORGE PER DIFENDERE LA INTEGRITÀ DELLA DOTTRINA CATTOLICA E CON LO SCOPO PRECISO CHE LA STESSA DOTTRINA TORNI AD ESSERE E SIA FATTA LA NORMA SUPREMA DI TUTTE LE MANIFESTAZIONI DEL PENSIERO E DELLA VITA DEI CATTOLICI.
Nessuno infatti vorrà negarci che errori molteplici e deleterii non inquinino, presso di moltissimi, la purezza della credenza cristiana e che la conseguente attività dei cattolici, come singoli individui e come organizzati, tanto nel campo economico-sociale quanto nel campo politico, non sia improntata a principî, che sono emanazione diretta del liberalismo e del naturalismo.
Tale è, per recare un esempio, la teoria, oggi in voga, della separazione della Fede da tutto quanto sa di azione – aconfessionalismo -, teoria per cagione della quale l’attività dei cattolici è andata lontanissima da quelle regole e da quelle norme, da cui solamente una azione veramente cattolica toglie e riceve la sua differenziazione da ogni altra e la sua vera fisionomia.
Nel quale fatto influirono pure moltissimo le circostanze del periodo lacrimevole, dal quale siamo appena usciti. La guerra, infatti, non fece che precipitare il male, che già era in cammino, e indebolire, pur troppo, sempre più, l’opera di resistenza dei cattolici; dalle quali circostanze non si può dire come e quanto seppero trarre profitto i nemici della verità e della Fede per seminare, indisturbati, a piene mani, la zizzania nel campo del grande padre di famiglia.
La pretesa unione sacra, per rispetto della quale i cattolici si lasciarono andare a mettere in disparte ogni preoccupazione dei problemi religiosi, che sono e saranno pure sempre i problemi fondamentali, supremi della vita umana, per non dare importanza, in tutti questi anni passati, che agli interessi materiali della patria, come e quanto servì alla penetrazione del male, dell’errore nel campo nostro!
È vero: tentativi per salvare alla società il patrimonio divino ad essa recato dal cristianesimo, e per difenderla dal cadere nell’ultima apostasia, sono stati fatti e si fanno; ma la smania di opporsi al male con armi dimezzate; la falsa persuasione che, per rendersi favorevoli gli avversarii, convenga accettarne i principii, adattando la dottrina cattolica a piegamenti, i quali essa non sopporta, e a degli opportunismi, che finiscono quasi sempre a sfigurarla e corromperla; – la tendenza ad umanizzare, a naturalizzare il soprannaturale e la Fede, tutto questo è causa per cui gli sforzi dei cattolici rimangano sterili e senza frutto.
Non solo, ma vanno, indirettamente almeno, a rafforzare il lavoro deleterio degli avversarii, che dai cattolici stessi si vedono spianata la via alla penetrazione delle loro massime erronee nel nostro campo.
Volendo, quindi, realmente, i cattolici opporre un argine al male, che dilaga, all’ondata, che ogni opera nostra tenterebbe di sommergere nell’abisso, e salvare la Fede, quella Fede che sola è lume certo e infallibile all’uomo individuo e alla società per le sue ascensioni verso il vero ed il bene, occorre aprire gli occhi, tornare sui proprii passi.
Occorre aprire gli occhi, vale a dire comprendere il dovere che tutti abbiamo di pensare giusto, esattamente, di ragionare la nostra azione, affine di eliminare ed escludere qualunque errore dai principii della medesima.
Questo è il primo e il più fondamentale dei doveri di un cattolico. Bisogna comprendere la stoltezza, il delitto anzi di quel certo pragmatismo irragionevole, di cui si contenta una moltitudine infinita de’ nostri, i quali vivono senza pensare, che non agiscono che per istinto, per abitudine, in forza di un sentimentalismo cieco puramente, senza una luce intellettuale, che li diriga, in una parola, senza intelletto, senza visione di quello che occorre per essere cattolici, senza volontà.
A tale punto, infatti, oggi siamo arrivati da trovare dei cattolici, i quali osano persino confondere siffatta loro demenza addirittura con la Fede! Quasi che non sia proprio la Fede quella che, in nome della ragione, ci obbliga ad avere come principii di azione di tutte le nostre azioni anzi, delle «convinzioni» ferme ed assolute, vale a dire un conoscimento certo, definitivo, ragionato delle sue verità «immutabili», e non già delle semplici «opinioni» fluttuanti, relative, indecise ed incerte come il pensiero degli uomini.
E questo non già per quello soltanto che ha riguardo alla verità rivelata, al dogma cioè proposto e insegnato dalla Chiesa, ma anche per quello che ha riguardo e relazione al campo razionale e filosofico, e, per conseguenza, al politico e sociale.
Anche su questo terreno, anche per riguardo, vale a dire, di materie filosofiche, politiche e sociali, la Fede cattolica, in perfetta armonia coi dati più veri e più certi della ragione, della natura, della scienza, proibisce ai «cattolici» certe opinioni che non possono logicamente con essa accordarsi.
