2016 Comunicati  25 / 11 / 2016

Il calendario 2017 della rivista Sodalitium

unknownCentro studi Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 84/16 del 25 novembre 2016, Santa Caterina d’Alessandria

Il calendario 2017 della rivista Sodalitium

Il nostro calendario per l’anno 2017 è dedicato (come i convegni di Modena e di Parigi del 2016) alle ‘Guerre di religione’ che opposero, per più di ottant’anni, cattolici e protestanti; esse terminarono in Francia con l’editto di Nantes (1598) e altrove con la pace di Westfalia (1648) che sancirono nell’Europa fino allora cristiana il riconoscimento legale del Luteranesimo e del Calvinismo, a fianco del Cattolicesimo. Ci vuole coraggio, ai nostri tempi, a celebrare una guerra, e a ricordarne gli eroi! La guerra infatti, e anche noi lo crediamo, è un flagello che porta con sé dolore, lutto, morte, tante ingiustizie e tanti peccati. Ma la guerra è anche, come una dolorosa operazione chirurgica che si rende necessaria per l’avanzare della malattia. La guerra è anche il dovere di chi ha l’autorità per difendere il bene comune, la giustizia, l’ordine, la pace stessa nei confronti di chi ingiustamente l’assale e la minaccia. Se poi il bene minacciato è anche la Fede, allora tale guerra, per chi la Fede difende, è la più nobile e legittima che ci sia, anche se oggi è rivestita con il nome, ai più divenuto odioso, di ‘guerra di religione’.
Queste guerre (principalmente le otto guerre di religione in Francia, che divennero guerre civili, la guerra degli Ottant’anni nei Paesi Bassi e quella dei Trent’anni nell’Impero germanico) furono conseguenza e causa della tolleranza religiosa. Sì, abbiamo scritto ‘tolleranza’ e non ‘intolleranza’. Quando il 31 ottobre 1517 (500 anni fa) il frate agostiniano Martin Lutero affisse alle porte della cattedrale di Wittemberg un manifesto contenente novantacinque tesi teologiche che diedero il via alla pseudo-riforma protestante, tutto avrebbe potuto spegnersi in poco tempo.
Altre eresie erano nate nel passato, ed erano state vinte; nessuna aveva intaccato la Chiesa in Occidente, né vi aveva diviso la Cristianità. Il Protestantesimo invece, erede di tante antiche eresie, riuscì nell’intento di strappare tanti regni alla vera Fede, di sopprimervi il Sacrificio della Messa, ed infine di rovinare definitivamente la Cristianità, ponendo le basi della progressiva scristianizzazione, giunta oggi al suo parossismo, non solo a livello delle singole anime, ma anche nelle pubbliche istituzioni e nella società. Il monaco spretato e apostata non poté causare tanto danno se non perché – tra l’altro – i tempi erano maturi (umanesimo neopagano, ermetismo cabalistico, scetticismo erasmiano, machiavellismo politico, nominalismo filosofico…), ma anche perché i principi cristiani, per i motivi suddetti e perché mancarono ai loro doveri, degradarono di compromesso in compromesso la propria autorità, permettendo all’eresia di diffondersi e farsi sempre più orgogliosa. Solo quando il male divenne troppo grande, allora incontrò una ferma opposizione, e non da parte di tutti.
Reagì la Chiesa Cattolica. Agli eretici che sprofondando nell’immoralità, dileggiavano la castità, la verginità, il sacramento del matrimonio, la vita religiosa, le opere buone, la Chiesa rispose con tanti santi, e col rifiorire della vita sacerdotale, religiosa e cristiana. Ai traditori che cercavano nei paesi cattolici di diffondere nascostamente il veleno dell’eresia e dell’apostasia, rispose la vigilanza dei Tribunali della Fede. Ai principi eretici che – a mano armata – seminavano nei popoli la ribellione, distruggevano le chiese, le immagini, le reliquie, mettevano a morte i ministri di Dio, turbavano la pace e la fede, i cattolici, sotto la guida di pontefici come san Pio V, risposero con la forza, esponendo i propri beni, la propria persona, il proprio onore e la propria vita per la difesa della Fede. Se non ottennero di sradicare l’eresia, ma solo di arginarla, non fu per loro difetto, ma per il tradimento di principi mondani e di politici secolarizzati, che aprirono le porte al compromesso.
Ma di chi ha combattuto a viso aperto non ci vergogniamo, anzi ne andiamo fieri, e a 500 anni dall’inizio della rivolta luterana vogliamo, come detto, rendere loro onore con questo calendario dell’anno 2017. Temiamo infatti che quasi ogni giorno dell’anno che viene sarà profanato da nuove iniziative ecumeniche, come già è avvenuto sul finire del 2016, che ha visto la statua di Lutero troneggiare in Vaticano a fianco di J. M. Bergoglio, e lo stesso rendere omaggio a Lutero e alla sua eresia.
