1)
Canzonetta ai bravi e fedeli Tirolesi
Tirolesi, Tirolesi
Presto all'armi: ecco i Francesi;
Deh lasciate i patrj muri,
E al rimbombo dei tamburi
Su correte a trionfar.
Chi vi chiama, chi vi guida
E' del Ciel la scorta fida,
E' la patria ed il Re nostro
Armin questi il braccio vostro,
E vi sian di sprone al piè.
Quando in Campo scenderete,
Ricordatevi che siete
Tirolesi, ed Italiani,
E menate ben le mani
Senza un'ombra di timor.
Rinnovate nel paese
Un bel vespro Tirolese
Come un dì cantato l'hanno
I nostri Avi fin dall'anno
Mille e settecento trè.
Che si avanzi in questa parte
Il gradasso Buonaparte,
Né Madame, né Prelati,
Né Signori degradati
A incontrarlo egli vedrà.
Gli daranno il ben venuto
Con un triplice saluto
Fulminanti cannonate,
Strepitanti archibugiate
Senza mai colpo fallar.
Fino i colli, fin le rupi
Degli altissimi dirupi
Con di sassi ampia tempesta
Gli preparano una festa
Fatta appunto per saltar.
E in tal festa di sassate,
E di palle ben calcate
Rovesciati, pesti e rotti
Balleranno i Sanculotti
Contradanze, e minué.
Viva allor Cesare viva
Suoni pur l'eco giuliva,
E la Fede vendicata,
E la Patria liberata
Tra i suoi figli esulterà.
Tirolesi valorosi
Agl'inviti bellicosi
Contro i Galli fuori fuori;
Quante creste a tre colori
Noi vedremo in aria andar.
(Cantata sull’aria di “Non ride la moglie
del ladro”,
tratta da: Lorenzo Dalponte, “Uomini e genti
trentine
durante le invasioni napoleoniche 1796-1810,
Ed. Cesio, Trento 1984, pag. 30).
2) Canzonetta nuova dei bersaglieri
ai
Francesi l’anno 1796
Avanti, avanti, o Galli,
O bugher di Francesi,
Che i fidi Tirolesi
Stan pronti a guerreggiar,
Dell’empietado, o mostri
L’Italia è già ripiena
Ma cambiasi or la scena
Fra monti del Tirol.
O stuol di Galli cani
Grida il Tirol, l’impero
Ferma quel passo altero,
Che trapassò il Confin.
Fra queste valli avrai
Degli avi tuoi la sorte,
Qui gli recise morte
Sta qui ‘l sepolcro ancor.
Vostre minacce, o sgherri;
Inviti son per noi.
Nulla temiam di voi.
Siam fidi bersalier.
Siamo Fiemazzi forti,
Son l’armi nostre buone,
Venite alla tenzone,
Che incontro ci facciam.
Servima’ al patrio lido
Al nostro imperatore
Fede, costanza, amore
Amor, costanza e fé.
Vostra impietà ci spinge
A sostener da eroi
La religion, che a noi
Fitta ci sta nel sen.
Mahoni e Ungheresi
Son forti e son guerrieri,
Coi nostri bersaglieri
Han fatto stretta union.
Già la provaste voi
Se fida fu davvero.
Se fu quel fuoco fiero
Che molti ne colpì.
Ne riplicate sfide
A nostri bersaglieri.
Piegaste si i cimieri
E ne fuggiste ancor.
Fatal ne fu per voi
La valle di Brusacco
Ove in qualunque attacco
Ne contò estinti ‘l suol.
Fino che piume avete
Gite alla patria, o galli,
Per voi non son ‘ste valli
Fide et costanti al re.
Se baldanzosi ancora
Sarete e così alteri,
Ci troverete fieri
Intrepidi leon.
Avanti, o masnadieri,
Dunque s’avete cuore,
Ma il gal già canta l’ore
Di vostra destruzion.
La religion, la patria
Viva et per sempre il regge,
Viva, qui la protegge
Wukassovich ancor.
(Tratta da: Lorenzo Dalponte, “Uomini e
genti trentine durante le invasioni
napoleoniche 1796-1810, Ed. Cesio,
Trento 1984, pagg. 31-32). |
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