E all’opposto, la medesima Fede obbliga noi cattolici a ritenere come vere; a professare interiormente ed esteriormente; a incorporare, per dir così, nella nostra vita pubblica e privata; ad adottare come principii di azione certe dottrine e certe ben determinate convinzioni filosofiche, storiche, politiche, sociali con essa unicamente compatibili.
Ma chi il crederebbe?… È proprio questo che un numero infinito di cattolici oggi non intende ed ignora, teoricamente, e, peggio, praticamente, ed anche – e questo è il colmo – positivamente rigetta per la pestifera infatuazione di quel liberalismo, che anche in seno ai cattolici è divenuto oramai la regola suprema del credere, del pensare e dell’operare, e che si riduce, in pratica, a mettere la ragione al di sopra della Fede e l’individuo e la natura al posto e al luogo di Dio.
Tutti i mali, tutti i danni, per i quali piange oggi la nostra società, sono dovuti a questo capovolgimento, né vi sarà rimedio sino a che, riconoscendo l’uomo l’ordine e il fine della sua creazione, non tornerà all’amore di quella Fede, che unica avrebbe salvata la sua ragione dalle tenebre e dalla confusione dell’errore, e al desiderio di quel soprannaturale, senza di cui la vita umana rimane senza scopo ed ogni manifestazione della vita, sia nel campo del pensiero e sia in quello dell’azione, priva del suo più vero e profondo principio animatore e vivificatore.
Di quella guisa, infatti, che senza la luce superiore della Fede, il lume del povero intelletto umano è condannato fatalmente, a oscurarsi, non altrimenti, tolto alla vita umana il suo fine soprannaturale, pel quale unicamente fu creata, essa necessariamente cade, si corrompe, si imbestia.
La storia tutta quanta è una prova continua di questo fatto.
Per questo, desiderosi anche noi di portare il nostro modesto contributo all’opera di restaurazione spirituale e morale della nostra società, restaurazione che non potrà effettuarsi sinché in mezzo degli uomini, sì come inculcano i due Sommi Pontefici in capo del presente articolo nominati, non si riportino, in tutta la loro integrità, i principii della Fede, i principii cristiani, e volendo che il titolo significasse il più vivamente possibile l’intento ed il fine, il nostro periodico fu chiamato “Fede e ragione” .
Nessuno però deve credere che la preferenza e preminenza che noi diamo alla Fede sopra della Ragione ci abbia da rendere meno rispettosi mai della ragione stessa e de’ suoi diritti.
Cattolici, noi sappiamo perfettamente tutto il rispetto che la Fede vuole si abbia verso la Ragione, al di cui esame essa non solo permette, ma comanda sieno passati gli stessi veri sublimi, che ne insegna, lieta, ben lieta che i motivi della loro credibilità sieno dalla ragione dichiarati e proclamati.
Staremo quindi noi sempre attentissimi che l’elemento razionale, in tutte le diverse questioni, che imprenderemo a studiare ed esaminare, integri e compia, se così possiamo esprimerci, l’elemento superiore e l’affermazione della fede, così che, la luce dell’una proiettantosi sull’altra, si riveli il nesso magnifico che la ragione unisce alla Fede, la natura al soprannaturale, l’uomo a Dio, e, per altra parte, si manifesti la stoltezza sacrilega di coloro che l’uno dall’altro questi medesimi oggetti tendono a distinguere, non meno nell’ordine teoretico, o della credenza puramente, che nell’ordine pratico, quasi che l’azione e la vita possano essere indipendentemente da un pensiero e da una idea, o non piuttosto abbiano da essere l’incarnazione e l’attuazione di un pensiero e di una idea.
Illustrato e spiegato il titolo del nostro periodico, scendendo a concretizzare il programma che, per esso ed in esso, intendiamo svolgere, in relazione allo scopo generale fin qui dichiarato diciamo:
Noi siamo, in primo luogo, puramente ed integralmente cattolici in questo senso che noi riconosciamo il pieno diritto della dottrina, della disciplina e delle direttive della Chiesa non solo sull’individuo e nelle questioni strettamente religiose, ma sulla società ancora, ed al riguardo pure di qualunque quistione mista, o sia tale che anche indirettamente tocchi la Fede e la morale.
In seguito di che, è chiaro, noi lotteremo per il principio di autorità, della tradizione e dell’ordine religioso-sociale nel senso cattolico di queste parole e nelle sue deduzioni logiche sotto la guida suprema della Sede Apostolica e quella subordinata dei Vescovi, posti dallo Spirito a reggere la Chiesa di Dio.
Saremo, per conseguenza, avversarii dichiarati ed irreconciliabili, tanto sul terreno religioso, quanto sul terreno politico-sociale, di ogni forma di liberalismo, come quello che nega di riconoscere i sovrani diritti di Dio, del Cristo e della Chiesa sulla vita degli individui e della società, da una parte, e, dall’altra, si rifiuta di rigettare il principio rivoluzionario e massonico del diritto pubblico dell’ateismo, di cui, secondo la parola dell’Eminentissimo Cardinale Andrieu, arcivescovo di Bordeaux, è «il complice ed il fedelissimo alleato».