Come antidoto quotidiano, allora, ricordiamo gli eroi che forse non furono tutti santi, ma furono coraggiosi, poiché molti di essi diedero la loro vita in difesa della Fede.Tra i tanti (abbiamo dovuto fare una cernita, e tralasciarne molti) i lettori troveranno degli ecclesiastici, che vorremmo vedere tra noi ai nostri giorni; dei principi cattolici, che ci mancano terribilmente; dei condottieri e uomini d’arme. Assieme a questi uomini valorosi si schierò il popolo cattolico, come quello di Parigi che per sei mesi soffrì la guerra, l’assedio e la fame, pur di non aprire le porte a un re fellone, fautore d’eresia, e perciò decaduto dal regno, e al capo dei calvinisti ugonotti divenuto da nemico alleato del re. Per più di ottant’anni, dal 1562 – quando si fissa, forse per convenzione – l’inizio delle guerre di religione in Francia, fino al 1648, quando il trattato di Westfalia pose fine alla guerra degli Ottant’anni nei Paesi Bassi e a quella dei Trent’anni nell’Impero, sarebbe stato ancora possibile battere definitivamente il Protestantesimo. E soprattutto mantenere il principio che una sola è la Verità, una sola è la Fede, e che la Cristianità, i Regni e i Troni non possono riconoscere, a fianco della Verità, la menzogna; a fianco della vera Fede, l’eresia; a fianco della Chiesa, la sétta; a fianco del Sacrificio della Messa un culto senza altare, senza sacerdozio e senza sacrificio. L’editto di Nantes, concesso dal calvinista convertito Enrico IV (1598), e il trattato di Westfalia (1648), sottoscritto dalle grandi potenze senza tener conto alcuno delle proteste della Santa Sede e del Papa, Innocenzo X (Bolla Zelus Domus Domini), sancirono definitivamente non tanto la fine delle guerre di religione, quanto la definitiva spaccatura della Cristianità. E quindi, in nuce, sancirono la sua laicizzazione e secolarizzazione, nonchè, almeno a livello di diritto internazionale, il principio della libertà religiosa, di coscienza e di culto, e l’accesso alle cariche pubbliche dei nemici della Fede.
La Fede, e Dio, divennero così ininfluenti nella vita pubblica, o piuttosto tali furono considerati dalle istituzioni. Invano Clemente VIII disse dell’editto di Nantes che era “l’editto più maledetto che si potesse immaginare, col quale editto si era permessa la libertà di coscienza per tutti, che era la peggior cosa al mondo”; i sovrani vollero imboccare quella strada che avrebbe portato alle Rivoluzioni (inglesi, americana, francese…) che hanno imposto un ‘nuovo diritto’ anticristiano. Gli illuministi, ripresi oggigiorno dai ‘cattolici’ modernisti, hanno sostenuto che sono le guerre fatte in nome di Dio e della Religione che hanno allontanato da Dio e dalla Religione, e portato all’agnosticismo e persino all’ateismo dei nostri giorni. Pensiamo, al contrario, che è stata la tolleranza mondana e calcolatrice delle autorità (dal 1517 al 1562) che ha permesso al Protestantesimo di sfogare la sua furia diabolica e di versare tanto sangue innocente, e similmente sono gli editti di tolleranza e la mentalità mondana e indifferente del partito dei ‘Politiques’, che ha trionfato, di fatto, con l’editto del 1598 e coi trattati del 1648, a portare i cristiani all’indifferenza religiosa, fino al punto che l’indifferentismo religioso (tutte le religioni vengono da Dio – Dio non fa distinzioni tra religioni e confessioni religiose – abbiamo tutti lo stesso Dio – sempre che Dio esista!) è continuamente predicato oggi dagli stessi occupanti – de facto et materialiter – della Sede di Pietro.
Come in un matrimonio misto, in cui i coniugi sono di diversa religione, i figli sono spesso senza religione, così la Cristianità ammettendo nel 1648 la coesistenza legale di tre confessioni religiose (Cattolicesimo, Luteranesimo, Calvinismo) ha finito col perdere totalmente la Fede, rinnegando ufficialmente e poi anche perseguitando il cristianesimo. Purtroppo nessun San Pio V e nessun Filippo II si ergono più a difendere la Chiesa, lo Stato e la Cristianità dai nemici interni ed esterni, dai falsi cristiani o dagli infedeli. Non è un caso se G.B. Montini, nel 1965, restituì simbolicamente ai Turchi le bandiere loro strappate a Lepanto. Nel periodo delle guerre di religione, il partito cattolico in Francia (La Lega, o Santa Unione) elaborò un pensiero politico che ancor oggi merita di essere studiato e ripreso; al contrario, anche il partito protestante elaborò il proprio pensiero, al quale non furono estranei gli elementi occultisti (si pensa al movimento dei Rosacroce all’inizio della guerra dei Trent’anni, a sostegno di Federico V del Palatinato) come quelli razionalisti, ereditati entrambi dell’umanesimo rinascimentale e traghettati nell’Illuminismo massonico della fine del ‘600 e di tutto il XVIII secolo. La rivolta di Lutero, lo denunciava il teologo della Lega cattolica Jean Boucher, sfociava immancabilmente nell’ateismo e nell’occultismo (solo apparentemente in opposizione); il 1517 si compirà simbolicamente nel 1717, data della formulazione moderna della Massoneria (erede legittima di quella precedente e del movimento rosacrociano). Noi, militanti di Cristo Re, rendiamo omaggio ai nostri predecessori, e ci impegniamo, anche quest’anno, a combattere per la regalità di Cristo, nelle nostre anime, nelle famiglie, nella Chiesa, e nella Società.

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