Il Cenacolo, tra francescani, turchi e rabbini

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzacenacolo
Comunicato n. 61/20 del 17 giugno 2020, San Manuele
 
Il Cenacolo, tra francescani, turchi e rabbini
Il Cenacolo sul Monte Sion a Gerusalemme di fatto non appartiene più alla Chiesa da secoli: un articolo del 1923 della Custodia di Terra Santa (documento n. 1) ricorda la “fake news” della presenza della tomba di Davide diffusa dagli ebrei per istigare i musulmani a cacciare i frati francescani. Dopo la caduta dell’Impero ottomano il Regno d’Italia rivendicò la proprietà del Cenacolo per riconsegnarlo ai Francescani (documento n. 2): le trattative sembravano andare a buon fine quando il nascente Sionismo, tramite il Mandato britannico, ostacolò il progetto. A partire dal 1948 lo stato israeliano ha continuato l’occupazione illegittima del complesso del Cenacolo e vi ha istituito anche una scuola rabbinica. La sala superiore del Cenacolo è visitabile come un museo, ma il culto cattolico è vietato.
“L’aspetto paradossale della vicenda è che proprio le ricerche degli archeologi ebrei hanno mostrato come sia molto improbabile che quella sia sul serio la tomba del grande condottiero di Israele. Nella Bibbia, infatti, nel Primo libro dei Re, si racconta che fu sepolto “nella città di Davide”. Un luogo che oggi si tende a identificare nell’area dell’Ofel, cioè da tutt’altra parte nella Città Vecchia di Gerusalemme. La tradizione, però, è più forte dell’archeologia e quindi quella è venerata comunque come la Tomba di Davide” (La Stampa  del 12.02.2012). Infatti nella Guida di Terra Santa di padre Donato Baldi (edizione del 1963) si  legge: ”Monte Sion – Così si chiama fin dal IV sec., per una erronea trasposizione topografica, la collina occidentale di Gerusalemme … Da allora si perpetua questa toponomastica che confonde il Sion cristiano con il Sion biblico. (…) Quantunque gli israeliani sappiano bene che questo sepolcro riposa su una leggenda, giacché il sepolcro del santo re David doveva trovarsi nella collina meridionale dell’Orel, pure hanno adornato con segni religiosi la sala e ne hanno fatto meta di pellegrinaggi e centro di culto nazionale (pagg. 312  e 317).
 
Documento n. 1 – Il Santo Cenacolo (Almanacco di Terra Santa per l’Anno di Grazia 1923, Gerusalemme. Tipografia Dei PP. Francescani, pagg. 18-20)
 
Descrizione. Importanza capitale. Il Cenacolo è situato dalla parte di mezzogiorno di Gerusalemme, al Sion, a sud fuori della porta di David ; l’edificio conserva la sua primitiva configurazione di due piani, l’inferiore ed il superiore: Al primo, che ricorda la lavanda dei piedi è severamente vietato ai Cristiani l’ingresso, racchiudendo per i maomettani l’immaginario sepolcro di David. Nel secondo piano vi è la sala superiore sovrapposta all’inferiore ; misura 14 metri di lunghezza e 9 di larghezza, divisa in due navate da due colonne che sostengono degli archi ogivali, illuminate da tre finestre parimenti gotiche. Questa sala è sacra al ricordo della SS. Eucaristia. 
In fondo della sala all’Est, mediante una scala di 8 gradini, si sale ad un’altra sala più piccola, ingombrata da un grande cenotafio posto dai mussulmani come ricordativo del Re salmista. Qui si venera la memoria della Pentecoste. 
Dal momento che Gesù santificò quella casa, il Cenacolo assurse alla dignità di Santuario celeberrimo, perché addivenne la culla e la prima Chiesa del Cristianesimo, giustamente chiamata fin dalla più tarda antichità Madre di tutte le Chiese. 
Ivi con l’istituzione eucaristica venne parimenti istituito il sacerdozio cattolico con il potere di rinnovare l’ineffabile mistero, di rimettere e ritenere le colpe ; nel S. Cenacolo si compì la discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste ; vi fu convocato il primo Concilio ecumenico per l’elezione di Mattia all’apostolato sotto la presidenza di Pietro, che vi esercitò per la prima volta l’altissima Autorità di cui l’aveva investito Gesù, costituendolo suo Vicario in terra. Ivi si venerò per lungo tempo la colonna della Flagellazione e vi rimasero deposte le ceneri del protomartire S. Stefano. 
Nei saccheggi e distruzioni alle quali fu soggetta Gerusalemme, il S. Cenacolo provvidenzialmente fu sempre risparmiato, e su la fine del IV secolo venne rinchiuso in una grande Basilica, che per l’invasione di Cosroa e poi per le occupazioni di Melek-el-Muazzen e di Saladino venne distrutta, rimanendo però sempre intatto il S. Cenacolo. 
Giunti i Francescani e stabilitisi in Gerusalemme, verso il 1230 ottennero dal Sultano fra il 1332-33 S. Cenacolo, edificandovi attorno un Convento, chiamati perciò i Frati del Monte Sion ed il Custode di Terra Santa prese allora il titolo che ancora conserva di Guardiano del Monte Sion. Quantunque però i Francescani avessero ottenuto dal Sultano il S. Cenacolo, temendosi potesse essere loro ritolto da qualche successore, s’iniziarono le trattative di compra legale fra il Sultano d’Egitto ed i Reali di Napoli Roberto detto il Savio e la consorte Sancia, che pagarono l’atto di acquisto con 32.000 ducati d’oro. 
I Reali di Napoli affezionatissimi ai Francescani, li confermarono nel possesso del S. Cenacolo facendogliene cessione, sancita nel 1342 da Clemente VI, che a dimostrazione di benevolenza diede ai Reali di Napoli il perpetuo gius di patronato sul celeberrimo Santuario. 
I Francescani quindi vantano sul S. Cenacolo uno speciale diritto di acquisto proveniente da vera e legale cessione e vi rimasero fino al 1552 in cui con violenza vennero completamente discacciati per decreto del Sultano. 
Pretesto dell’espulsione fu la voce destramente sparsa nel 1160-67 dal rabbino Beniamino da Tudela, che in odio al Cristianesimo fece credere ai mussulmani che nel S. Cenacolo vi era la tomba di David. In su le prime nessuno prestò fede all’assurda e perfida leggenda, ma fatta circolare di nuovo dagli ebrei sul principio del secolo XVI, eccitò il fanatismo mussulmano da farlo giungere all’usurpazione. 
L’atto inaudito commosse tutte le corti cattoliche di Europa, ma nulla mai ottennero dalla Sublime Porta, che solo in sul finire del 1919 riconobbe il dovere della restituzione ai successori dei Reali di Napoli. Sembrava che la restituzione dovesse subito effettuarsi per ragioni storiche e legali, che nessuna Potenza può misconoscere, invece si affacciarono ben presto motivi futili ed inesistenti per non realizzare il diritto sacrosanto. 
Il nuovo sistema conturbò tutti i cattolici del mondo, che nei più autorevoli periodici fecero udire le voci del diritto, ma fino ad ora s’infransero nel vuoto. 
Vorremmo pertanto che i cattolici nei propri paesi con manifestazioni private e collettive, nella stampa e nei parlamenti facessero insistenze ai rispettivi Governi, affinché il diritto del Cattolicismo sul S. Cenacolo sia riconosciuto, provocando dalla Potenza che ha mandato sulla Palestina l’immediata ed integrale restituzione, lasciando da parte futili motivi che furono abbondantemente discussi, dimostrandoli assurdi ed inesistenti. 
 