Con l’aiuto di Dio, sarà messa al nudo, in questa rivista, tutta la falsità delle massime e tutta la ipocrisia degli equivoci del liberalismo. Per esempio, quanto a massime – Bisogna accettare i fatti compiuti – Non bisogna opporsi alla opinione – Mettersi a rivendicare direttamente ed esplicitamente i diritti di Dio è opera vana, tempo perso – Tutte le opinioni sincere sono rispettabili – Bisogna evitare studiosamente tutto quello che può essere causa di divisione – etc., etc.
Esempi di parole equivoche: – Evoluzione necessaria – Democrazia – Libertà di coscienza – Sovranità ed impero della pubblica opinione – e via dicendo.
Nella nostra osservazione poi, nella nostra critica non meno che nella nostra azione noi giudicheremo e ci sforzeremo di giudicare sempre partendo da un punto «cattolico», vale a dire da un punto «universale» sia nel tempo e sia nello spazio.
Bisogna infatti ricordare come sotto le diverse contingenze momentanee e locali, vi è sempre, almeno nel fondo, la lotta secolare e cosmopolita fra le due grandi forze, che si dividono il mondo, la città di Dio, o sia la Chiesa, cattolica, apostolica, romana da un lato, e, dall’altro, l’insieme de’ suoi avversarii sia esterni, vale a dire quelli che si dichiarano lealmente e francamente anticattolici e antireligiosi, e sia interni, ovvero i falsi amici della Chiesa e della religione.
I nemici esterni – giudaismo, massoneria, socialismo e sette affini formanti in contrapposizione alla città di Dio la città del mondo – sono in mano del potere centrale avverso alla Chiesa – quelli dell’interno, all’opposto – modernisti, democratici, liberali etc. – servono a quei primi di strumento più o meno cosciente di infiltrazione, di penetrazione e di decomposizione nel campo nostro.
È chiaro: noi combatteremo la setta ed i suoi complici ed alleati interni ed esterni sempre, dappertutto e con tutte le forze, smascherandone gli scopi e gli intenti.
Vi sono dei cattolici che quando sentono parlare di massoneria crollano le spalle e ridono come di una puerilità. Non pensano costoro che la setta massonica è la incarnazione dell’anticattolicismo e dell’antichiesa e il suo potere si estende, con nefasta influenza, per tutto il mondo e in tutti i rami della società.
Non lo si crede, ma è vero: la setta massonica ha dappertutto i suoi tentacoli ed i suoi emissari, coscienti ed incoscienti non importa, che la servono con fedeltà e zelo, che le fanno da ponte e da strada per introdursi anche dove non si sognerebbe mai, vogliam dire fin nel santuario.
Disponendo dell’oro giudaico, la setta si prepara adesso a battaglie decisive contro la Chiesa, dappertutto, ma qui in Italia specialmente: per questo il nostro periodico non si stancherà di lanciare il suo grido di allarme e di raccolta.
E convien sperare che da quanti amano sinceramente la religione e la Chiesa, esso sarà raccolto ed ascoltato.
 
Continuando, noi lotteremo apertamente, instancabilmente per la soluzione della quistione romana, considerata sia come quistione religiosa e sia come quistione politica; per la rivendicazione dei diritti anche civili del Sommo Pontificato e contro qualsiasi tentativo, da qualunque parte esso possa venire, di diminuire e anche solo di dissimulare questi medesimi diritti, i più sacri di tutti al cuore d’ogni fedele, d’ogni vero cattolico, come quelli che implicano la libertà stessa dell’esercizio del supremo magistero e ministero del Pontificato Romano nel mondo.
È ben tempo finalmente che al Papa, al Vicario di Cristo, al Maestro della Verità, al Custode della morale e al Vindice della giustizia sulla terra sia restituita, di fatto e non a parole solamente, tutta la sua libertà. Egli non deve subire coartazioni nel suo ministero: Egli deve anche esteriormente apparire, quale è, il re, il principe della umanità cristiana.
Alla difesa poi dei diritti del Pontificato Romano noi uniremo il lavoro contro ogni sforzo settario vòlto a diminuire l’influenza politica-sociale del Papato e in genere della Chiesa sulla società e negli stati.
Noi faremo perciò guerra senza quartiere al laicismo in tutte le sue forme e, prima di tutto, al laicismo intellettuale o dottrinario, quel sistema che si sforza di ignorare Dio e di escludere Dio dal mondo per preterizione, pel pretesto cioè che la ragione pura non solo non può arrivare a conoscere Dio, ma nè pure a sapere se un Dio esista.
Noi ci studieremo, all’opposto, di dimostrare che non soltanto la ragione arriva benissimo alla dimostrazione dell’esistenza di un Dio reale, personale, creatore di tutte le cose e fine ultimo dell’universo, l’uomo compreso, ma che questo principio, verità ad un tempo di ragione e di Fede, è la chiave vera di tutti i problemi che agitano la umanità.
