Botte non ecumeniche

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 53/19 del 25 giugno 2019, San Guglielmo

Botte non ecumeniche

I seminaristi (alcuni giovanissimi) della “chiesa” armena dissidente di Gerusalemme sono conosciuti per la loro irruenza (sono famosi gli scontri con i greci scismatici). Del resto, tra le principali comunità cristiane della città, Latini, greci scismatici e appunto armeni, probabilmente quest’ultimi sono quelli ad avere il rapporto più complicato con i Giudei, anche per il mancato riconoscimento del genocidio armeno da parte dello stato israeliano.
Pubblichiamo un comunicato del “patriarca” armeno (nell’articolo si legga sempre con le virgolette il titolo di patriarca) relativo all’ennesima provocazione e all’ennesimo piagnisteo da parte degli ebrei ortodossi, che a volte nella Città Vecchia rivolgono indisturbati insulti e sputi nei confronti dei cristiani. Sarebbe auspicabile che la veemenza utilizzata dagli Armeni per difendersi dai Giudei fosse impiegata anche per riconoscere i propri errori dottrinali e aderire all’unica Chiesa di Cristo, di cui loro non fanno parte.

Oltraggi ai cristiani a Gerusalemme, il Patriarcato armeno puntualizza
A tutela del proprio buon nome, il Patriarcato armeno di Gerusalemme contesta un articolo di giornale che accusa i suoi seminaristi del pestaggio di due giovani ebrei.

«Gli estremisti religiosi ebrei non perdono mai un’occasione per divulgare pubblicamente informazioni false e fuorvianti allo scopo di dimostrare che sono obiettivo di attacchi ingiustificati. In molti casi vogliono far credere al pubblico che i non ebrei li odiano», scrive il Patriarcato armeno di Gerusalemme in un comunicato diffuso il 20 giugno scorso.
Il Patriarcato fa riferimento a un articolo pubblicato il 18 giugno scorso dalla testata statunitense The Jewish Press, che cita l’avvocato Chaim Bleicher di Honenu, un’organizzazione di tutela legale nota in Israele per rappresentare spesso individui della destra radicale.
L’avvocato ha dichiarato a The Jewish Press che «l’8 giugno scorso, vigilia (della festa) di Shavuot (la commemorazione del dono della Torah sul Monte Sinai – ndr), 60 studenti della Chiesa armena hanno cercato di linciare due giovani ebrei a Gerusalemme». Secondo l’avvocato, che rappresenta i due, i suoi assistiti sarebbero stati picchiati dai seminaristi armeni mentre camminavano nella via che costeggia il Patriarcato armeno nei pressi della porta di Jaffa, nella città vecchia, e hanno dovuto ricorrere a cure mediche urgenti. L’alterco sarebbe finito quando i sacerdoti che accompagnavano gli studenti hanno chiesto ai ragazzi di smettere. Per chiarire i fatti è stata aperta un’indagine.

Una calunnia che va respinta
Giudicando la versione dei fatti offerta dal giornale come una «maligna calunnia», il Patriarcato armeno si difende attraverso il proprio sito Internet istituzionale, rompendo il riserbo al quale è solito attenersi «per amore dell’armonia tra i due gruppi religiosi».
La versione degli armeni è che sono stati tre giovani ebrei ad aver «disturbato e irritato» una ventina di seminaristi che stavano recandosi al Santo Sepolcro per la processione settimanale, «bersagliandoli con sputi in segno di insulto e di odio». Il Patriarcato aggiunge che quegli ebrei gridavano: «I cristiani devono morire» e «Vi cacceremo da questo paese». La tensione è cresciuta quando i giovani ebrei hanno sciolto il loro cane togliendogli la museruola. Mentre difendeva i suoi studenti, il superiore del seminario è caduto e gli studenti sono accorsi a proteggerlo. «Il risultato di questo parapiglia è che vi sono stati feriti da entrambe le parti e sono state necessarie cure mediche. Questo è quanto è successo. Ad aggredire sono stati i tre ebrei. “Per il Patriarcato, il caso è chiaro: l’articolo di The Jewish Press è «una pura menzogna» che «mina la nostra reputazione» e veicola «odio».
La puntualizzazione non si ferma lì. Il Patriarcato, per il quale «gli armeni sono rispettosi della legge e della pace e amano coloro che vivono a Gerusalemme», s’interroga amaramente su simili azioni anticristiane: «Pensavamo che Israele fosse un paese democratico»; «Chi oserebbe sputare sugli ebrei in Europa e negli Stati Uniti?»; «In Israele è consentito sputare sui cristiani?»; «Dovremmo allora permetterci di dire che esiste un movimento anticristiano in Israele?».
Il Patriarcato chiede naturalmente al governo israeliano, ai leader religiosi ebrei, alla polizia e a tutte le altre autorità coinvolte «di punire i responsabili e condannare con veemenza questo comportamento contro i cristiani e in particolare contro la comunità armena».
In nome del carattere universale della città tre volte santa (Gerusalemme, cara ad ebrei, cristiani e musulmani – ndr), il Patriarcato ritiene che sia necessario ricordare e insegnare a tutti coloro che leggeranno la sua dichiarazione «come comportarsi e come rispettare gli altri cittadini, almeno su base amichevole». «Lavoriamo insieme!», propone il comunicato tendendo la mano tesa a ogni persona di buona volontà.
Già nel 2009, il Beth Din Tzedek – un alto tribunale rabbinico in Israele – aveva diffuso una dichiarazione intitolata Provocazioni pericolose, che condannava gli atti di oltraggio contro i cristiani. Da allora ad oggi il fenomeno non si è però arrestato.

https://www.terrasanta.net/2019/06/oltraggi-ai-cristiani-a-gerusalemme-il-patriarcato-armeno-puntualizza/