Et erit sepulcrum ejus gloriosum

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 38/17 del 14 aprile 2017, Venerdì Santo

Et erit sepulcrum ejus gloriosum (da La Terra Santa, pubblicazione mensile della Custodia Francescana, anno III, n. 3, 15 marzo 1923)copertina_terra_santa

(…) E’ l’amore che porta gli apostoli e i primi seguaci di Gesù a venerare i luoghi da Lui santificati, fra i quali tiene il primo posto il S. Sepolcro. Vicino ad essi la loro fede si alimenta di nuovo vigore : esso è il più eloquente testimonio della risurrezione del Signore, invincibile argomento della sua divinità. E’ col cuore pieno di esso che se ne allontanano per compire la loro missione, quella di far conoscere e amare il Divin Risorto; forti di esso quel manipolo si pone all’assalto della vasta, imponente, agguerrita città di Satana costituita allora dal paganesimo e dal giudaismo, i quali pur odiandosi a vicenda, divenivano alleati per combattere la Religione del Risorto. Ben presto la città dell’odio dovette accorgersi dei colpi di piccone demolitore che quel manipolo dava alle sue muraglie, ai suoi fondamenti; i lupi si accorsero che il piccolo gregge di agnelli era assai più forte di quanto non mostrassero le apparenze e corse ai ripari. Il sangue cristiano fu sparso a torrenti, ma il piccolo esercito non diminuiva, anzi cresceva: la tomba vuota del Risorto mandava continuamente nuove e fresche milizie pronte a prendere il posto degli scomparsi ed avanzare.
Sicché convenne cambiar tattica. Il mite imperatore Adriano proibisce le accuse contro i cristiani, ma in compenso fa scomparire le tracce del S. Sepolcro; l’altura del Calvario è livellata e invano sarà ricercato il luogo, dove Gesù riposò morto.
Cosi l’odio della città di Satana spera di sbarazzarsi una volta per sempre della nuova religione, divenuta un po’ troppo incomoda, sottraendo agli sguardi dei fedeli quel pegno del loro amore. «Lontano dagli occhi, lontano dal cuore» si direbbe abbia pensato Adriano e per risvegliare la fede e l’amore in Giove e Venere, nel luogo sacro vengono eretti due templi a queste divinità.
Ma quanto sono vane le versuzie umane contro i disegni di Dio! Quei due templi finirono col fare ad Adriano e ai pagani lo stesso servizio che le guardie del Sepolcro avevano fatto ai Giudei. Queste divennero i testi inconfutabili della risurrezione di Gesù, quei due templi indicheranno il luogo esatto del Sepolcro e del Calvario. Nella lotta, la vittoria sarà dell’amore, allora come sempre, anche se alle volte pare il contrario.
Intanto il Sepolcro giace sotto terra: anche ad esso deve applicarsi la legge del chicco di grano, che se non è seppellito, non può germogliare. E il Sepolcro coperto vive nel cuore dei cristiani; continua a far sentire la sua voce potente, e spinge e sprona i suoi combattenti, che con nuovo ardore si lanciano nella mischia. La vittoria è loro; il 313 segna il trionfo della Croce piantata sul Calvario, il 326 vede ridata alla luce la tomba del Signore ; nel 335 splende alla luce del sole la superba basilica Costantiniana, che copre e difende « il luogo più venerando del mondo », come scrisse l’imperatore Costantino al vescovo di Gerusalemme Macario.
E da allora l’amore potè espandersi in tutte le guise: il Sepolcro è l’oggetto delle pellegrinazioni più edificanti e più imponenti; l’Europa si riversa qui; Roma, la vera, la buona, viene qui; vicino al Sepolcro sorgono conventi di uomini e di donne, focolari di scienza e pietà. E come il Sepolcro aveva dato i soldati nella prima lotta contro i pagani, così esso dà i dotti che difenderanno il dogma. La scrittura è tradotta commentata e posta alla portata di tutti qui, vicino al Sepolcro; è tutto un attivissimo scambio di idee, tra Girolamo, Agostino, Paolino e mille altri che s’allarga e diffonde per tutta la Chiesa a tutela delle verità, che nel Sepolcro vuoto trovano la loro conferma e la loro corona.
Ma il mondo non si dà per vinto: l’odio è tenace, come è tenace l’amore. Ed ecco nel 614 le orde di Cosroe versarsi su Gerusalemme, far piazza pulita del grandioso monumento di Costantino ; il Sepolcro ritorna nella sua oscurità. Un grido di dolore si eleva da ogni parte, si corre alla riscossa, nel 628 Eraclio sbaraglia i persiani, riscatta il santo legno della Croce e sul Sepolcro si erge la bella chiesa del monaco Modesto. E di nuovo l’amore si espande e il luogo santo è abbellito, visitato, adorato; esso ritorna l’oasi della Chiesa; quando s’abbatte su di esso la più grande sventura : nel 637 cade in preda ai Saraceni.