Ne piace ripetere la parola magnifica di un forte apologista vivente francese: « Dieu! voila l’unique réponse à toutes les questions vitales de l’heure».
Se di questa verità i cattolici riuscissero finalmente a persuadersi, dell’assoluta necessità cioè di riportare ogni cosa a Dio, quanto sperpero di meno di forze! quante vittorie di più!
È il concetto, la stima del soprannaturale, infatti, come pur dianzi dicevamo, quello che maggiormente fa oggi difetto ai cattolici e ai cristiani, se non teoricamente, praticamente almeno, e questo difetto di soprannaturale, questo difetto di Dio è quello che la loro azione rende esangue e sterile, abbassandola al livello di qualunque attività umana, mentre i cattolici, secondo la robusta frase dell’immortale e santo Pio X, devono formare in questo mondo l’esercito, il partito di Dio: «partes faventium Deo».
 
I principii e le dottrine sviluppandosi e attuandosi necessariamente nell’azione, è chiaro che subito dopo il lascismo dottrinale, noi dovremo raccogliere i nostri sforzi contro il laicismo morale, dimostrando che non ci è nè potrà aversi mai alcuna morale e nessuna virtù, autorità, libertà, in una parola, nessuna vera vita morale tanto nell’individuo quanto nella società senza il riconoscimento, il rispetto, il timore, l’amore di un Dio reale, creatore e ultimo fine di tutte le cose, e senza l’osservanza intera ed assoluta della legge divina, vale a dire del Decalogo, unica legge di moralità, quale venne perfezionato dal Vangelo e promulgato dalla Chiesa.
Togliete il Decalogo, e nessuna dottrina morale sarà più possibile; ora, senza di una dottrina morale non vi ha nè può aversi alcuna pratica morale logica, sia generale, sia abituale. Tolto il Decalogo e tolto Dio la pratica morale sarà una cosa di eccezione, o, meglio, una morale illogica ed illusoria; il che deve finire necessariamente alla negazione di ogni morale tanto negli individui quanto nella società.
 
Dimostrato il sacrilegio del laicismo intellettuale o dottrinario e la contraddizione, l’assurdo del laicismo morale, della così detta morale laica, scendendo alle diverse manifestazioni della vita e ai diversi organamenti della società, sarà da pigliarsi, in primo luogo, di mira il laicismo scolastico, o sia la scuola laica, propugnando contro il monopolio scolastico dello stato il principio della libertà della scuola e dell’insegnamento, che è il più sacro dei diritti della coscienza e del pensiero di una nazione cristiana.
Bisogna insistere e fare comprendere infatti che, pure ammettendo il diritto allo stato cristiano di vigilare la scuola e il dovere di non permettere che qua e là sorgano e pullulino scuole a piacere senza che chi le fonda e le dirige e vi insegna abbia responsabilità di sorta verso lo stato medesimo, il quale, oltre l’obbligo di non essere ateo ed asino, ha pure l’obbligo preciso presso le nazioni cristiane di essere cristiano esso pure, allo stato per sé non incombe veruna funzione educativa: che il compito della educazione è tutto proprio dei genitori degli educandi, i quali sono in diritto di pretendere che la educazione, che i loro figli riceveranno nella scuola, corrisponda ai loro sentimenti, alle loro convinzioni religiose, alle loro tradizioni ed aspirazioni; hanno il diritto di volere che la coscienza e la morale delle loro creature venga tutelata e rafforzata dallo insegnamento, che sarà loro impartito; il che tutto presso di cristiani non potrà essere ottenuto che per mezzo della scuola cristiana confessionale.
 
Dal laicismo scolastico la lotta quindi si estenderà a quello che ne piace di chiamare laicismo di stato, che è la più mostruosa non solo delle pazzie, ma delle ingiustizie e delle tirannie, e il sacrilegio più orrendo, di cui siasi macchiata e resa colpevole la nostra società. Il laicismo di stato, infatti, camuffato sotto le forme della separazione dello stato dalla Chiesa, della così detta neutralità dello stato in faccia dei problemi religiosi e della religione, altro non è che la proclamazione ufficiale dell’ateismo, la negazione solenne, pubblica e sociale non di questa o quella data forma religiosa solamente, ma addirittura della Divinità, la negazione pura e semplice di Dio, contro di cui il dio-stato alza i suoi altari.
Vi sono dei cattolici, i quali, nella teoria della separazione dello stato dal la Chiesa non vedono alcun male, verun pericolo, anzi, facendo eco alla ipocrisia liberale, dicono che la Chiesa non potrebbe che guadagnarne; ma costoro si illudono.
Quando, pure commettendo il grave errore di separarsi dalla Chiesa, lo stato si ricordasse del dovere che il diritto naturale, non soppresso, ma elevato per mezzo della istituzione soprannaturale della Chiesa, ad esso impone di riconoscere Dio e di onorarlo e di farlo onorare dai suoi sudditi, la massima della separazione dello stato dalla Chiesa potrebbe ancora passare. Nel senso però secondo cui essa è intesa niente altro significa che negazione non solo della Chiesa, ma di ogni religione e di ogni culto, anche naturale; vuol dire rifiuto da parte dello stato di riconoscere Dio, vuol dire ateismo.
