Cremisan: il Davide cattolico contro il Golia israeliano

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 99/14 dell’11 dicembre 2014, San Damaso

àéèìéä é÷á ôøîéæïIn Terra Santa si sta consumando l’ennesimo sopruso israeliano nei confronti della Chiesa Cattolica e dei palestinesi cristiani. Si tratta della costruzione di un tratto del muro di separazione, per proteggere degli insediamenti illegali, nelle terre dei salesiani a Cremisan, dove fin dal 1885 si produce vino assicurando il lavoro a numerose famiglie di arabi cattolici.

In passato il nostro centro studi ha già parlato della vicenda:
Terra Santa – Nella Valle di Cremisan Salesiani e famiglie cattoliche colpite dal muro della vergogna
Le lacrime di Cremisan
Terra Santa: una triste festa di Don Bosco per i Salesiani di Cremisan

Sugli ultimi sviluppi del contenzioso tra lo stato israeliano e i salesiani pubblichiamo due documenti: la presa disposizione del clero locale e un video della Custodia francescana di Terra Santa.

1) L’AOCTS sul caso Cremisan: “È tempo di agire subito, prima che sia troppo tardi”
Ecco di seguito la Dichiarazione dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa emessa il 5 dicembre 2014 sugli ultimi sviluppi del caso Cremisan, il cui verdetto finale è «atteso da un momento all’altro». L’Assemblea ricorda come il muro, «voluto da Israele», non cerca tanto di «garantire la sicurezza dei confini prima del 1967», ma è volto a «proteggere gli insediamenti costruiti illegalmente su terreni precedentemente confiscati negli anni Settanta». Ciò permette quindi alle colonie di continuare la loro espansione. I vescovi sono preoccupati per il grave danno che il muro di separazione potrebbe causare per la comunità, essenzialmente cristiana, della città di Beit Jala e si appella alla Comunità internazionale.
Comunicato Stampa – da pubblicare con urgenza – 5 dicembre 2014
L’AOCTS sul caso Cremisan: «È tempo di agire subito, prima che sia troppo tardi»
GERUSALEMME – L’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa (AOCTS) osserva con ansia gli ultimi sviluppi del caso sulla Valle di Cremisan, il cui verdetto finale è atteso da un momento all’altro. L’ultima udienza, tenutasi il 30 novembre 2014 si era svolta, con la finalità di esercitare pressioni sui residenti affinché scegliessero tra due alternative inaccettabili, sia per la comunità sia per la Congregazione salesiana. L’AOCTS rimane fermo sulla sua posizione: sia fatta giustizia per la Valle di Cremisan; e si fermi la costruzione del muro di separazione, che è contro il diritto internazionale. In realtà, il muro – voluto da Israele – non è per garantire la sicurezza dei suoi confini prima del giugno 1967. Ma in realtà esiste per proteggere gli insediamenti costruiti illegalmente su terreni confiscati in precedenza negli anni Settanta, e per offrire l’opportunità di espansione agli insediamenti di Gilo e Har Gilo. Allo stesso tempo, il muro aliena i diritti fondamentali e la libertà della comunità cristiana di Beit Jala. L’AOCTS sottolinea che la confisca delle terre e l’espansione degli insediamenti non contribuiscono alla pace nella regione. Si allarma inoltre per la continua emigrazione della comunità di Cremisan, costituita principalmente da cristiani, a seguito della costruzione del muro di separazione. L’AOCTS auspica che l’Alta Corte israeliana cambi il percorso del muro e si muova lungo la “linea verde”. I vescovi sono favorevoli a costruire ponti, non muri.
Infine, l’AOCTS invita la comunità internazionale ad agire immediatamente per proteggere l’integrità della valle di Cremisan, dalla parte palestinese, e prega che tutti coloro che detengono il potere e l’autorità si sveglino e accolgano i valori della giustizia e della pace, basati sul rispetto reciproco e la legittimità internazionale.
http://it.lpj.org/wp-content/uploads/2014/12/Communiqué-Cremisan-IT.pdf

2) Cremisan: continua il processo sulla costruzione del muro
Nuovo capitolo nella pluriennale causa legale contro la costruzione del muro di separazione nella vallata di Cremisan, che andrebbe a separare 50 famiglie palestinesi e due comunità salesiane dalle loro terre. I vescovi sono preoccupati per il grave danno che il muro di separazione potrebbe causare per la comunità, essenzialmente cristiana, della città di Beit Jala e si appella alla Comunità internazionale.
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