Lo spettacolo delle Crociate è stato variamente giudicato e bisogna concedere che la politica, l’egoismo nei grandi e piccoli le hanno in parte deturpate e impedito di raggiungere il loro fine diretto; i luoghi santi rimasero nelle mani degli infedeli ; ma è innegabile che esse furono la manifestazione di un grande amore ferito dalla profanazione del suo oggetto più caro. Da Silvestro II a Gregorio X è tutta una lunga serie di papi che si agitano e spingono il mondo latino e orientale alla liberazione dei luoghi santi, e da Goffredo di Buglione a S. Luigi IX è tutta una lunga serie di principi, che impugnano le armi per vendicare l’oltraggio fatto al S. Sepolcro. La più simpatica e la meglio condotta fu la prima Crociata, quella di Goffredo : religione viva e amore ardente fecero operare miracoli alle truppe internazionali da lui guidate e il 1099 il venerdì 15 luglio, l’esercito cristiano potè baciare la pietra su cui riposò il corpo del Signore. E’ fondato il regno Latino d’Oriente, che doveva tutelare i luoghi santi da ulteriori profanazioni e assicurarli per sempre alla venerazione della Chiesa. Una nuova e maestosa basilica ricopre il S. Sepolcro, ricchissimi doni da ogni parte del mondo vengono ad abbellirla; una vita nuova civile e politica ha per centro questo luogo benedetto e intorno ad esso si svolge rigogliosa. Sventuratamente questo regno era minato dall’esterno e nell’interno e cominciò a minacciar rovina. Corrono ai ripari Corrado III e Luigi VII, il Barbarossa e Filippo Augusto, ma le cose vanno peggiorando. Non manca la nota gentile e puerile della Crociata dei fanciulli, segno che le cose andavano male. Invano prendono le armi Federico II e Luigi IX; i Saraceni rientrano in Gerusalemme, distrutto il regno latino, di nuovo è l’abbominazione nel luogo santo; l’amore è messo di nuovo alla tortura e alla prova.
La tomba del Redentore come segno d’odio e d’amore ha seguito e segue le sorti della Religione; amato Gesù, il suo Sepolcro diventa l’oggetto più caro del cuore; trascurata la Religione, freddezza verso Gesù, il suo sepolcro nè commuove nè attira; odiato, anche il suo sepolcro sarà oggetto di odio. Nè può essere diversamente: sono troppo strettamente imiti Gesù e la sua Tomba.
Perciò, oggi, tempo di religione fiacca e di fievole amore per Iddio, in cui tutto vuol essere inquadrato nelle questioni politiche nazionalistiche, il Sepolcro, quando non è profanato da lotte anche cruente, è un pretesto di prevalenza degli uni sugli altri ; elemosine e doni sono più un titolo di questioni che un atto di pietà e il luogo che maggiormente dovrebbe distaccarci dalla patria terrena per slanciarci verso la celeste, diventa un miserabile appiglio per bizze nazionali e per una gloriola, che quando non è cattiva è almeno ridicola. Ma tant’è: l’uomo è destinato a guastare tutto ciò che tocca.
Il periodo delle Crociate armate era nel massimo bollore, quando un povero pellegrino chiede e ottiene di visitare il S. Sepolcro. Lo venera e se ne va, ma lascia i figli, i quali senz’armi e con la sola ricchezza di una grande povertà unita a quella di una viva carità per Iddio e per la Chiesa vi si installano e non
lo    lasciano più. Grande sublime gloria del S. Sepolcro! Gli inermi ottengono ciò che non fu ottenuto dagli eserciti più agguerriti. Non pare una stranezza? Pare, ma non lo è. Eraclio vestito con tutta la pompa dei suoi abiti regali si carica del Legno della Croce, ritolta a Cosroe, per portarla di nuovo al suo luogo. Una forza segreta più e più volte lo respinge. Zaccaria vescovo di Gerusalemme gli fa osservare che tutta quella pompa mal si addice a chi deve imitare la povertà e l’umiltà di Gesù Cristo. Eraclio getta gli abiti preziosi, si veste poveramente, prende di nuovo la Croce e con facilità riesce a portarla sul Calvario. Questo fatto ci proclama una verità: Qui dove il Redentore è vissuto povero morto povero, dove ha combattuto e sofferto, dove ha predicato contro le ricchezze terrene, qui tutto deve assomigliargli e solo chi si avvicina a Luì col suo spirito, può meritare e ottenere di rimanere sui luoghi testimoni della sua vita umile e sofferente. Perché i discepoli dovrebbero essere da più del maestro e i seguaci da più del duce? Povertà e sofferenze, non compendiano queste parole la storia della Custodia di Terra Santa dal 1219 fino ai nostri giorni? Il possesso del S. Sepolcro fu assicurata all’uomo che maggiormente amò ; fu mantenuto con più di 2000 martiri, che la Custodia ha dato al cielo e alla Chiesa e sarà suo finché si conserverà degna, amando e soffrendo, della protezione di Dio e della Chiesa.
Rifiorisca nei cuori di tutti l’amore di Gesù, sia più sentita la sua santa Religione e il suo Sepolcro assorgerà a sempre maggior gloria: Et erit sepulcrum ejus gloriosum.