E allo stesso punto torna e unisce il concetto di stato neutro, tanto caro al liberalismo, che cerca con questo mezzo, difendersi dalla taccia di ateismo.
È chiaro ed evidente infatti che lo stato, dichiarandosi ateo ed areligioso, perciò stesso, cessa di essere neutro. Tanto è vero che un massone di alto grado, definendo in che consiste il laicismo integrale di stato, diceva: «Il laicismo integrale di stato è l’applicazione pura e semplice del libero pensiero alla vita collettiva della società».
Per questo, volendo i cattolici essere fedeli e coerenti ai loro principii, non devono domandare nè contentarsi di domandare, accettando, implicitamente almeno, il principio della neutralità dello stato e anche quello della separazione dello stato dalla Chiesa, che lo stato rispetti la libertà della Chiesa; ma essi devono pretendere e devono sforzarsi di fare in guisa che lo stato riconosca la Chiesa, e la riconosca non come una istituzione qualsiasi, ma come una istituzione divina, ad esso superiore, come la religione unica vera, innanzi alla quale esso ancora deve inchinarsi ed obbedire.
Occorre che i cattolici facciano intendere alle masse che lo stato non può, non ha il diritto di essere laico o sia areligioso, alla stessa guisa che non può, non deve essere amorale, afamigliare od apatriotta che, all’opposto, in mezzo di nazioni cristiane, per le quali il cristianesimo costituisce e rappresenta non solo l’unità del pensiero sui problemi supremi della vita, ma anche della morale, esso ha imprescindibile dovere di essere cristiano, o sia inspirato agli stessi principii dei suoi governati.
Il liberalismo, all’opposto, quel liberalismo, che fa così ombra e velo alla mente di tanti cattolici, vuole e non può non volere tutto il contrario.
Il liberalismo è perfettamente logico quando si rifiuta di tollerare una dottrina che tende a restringere la libertà umana in nome e in diritto di un principio superiore alla stesso libertà, quale è la dottrina cattolica.
Solo il cattolicismo infatti afferma ed osa affermare che la legge umana deve restringere la libertà pubblica in nome della legge morale, che è, in fondo, la legge di Dio. E questa è la ragione per cui il liberalismo non può tollerare il cattolicismo, o, meglio, la concretizzazione del cattolicismo, la Chiesa: si tratta di una impossibilità metafisica. Non volendo però avere l’aria di negare rotondamente Iddio e la sua legge, il liberalismo ostenta i beni che alla società e alla stessa religione provengono dalla separazione della Chiesa, o sia della religione, dallo stato; separazione che, mettendo, in pratica, la Religione e la Chiesa alla discrezione dello stato, porge a questo il destro di opprimerla e di perseguitarlo in mille guise fino ad escluderla del tutto dalla vita dei popoli.
Per questo i cattolici non devono domandare la libertà del cattolicismo in nome del principio generico della libertà per tutto e per tutti; ma devono dimostrare – e lo dimostreremo – che libertà non può darsi se lo stato non rispetta e non fa rispettare le dottrine e le istituzioni necessarie alla società e non restringe la libertà delle dottrine contrarie.
Di quella guisa che la libertà patriottica restringe necessariamente la libertà antipatriottica, così la libertà morale e religiosa deve restringere la libertà antimorale e antireligiosa. È tempo che i cattolici, che i veri cattolici, che vogliono salva la società e l’Italia, si mettano e si riuniscano tutti d’accordo su questo terreno solido e chiaro del buon senso e cessino di essere gli alleati di quel liberalismo politico-religioso, che mentre li sfrutta, ride della loro dabbennaggine e debolezza.
Secondariamente i cattolici devono dimostrare che lo stato è tenuto di praticare, di professare, di proteggere la vera religione; cosa questa che può essere fatta senza intaccare nessuna libertà, individuale o sociale, degna di questo nome.
Da ultimo bisogna far vedere che lo stato non può essere laico senza divenire il peggiore dei tiranni e legittimare ogni più triste rivolta.
Ecco quello che i cattolici devono dire, ripetere, gridare alto del continuo, senza paura, quello che noi, in questa rivista, diremo e grideremo, comechè lo studio delle relazioni tra Chiesa e stato sarà uno dei più seguiti da noi, affine di risuscitare il concetto, troppo dimenticato, che la Chiesa è sopra dello stato e da essa lo stato deve pigliare le norme morali per un felice governo della nazione e della società.
Il laicismo di stato però – bisogna ricordarlo – più che un principio, è anch’esso la conseguenza di un altro principio fatalissimo, quello del laicismo democratico.
Vuole sapersi quale è il fondo del terribile equivoco contenuto nella magica parola democrazia?
Eccolo qui.
Verità essenziale di buon senso, di ragione e di fede così nell’ordine sociale come nell’ordine politico è che la volontà e la legge di Dio (Decalogo e Vangelo promulgati dalla Chiesa) sono al disopra della volontà tanto particolare quanto generale degli uomini. La legge non può quindi essere, come oggi si pretende, l’espressione della volontà generale; bisogna all’opposto, che, per avere forza di obbligatorietà, essa sia conforme alla legge di Dio.