Documento n. 2 – L’incontro di padre Ferdinando Diotallevi, Custode di Terra Santa, con il re Vittorio Emanuele II, per l’intervento a favore della restituzione del Cenacolo ai Francescani (Ferdinando Diotallevi, Diario di Terrasanta, Edizioni Biblioteca Francescana, 2002, pag. 158).
 
12 Febbraio 1920 (…) Tre minuti prima delle dieci e mezza vengo introdotto da S.M. il re Vittorio Emanuele III che mi aspettava alla porta e mi strinse cordialmente la mano incitandomi a sedere su di una poltrona mentre egli si sedette in un canapè. Mi fece coprire il capo col berretto che avevo in mano. Mi domandò di dove ero ecc. e mille cose d’Oriente. Attaccai subito il discorso su ciò che più m’interessava cioè il Cenacolo e gli dissi che la Custodia di Terra Santa era certa di riaverlo da lui. Mi rispose che egli e tutti facevano ogni sforzo per riaverlo. Ricordava benissimo i Luoghi Santi, mi chiese se i carabinieri italiani che stavano a Casa va ci dessero dei fastidi e gli risposi che anzi ci facevano dei favori. Mi parlò bene della Custodia, di S. Bernardino e volle sapere quanti eravamo, la nostra vita ecc. Avendomi chiesta l’età e rispostogli ch’ero nato nel 1869, come lui, gli mostrai la barba che incomincia ad imbianchire, egli mi mostrò i suoi baffi nelle stesse condizioni. Basso di statura, mobilissimo nei movimenti, di grande istruzione, mi fece la più bella impressione e stringermi ripetutamente le mani mi soggiunse che mi avrebbe ricordato sempre con simpatia e di nuovo nel congedarmi alla porta strinse la mano. L’udienza durò ventisette minuti. 
Sceso dallo scalone, trovai pronta l’automobile che mi doveva condurre al Vaticano ove arrivai alle undici e sette minuti. Col p. Nuti salii in fretta le scale ed appena toltomi il mantello fui introdotto dal S. Padre che mi accolse in piedi e non volle gli baciassi il piede ma diede subito a baciare la mano dicendomi che il p. Diotallevi era perduto ed ora erasi ritrovato. Gli dissi che avevo tardato a venire ché volevo portargli la notizia consolante del Cenacolo e gli raccontai come allora allora ritornavo dall’udienza del re. Gli spiegai come sarebbe avvenuta la restituzione del Cenacolo al re d’Italia ed egli ne fu oltremodo contento soggiungendo ridendo: «che un frate francescano sarà l’intermediario della conciliazione».