Circoncisi convergenti

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 93/13 del 13 novembre 2013, San Diego

L’alleanza militare Israele-Arabia potrebbe ridisegnare il futuro del Medio Oriente

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Il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha acquistato dagli Stati Uniti una fornitura di missili cruise ad alta tecnologia e bombe aeree per complessivi 6,8 miliardi di dollari. Si prevede che il contratto sarà firmato entro un mese dopo che la richiesta verrà approvata dal Congresso. Secondo il parere della Defense Security Cooperation Agency del Pentagono (DSCA), la spedizione di armi non cambierà l’equilibrio militare nella regione e non creerà una minaccia per gli Stati vicini.

Ma sarà vero? Da quando Israele ed Arabia Saudita stanno discutendo sulla possibilità di un’alleanza militare contro l’Iran, questo accordo sembra rafforzare sul piano militare questa alleanza arabo-israeliano, e la probabilità di una sua creazione è sempre più realistica.

Tel Aviv e Riyad hanno percepito sia il rifiuto degli Stati Uniti di compiere un attacco militare contro la Siria che i primi passi del presidente Obama verso la normalizzazione delle relazioni con Teheran come l’inizio di una nuova tappa nella trasformazione della struttura geopolitica del Medio Oriente da parte della Casa Bianca. La famiglia reale saudita, scontenta del corso di Obama, ha risposto a Washington asimmetricamente, sfidando le Nazioni Unite.

Il Regno d’Arabia Saudita è diventato il primo Stato a rifiutare un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, lamentando le attività del Consiglio. Riyad è dispiaciuta che Bashar al-Asad rimanga ancora al potere, e che non ci sia stato alcun successo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese, inoltre, a parere dei diplomatici sauditi, l’Onu non avrebbe fatto abbastanza sforzi per rendere il Medio Oriente una zona libera da armi di distruzione di massa (in riferimento al programma nucleare iraniano).
Il Ministero degli Affari Esteri russo ha definito l’iniziativa dell’Arabia come «strana». E’ abbastanza ovvio che i rimproveri contro il Consiglio di sicurezza nel contesto della crisi siriana hanno un orientamento anti-russo. In precedenza la Russia e la Cina hanno bloccato per tre volte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza per l’inasprimento delle sanzioni contro la Siria.

I membri arabi delle Nazioni Unite non nascondono la loro perplessità sul rifiuto dell’Arabia Saudita di questo onore, e sollecitano Riyad a riconsiderarlo, almeno al fine di fornire al mondo arabo un rappresentanza nel Consiglio di sicurezza. I leader sauditi, tuttavia, sostengono che «le modalità, i meccanismi d’azione e gli standard doppi esistenti nel Consiglio di sicurezza impediscono di svolgere le proprie funzioni e assumersi le sue responsabilità nel preservare la pace e la sicurezza internazionale, come richiesto».

Questa è la reazione della monarchia all’inazione dell’Onu dopo gli appelli dell’Arabia Saudita per un intervento militare nel conflitto siriano e per una risoluzione del problema nucleare iraniano tramite la forza militare. Riyad ha più di una volta dichiarato le sue pretese di dominio nella regione del Medio Oriente.

Il governo saudita, nei giorni del braccio di ferro siriano, è giunto al punto di proporre a Barack Obama che gli Stati Uniti compissero l’operazione militare contro la Siria dietro loro finanziamento, come se stessero parlando di un lavoro da far compiere a un sicario. Il rifiuto della Casa Bianca di prendere misure militari punitive contro il governo siriano è stata profondamente deludente per gli sceicchi arabi. Washington è stata criticata per la sua incapacità di far seguito alle proprie minacce.

L’insoddisfazione per la politica di Obama è stata resa ancora più chiara nelle valutazioni saudite circa i primi segnali di un disgelo nelle relazioni irano-americane. Riyad è giunta alla conclusione che gli Stati Uniti e l’Iran stanno segretamente progettando un’alleanza strategica volta ad indebolire l’influenza saudita. Non c’è nulla di inaspettato nel fatto che un riavvicinamento con l’Iran potrebbe servire agli interessi regionali dell’America.

Gli stessi americani credono che un modo per controllare il Medio Oriente, in modo tale che nessun Paese possa diventare il leader militare assoluto e rivendicare il ruolo di superpotenza regionale, sia avvantaggiando sé stessi; il classico modo per raggiungere a questo obiettivo è quello di sostenere un bilanciamento dei poteri mantenendo costante la tensione nei rapporti tra Stati rivali, e in questo caso tra l’Arabia Saudita e l’Iran.

Molti anni di rapporti orientati unilateralmente verso l’Arabia Saudita ha provocato nel mondo islamico la perdita da parte degli Stati Uniti della loro influenza tra gli sciiti, mentre l’islam sunnita sotto l’influenza saudita, ha preso un corso anti-americano. Non solo Riyad finanzia le milizie straniere presenti in Siria, ma l’intelligence saudita sostiene gruppi terroristici sunniti dall’Algeria al Pakistan, tra cui il movimento talebano che sta combattendo contro gli americani in Afghanistan.
Una ulteriore amicizia incondizionata con Riyad è diventata pericolosa per gli Stati Uniti, e la congettura che la politica estera di Washington presto cesserà di servire gli interessi dell’Arabia Saudita sta diventando sempre più giustificata.