Al contrario, principio essenziale e concetto sostanziale della democrazia moderna si è che la volontà popolare, o sia la volontà del numero (fino a ieri corpo elettorale o nazione, domani, forse, proletariato universale) è quella che costituisce e da cui dipende tanto il diritto quanto la legge.
Sembra incredibile, ma è vero! Nonostante l’esplicita condanna che il Sillabo fa di questa teoria (Proposiz. 60a), non mancano dei cattolici che, in parte almeno, anche oggi la sostengono, ostinati a non vedere nella democrazia che una forma di governo, e non già una dottrina filosofica e sociale e quindi religiosa, o, meglio, areligiosa, e però di necessità assoluta, antireligiosa.
Il democratismo moderno è una dottrina la quale, nel seno e nella intenzione degli avversari del Cristo e della Chiesa, deve sostituire, nel diritto pubblico, la legge eterna, la legge morale, la legge di Dio, la volontà di Dio con la volontà generale, vale a dire con la volontà dell’uomo e del numero. Così fatta democrazia però nata dall’egocentrismo liberale della Riforma, è dunque incurabilmente laica.
Per questo nessun cattolico nè uomo di buon senso può dirsi democratico senza avere prima dimostrato in qual modo egli cristianizza la sua democrazia. Pur troppo però non si è trovato ancora chi lo sapesse fare, e, si può tentare di essere, i profeti, nè pure in seguito si troverà.
Che dire dunque di coloro – parliamo del nostro campo – che vanno inculcando massime come questa: – Voi siete liberi di tenere qualunque opinione politica vi piace.
Potrebbe questa libertà essere permessa quando tutte le opinioni politiche fossero ugualmente oneste, nel senso filosofico del termine ed ugualmente compatibili con la dottrina politica del cattolicismo.
Accade invece tutto il contrario.
Ci si saprebbe dire, poi, di grazia quanti sono i cattolici che conoscano l’essenziale almeno della dottrina politica del cattolicismo e che si preoccupano di conformarvi le loro opinioni?… Purtroppo queste – il più delle volte non sono che il risultato di ignoranza, di dimenticanza, di errori: democratismo, liberalismo, socialismo e semisocialismo, positivismo agnostico, ecco le dottrine, i principii, da cui si originano le opinioni politiche di tanti e tanti cattolici.
Ma siffatte teorie come possono andare d’accordo con il dottrinale cattolico?
Equivoco non meno disastroso è dire e sostenere, come si sente:
– La Chiesa è e deve essere al di fuori e al disopra di tutti i partiti –.
Ancora: ciò sarebbe e potrebbe essere vero nel caso che tutti i partiti fossero ugualmente onesti, sempre nel significato filosofico del termine, ed ugualmente rispettosi del diritto naturale e del diritto cristiano.
In fatto e in pratica, anche qui, anzi specialmente qui, è tutto l’opposto.
Nel fatto, nella realtà, qui da noi, in Italia come altrove, non esistono dei partiti; non vi sono, invece, che delle dottrine, che due dottrine anzi solamente: la dottrina cattolica (1) e la sua contraria laica; la dottrina dei diritti di Dio e quella dei diritti dell’uomo: la dottrina della Chiesa e quella dell’anti-chiesa, chiamisi essa dottrina massonica o socialista o anarchica, non importa; la dottrina dell’89 e la dottrina del Vangelo, di Cristo, di Dio.
Quale conciliazione fra si opposte dottrine può immaginarsi?…
Certamente nessuna!
Per questo i cattolici, mettendo in disparte tutto quello che concorre a diminuire o ad asservire la dottrina cattolica al principio del mondo, devono raccogliersi a fare si che quella trionfi e che il «partito di Dio», il partito della vera democrazia, intesa nel senso della Chiesa, si formi.
A questo nobilissimo scopo, sulla base dei diversi punti accennati, lavorerà il nostro periodico.
 
Nè meno esso si affaticherà contro il laicismo sociale o socialismo per l’armonia cristiana delle diverse classi sociali fra di loro, secondo i principii e le tradizioni di giustizia e di carità insegnati e vissuti dalla Chiesa, e contro quegli altri prodotti dello spirito laico che sono l’aconfessionalismo e l’interconfessionalismo, affinchè all’azione cattolica sia integralmente conservata di fatto, da per tutto, in tutto e sempre la sua purezza.
