Come domare i titani del web?

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 19 /18 del 22 febbraio 2018, Cattedra di San Pietro ad Antiochia

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La posizione di monopolio di Google, Facebook e Amazon non presenta solo rischi economici ma anche politici

L’ultimo numero del settimanale britannico “The Economist” aveva quale titolo principale “Come domare i nuovi titani”. I titani in questione sono i leader della nuova società digitale: Google, Facebook e Amazon. In effetti questi tre giganti dominano il web e rafforzano costantemente il loro primato grazie al numero crescente di utenti che li utilizzano. Insomma, sono, come dicono gli economisti, dei “monopoli naturali” che forniscono servizi (spesso gratuiti) grazie alla vendita dei nostri dati che vengono elaborati e che vengono poi utilizzati per condurre campagne pubblicitarie mirate. Si potrebbe dire questo fenomeno non ci deve allarmare.

Questo atteggiamento sarebbe però sbagliato. Infatti il primato di questi tre titani nasconde insidie che economiche e politiche che non debbono e non possono essere trascurate. I problemi economici riguardano il fatto che limitano la concorrenza e impediscono lo sviluppo di piattaforma alternative. Quindi rendono meno innovativo l’intero mercato. Infatti la loro potenza economica fa sì che non appena si manifesta un concorrente potenziale, quest’ultimo viene acquistato e quindi neutralizzato. E’ quanto è accaduto con Instagram e con Whatsapp e con Waze. Questo processo è talmente diffuso che i nuovi imprenditori del web non puntano più a scalfire il primato di questi titani, ma di “spaventarli” per poi essere comprati, anche perché le barriere all’entrata sono talmente elevate da rendere un’impresa pressoché impossibile il tentativo di insidiare la loro leadership. Dunque, all’orizzonte non si profila e forse non si profilerà nessun concorrente.

Che fare? Far finta di nulla oppure intervenire e come? Per il momento i Governi stanno a guardare e non vi è alcuna iniziativa concreta. Le possibilità di intervento sono complicate. Infatti non basta una legge antitrust, come si era fatta negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso, per domarli. Non è nemmeno possibile spaccare la loro attività, come si è fatto sempre negli Stati Uniti con il monopolista della telefonia. Infatti come si potrebbero spaccare Google, Facebook o Amazon? Non vi sono soluzioni facili. L’unica via percorribile appare quella di vietare l’acquisizione di potenziali concorrenti. Questa soluzione presenta però l’enorme rischio di inaridire le fonti di finanziamento delle nuove start-up. Infatti queste ultime avrebbero grandi difficoltà a raccogliere i finanziamenti se fosse preclusa la strada della vendita a uno di questi titani. Quindi per il momento la loro crescita potenziale non sembra avere ostacoli e il loro dominio continua a rafforzarsi.

La questione non è però solo economica, ma anche politica. Nelle nostre democrazie, purtroppo, chi ha soldi ha anche potere. E Google, Facebook e Amazon non hanno solo enormi capitali, ma hanno anche i dati dei loro utenti e attraverso questi dati costruiscono i loro profili. Questi profili non riguardano unicamente le preferenze commerciali, ma anche le preferenze politiche. Quindi ci conoscono meglio di chiunque altro e sono quindi anche in grado di inviarci messaggi politici mirati. Nelle ultime elezioni presidenziali americane lo staff della campagna di Donald Trump avrebbe acquistato da Facebook i profili degli utenti ai quali sono poi stati inviati messaggi elettorali mirati. Oggi i titani del web sono stati utilizzati, ma non sono entrati in prima persona nell’agone politico. Essi però non sono asettici. Si propongono come uno strumento per migliorare il mondo. Facebook sostiene di essere la piattaforma di una comunità (ma quale comunità?) e il suo fondatore ha anche ventilato la possibilità di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti. La strategia dei titani del web è quella di darci l’illusione di decidere. Ma è veramente così?

Significativa è stata la reazione di grande fastidio all’accusa di essere uno strumento di diffusione di notizie false. Facebook ha deciso di dare la priorità di accesso ad amici e parenti ed ha precisato che saranno gli utenti a decidere a quale giornale o a quale altra fonte di informazione dare la priorità. Questa scelta tenderà a rafforzare ulteriormente la polarizzazione della società, poiché ogni persona si fa o dovrebbe farsi un’opinione confrontando punti di vista diversi. Invece in questo modo si rafforza in modo pericoloso la tendenza ad informarsi grazie a fonti che sostengono lo stesso di pensare dell’utente. Anche in questo caso si va verso una società che avrà sempre maggiori difficoltà di dialogo e quindi di raggiungere compromessi.

Ma il punto di domanda fondamentale è se questi titani non solo continueranno ad eliminare i loro potenziali rivali, ma se si limiteranno ad esercitare un’egemonia economica e tecnologica. Tutto induce a pensare che difficilmente riusciranno a sottrarsi alla tentazione di esercitare un ruolo politico diretto. Probabilmente oggi è ancora troppo presto e probabilmente questo tentativo verrà fatto solo dopo un ulteriore degrado del quadro politico. Insomma, il grande punto di domanda è se e quando i Grandi della nuova società digitale, che già oggi assume sempre più le sembianze del Grande Fratello, scenderanno nell’agone politico, forti non solo delle loro immense disponibilità finanziarie ma anche e soprattutto della conoscenza delle nostre abitudini e delle nostre preferenze. Infatti questo scenario non è più impossibile.

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