Naturalmente, un riavvicinamento tra Washington e Teheran non dà alcuna garanzia che la posizione degli Stati Uniti nel mondo dell’islam sciita sarà sostanzialmente più forte, ma esiste la possibilità che il sentimento anti-americano in un certo numero di Paesi nel ‘Grande Medio Oriente’ (come l’Iraq, il Libano, la Siria, il Bahrein e in Afghanistan) sarà ridotto.

Inoltre, il “riavvio” dei rapporti con l’Iran dovrebbe permettere agli Stati Uniti di evitare il rischio di essere trascinati in una guerra per proteggere l’Arabia Saudita attraverso gli obblighi d’alleanza. Tuttavia Washington lascia ancora spazio alla possibilità di una “chiusura” del dossier nucleare iraniano con la forza attraverso possibili attacchi contro i siti e le infrastrutture nucleari iraniane.
Israele insiste categoricamente su questo scenario. L’Arabia Saudita non nasconde il suo interesse per la distruzione militare dei siti nucleari dell’Iran. Tel Aviv ha dichiarato di essere pronta per condurre un’operazione autonoma contro la Repubblica Islamica. Dirigere un attacco contro l’Iran, attraverso il territorio del Regno Saudita, è una delle principali opzioni prese in considerazione dai militari israeliani.

Oltre all’inimicizia verso l’Iran, Israele ed Arabia Saudita condividono il comune obiettivo di rovesciare il regime in Siria, Tel Aviv e Riyad sono uniti nel sostenere il governo militare in Egitto, e hanno anche trovato un terreno comune per quanto riguarda l’inaccettabilità di un aumento del ruolo geopolitico della loro comune rivale, la Turchia.

Le informazioni sui negoziati segreti tra Israele e l’Arabia Saudita hanno smesso di essere sensazionali diversi anni fa. Nonostante i piani degli Stati Uniti, il mondo potrebbe diventare testimone della comparsa di un apparentemente improbabile alleanza arabo-israeliana che rivendichi il ruolo di “superpotenza collettiva” nella regione.
Quest’autunno ha portato il caos nei ranghi degli alleati dell’America. I piani per l’azione militare degli Stati Uniti in Siria non sono stati sostenuti dal suo più fedele alleato, la Gran Bretagna, la maggior parte dei Paesi della Nato hanno rifiutato di prendere parte a questa impresa, i leader di molti altri Paesi alleati hanno ridotto la solidarietà con il presidente Obama, e ormai quelli di lunga data in Medio Oriente stanno agendo in modo indipendente sul tema della guerra contro l’Iran.

Gli esempi di azioni indipendenti israeliane stanno diventando numerose. Oltre un quarto di secolo fa, nel 1981, Israele ha distrutto il reattore nucleare iracheno di Osirak non molto tempo prima della sua messa in servizio. L’amministrazione Reagan ufficialmente condannò l’attacco sul momento, ma gli israeliani la considerano una delle loro operazioni militari di maggior successo.

Nel 2007 Israele ha compiuto attacchi aerei contro il presunto reattore di al-Kibar che i siriani stavano costruendo in una zona desertica nella parte orientale del Paese; l’Aiea presumibilmente non sapeva di tale volontà di distruggere i siti nucleari nei Paesi vicini nelle fasi iniziali. A quel tempo l’amministrazione Bush era divisa nella sua valutazione di questo tipo di attacco, ma molti politici d’alto rango degli Stati Uniti ritengono che il raid fosse prematuro.

Nel Maggio di quest’anno, Israele ha fatto un attacco contro l’aeroporto di Damasco, così come contro diverse basi missilistiche in Siria. Il vero obiettivo dei raid aerei israeliani contro i siti militari siriani è stato quello di verificare la possibilità di volare su questo Paese arabo per compiere un attacco contro i siti nucleari iraniani.

Tel Aviv sta conducendo tali prove dall’inizio della guerra senza preoccuparsi della reazione della comunità mondiale. L’Onu non ha reagito adeguatamente alla singola recente azione militare israeliana compiuta in Siria.

L’Arabia Saudita, a differenza di Israele, sta ora facendo il suo debutto pubblico come sovvertitore per la prima volta dell’autorità delle Nazioni Unite, ma la famiglia reale si è preparata ad intraprendere questo cammino pericoloso da molti anni, legando strettamente le sue attività di politica estera al suo sostegno alle organizzazioni terroristiche internazionali. Nessuno parla più dei principi morali della diplomazia saudita, quindi l’Arabia Saudita sta accettando di fornire agli israeliani un corridoio militare e potrebbe considerare una sua partecipazione agli attacchi contro l’Iran.

E’ previsto anche un uso temporaneo degli aeromobili in basi aeree saudite. Gli aerei da trasporto delle forze aeree israeliane sono già stati avvistati in Arabia Saudita senza munizioni, che nel caso di una guerra con l’Iran sarà conveniente avere proprio lì vicino. A tal scopo per Israele è meglio che sia l’esercito saudita a pagare per i missili cruise e le bombe aeree, facendosele spedire dagli stessi Stati Uniti.

Questo è il motivo principale dell’ordine da quasi 7 miliardi di dollari realizzato dal Dipartimento della Difesa del Regno Saudita. Il 90% degli elementi delle forniture sono munizioni per aerei da combattimento di costruzione americana, i quali sono uno standard sia nelle forze aeree di Israele che in quelle dell’Arabia Saudita.

Con l’approvazione di questo contratto, il Congresso degli Stati Uniti darà il via libera ai pericolosi piani di Tel Aviv e Riyad, e le truppe americane nel Golfo Persico si ritroveranno coinvolte da due suoi alleati fuori controllo.

L’indipendenza