La lotta contro il laicismo sociale è molteplice, e a noi piace svilupparla nei seguenti punti:
1° «Bisogna combattere l’errore perfido del socialismo, errore nato dal democratismo laico, dottrina essenzialmente massonica nella sua origine e terminante, nelle sue conclusioni, alla rivoluzione e al bolscevismo;
2° Bisogna combattere il semi-socialismo e modernismo sociale, professati, purtroppo!, da un numero non indifferente di cattolici ignoranti, ciechi ed ostinati;
3° Bisogna inculcare con ogni forza e studio il rispetto del settimo comandamento della legge di Dio, fondamento della società;
– il diritto assoluto ed immobile della proprietà personale, corporativa, nazionale, cercando, sì riguardo di questi, come di tanti altri punti affini, di penetrarci degli insegnamenti pontificii, sopratutto di quelli contenuti nei documenti immortali di Leone XIII e nella lettera «Apostolici muneris», che tutti li riassume, del santo Pio X. –
4° Bisogna che i cattolici, facendo eco ai due Pontefici or nominati, affermino altamente in faccia ai nemici della società, massoni e socialisti, i se guenti fatti immobili, fissati dalla natura, voluti da Dio, autore degli individui e della società:
a) l’ineguaglianza del benessere materiale degli individui; – b) la distinzione delle diverse classi sociali; – c) il diritto assoluto all’eredità familiare integrale; – d) il rispetto delle leggi economiche naturali, oltraggiosamente disconosciute dal socialismo non meno che dallo stato moderno ateo e miscredente; – e) la distinzione netta e adeguata fra i doveri di stretta giustizia e quelli di carità per parte – dei padroni e degli operai; – f) l’obbligo, il dovere impreteribile per parte degli operai di rispettare, semprechè onesto e onestamente retribuito, il contratto di lavoro.
5° Bisogna denunciare, in nome della dottrina cattolica il delitto, la pazzia, l’empietà dei sogni di coalizione economica e sociale e qualunque forma di organizzazione professionale terminante al socialismo, ed ogni sindacalismo neutro od amorale, come quello che fatalmente conduce alla lotta anticristiana delle classi fra loro.
Come poi si è accennato, uguale battaglia la nostra rivista impegnerà contro l’aconfessionalismo e l’interconfessionalismo, venuti oggi tanto di moda nel campo dell’azione cattolica e che conducono inevitabilmente al laicismo puro e semplice.
Il distintivo dell’azione dei cattolici, in ogni branca di attività, deve essere il principio cattolico, deve essere Dio.
Orbene, tacere Dio, ignorare Dio, fare a meno di Dio non è già solo, per noi cattolici, usando il termine scolastico una negazione, una semplice lacuna, ma è una privazione, vale a dire l’assenza, la mancanza di una Realtà necessaria, e, nella specie, dell’unica Realtà, senza della quale non resta che il nulla alla lettera, in ogni ordine e in ogni cosa.
È qui che appare e si mostra tutta la empietà e tutto il danno e pericolo della filosofia agnostica, o sia della filosofia laica, che è tutt’uno; – è qui che si palesa tutta la nocività del liberalismo, anche di quello camuffato di veste cattolica, che accetta ed acconsente di tacere Dio, di ignorarlo, di nasconderlo, nei suoi altisonanti programmi di vita politica e sociale.
Tacere Dio – bisogna ricordarlo – è negare Dio, e l’azione a base, a forma laica sotto pretesto di eliminare e di evitare quello che può essere causa di divisione – chiesa, religione, Dio – finisce ad eliminare e negare Dio.
Quale empietà di questa più sacrilega e mostruosa?… Che Dio non divide, ma al contrario, è l’unico legame e anello di congiunzione degli spiriti e delle anime, l’unico vincolo sociale.
Fare quindi parte di un’opera qualsiasi, sociale, patriottica, politica, economica a base laica o senza Dio, in cui i diritti di Dio non sieno chiaramente espressi ed affermati, per un cattolico è nè più nè meno, una apostasia.
Ed è, nel medesimo tempo, una sciocchezza.
La ragione – almeno così si dice – per cui tanti cattolici si ostinano a mettere in sordina, nella loro azione pubblica, sociale o politica, i diritti di Dio, della religione, della Chiesa, è per poter penetrare meglio nel campo degli avversarii.
Ma questa, diciamo all’opposto noi, è una illusione e niente altro.
Chè il solo, unico strumento di penetrazione posseduto dal cattolicismo per convertire gli increduli è, per l’appunto, da una parte, codesta base naturale e razionale della nostra dottrina, la quale costituisce la così detta teologia naturale, e, dall’altra, o sia nei nostri avversarii, codesto germe innato di religione, che trovasi nella mente e nella coscienza d’ogni umana creatura, codesto lume il quale, secondo la parola del Vangelo «illumina ogni uomo che viene in questo mondo», codesto istinto che tutte le creature porta e solleva a Dio «testimonianza, come diceva Tertulliano, di un’anima naturalmente cristiana».
Or bene, il laicismo, l’aconfessionalismo e l’interconfessionalismo eliminando, in una forma più o meno esplicita, Dio e la sua Fede e la Chiesa dalla base e dal fondamento di ogni azione possibile fra cattolici e acattolici o non credenti, sopprime appunto in noi l’istrumento della penetrazione attiva; negli avversarii l’organismo passivo della penetrabilità.
Qui è però – bisogna ricordarselo e lo ripetiamo apposta – tutto il piano infernale del laicismo; qui è pure tutta la lamentevole illusione del liberalismo «complice e alleato fedelissimo dell’ateismo».
In luogo infatti di penetrare nel campo avversario sono, e fatalmente, i liberali pretesi cattolici che restano penetrati, trasportando in sè medesimi tutto il veleno degli errori e dei principii dei loro nemici.
Il laicismo infatti è niente altro che il liberalismo franco, logico, cinico. E il liberalismo cattolico, quel liberalismo che, per paura, per debolezza, sconosce il soprannaturale, sopprime nella sua azione ogni carattere di confessionalità, si apparta da Dio, è un laicismo incoerente, illogico, bugiardo.
Il liberalismo cattolico, che via via diventa aconfessionalismo, interconfessionalismo, sindacalismo neutro, modernismo sociale e talora anche semisocialismo e falso democratismo, è l’inverso del pragmatismo. Il pragmatismo è l’errore di coloro che dicono: – io non so nè posso sapere se vi è un Dio, una verità assoluta, una legge divina, che va rispettata; ma bisogna agire come se Dio esistesse; – il cattolico liberale, all’opposto, confessa che vi è Dio, ma nella pratica, nel diritto pubblico, nella vita accetta e consente di operare come se Dio non esistesse.
Questa è l’estrema conseguenza, cui, purtroppo, da non pochi cattolici si arriva e che fa che l’azione cattolica in niente si distingua da quella dei loro avversarii e dai nemici di Dio, anzi a questa concorra disgraziatamente a fare da sgabello e da sostegno.
Come niente, infatti, i nostri avversarii temono più delle nostre affermazioni nette e recise, così di niente più gongolano che di quella debolezza per cui, nascondendo il nostro carattere, ci rendiamo loro mancipii e schiavi, abbassando in noi la santità dei principii e della dottrina divina che professiamo.
 
Sono queste le quistioni più gravi e principali, sulle quali noi porteremo la nostra considerazione e il nostro studio in questa rivista: ci occuperemo però ancora del patriottismo e del femminismo. Come contro quel nazionalismo pagano, cui oggi il concetto di patria è riunito, e che fa ottimo riscontro al sindacalismo areligioso, considerando quello le nazioni sotto il rispetto medesimo con cui questo considera le classi sociali, ossia come collettività ciascuna delle quali può, anzi deve tutelare e propugnare i proprii interessi all’infuori e magari contro gli interessi degli altri, noi difenderemo il vero concetto e amore di patria, così contro quel femminismo, che tende a snaturare la donna, portandola in campi di azione e di lotta non suoi, noi illustreremo l’azione della donna sia in relazione alla vita di famiglia e sia della società.
La critica bibliografica, fatta con criteri di massima severità ed imparzialità, e note varie di scienza, a servizio così del clero come degli associati laici, completeranno il lavoro del nostro periodico.
Ed ecco esposto il nostro programma.
L’abbiamo voluto dichiarare estesamente, punto per punto, perchè nostra intenzione non è già solo di svolgere un programma puramente teorico o filosofico, ma, come i lettori avranno inteso, un vero programma di azione.
Fede e Ragione sorge non solamente per ricordare e riaffermare quello che, sui diversi punti accennati, insegna e impone il dottrinale cattolico, la dottrina della Chiesa, ma per essere ancora un centro di raccolta di quanti cattolici, preti e laici, intendono di unirsi a noi per opporre una azione franca e coraggiosa alla invadenza dei principi nefasti del liberalismo, del naturalismo del laicismo, che minacciano di travolgere ogni nostra attività.
Noi speriamo che il nostro appello troverà largo consenso e corrispondenza in mezzo ai nostri fratelli cattolici, che sentono, come noi, la gravezza dell’ora, che volge, e anelano a quella restaurazione cristiana che unica potrà dare alla società nostra la sua pace.
All’opera dunque!
Lanciando il primo numero della rivista “Comunismo” organo del socialismo leninista od anarchista d’Italia, il direttore di essa, poteva vantarsi che i mezzi per iniziare la sua pubblicazione gli fossero stati forniti dai compagni del governo dei “Soviet” russi.
L’affermazione potrà contenere della esagerazione; tutti sanno però lo zelo col quale i nemici della verità, i socialisti in ispecie, sostengono la loro stampa per la divulgazione della loro idea.
Ai cattolici incombe altrettanto, e, sia detto anche una volta, noi speriamo che tutti coloro ai quali arriverà il presente fascicolo, con la propria adesione, ci invieranno quella di qualche amico, così che dentro il più breve periodo di tempo sia raggiunto quel numero di associati che serva a sostenere le spese del periodico e a mandare avanti l’opera di propaganda e di azione di cui esso deve essere l’organo ed il portavoce.
 
LA DIREZIONE.
(1) Per dottrina della Chiesa noi intendiamo la dottrina dei Vangeli, quale venne dichiarata dalla Chiesa nei suoi Concilii e dai Pontefici Romani nei loro molteplici documenti; quale si vede spiegata e commentata nelle opere dei Padri e dei Dottori ecclesiastici, sopra tutto di San Tommaso d’Aquino.